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AFRICA – CHI SCENDE E CHI SALE

Pinguinoeconomico 15 febbraio 2016 Mondo Nessun commento su AFRICA – CHI SCENDE E CHI SALE

L’Africa è ancora terra di conquista per molti investitori esteri ed in particolare la Cina, a caccia disperata di nuovi mercati di sbocco, in scia alla debolezza della domanda interna ed al rallentamento globale della crescita nel pianeta.

Le situazioni economiche sono spesso ancora instabili ed in continua evoluzione. Paesi che attraevano copiosi investimenti nel decennio precedente sono caduti ora in disgrazia, mentre altri, al contrario, sono riusciti a catalizzare l’attenzione degli investitori internazionali, grazie ad illuminate politiche di incentivazione fiscale od alla costruzione di ingenti opere pubbliche ancora insufficienti in gran parte del continente nero.

Non è inoltre facile selezionare i singoli stati nei quali essere presenti, ma oggi vi sono sicuramente alcune città che hanno grandi potenzialità di crescita e di business, quali Nairobi in Kenya, Lagos in Nigeria, Accra in Ghana e Johannesburg in Sud Africa, alcune di queste localizzate anche in nazioni colpite dalla grave crisi delle materie prime.

Una tra le economie attualmente più in auge è senza dubbio il Kenia, il cui indice degli acquisti (PMI) è salito a gennaio ai massimi degli ultimi 13 anni; il Sud Africa è essenzialmente stabile, ma al di sotto della soglia dei 50 punti, mentre la Nigeria evidenzia un evidente rallentamento della crescita, in seguito alla forte svalutazione del cambio preceduta dal collasso del prezzo del petrolio, materia prima della quale è il primo produttore del continente. Insieme, queste tre economie contribuiscono al 55% del Pil dell’intera area sub-sahariana.

AFRICA - 1

La crescita del Kenya è stimata al 6.5% per il 2015 con una proiezione del 6.8% per il corrente anno. Lo scenario è meno roseo per Nigeria e Sud Africa. Con il Pil previsto in crescita del 4% e del 1.4% rispettivamente. Una modesta accelerazione è prevista per la Nigeria al 4,3% nel 2016, mentre la crescita rallenterà ancora in Sud Africa al 1,3%, Paese stritolato dalla caduta dell’attività mineraria, dalla conseguente fuga degli investimenti esteri e dal collasso del rand, la divisa nazionale, che ha raggiunto nuovi minimi storici contro il dollaro oltre quota 16.

AFRICA - 2

Tra le economie più povere del continente si distingue invece l’Etiopia, che è cresciuta del 8,7% nel 2015 e manterrà un ritmo simile anche nel 2016, grazie alla capacità di attrarre crescenti investimenti cinesi nel settore delle costruzioni per realizzare, le principali infrastrutture nel Paese. Tuttavia, il Governo di Addis Abeba ha confermato la necessità di ricevere sussidi alimentari per 245 milioni di dollari, entro fine mese, per fronteggiare la grave carestia, ormai costante in questa regione del corno d’Africa.

AFRICA - 3

A livello mondiale, solo la Papa Nuova Guinea ha registrato una crescita superiore rispetto all’Etiopia con il 12,3% di Pil. Molto del successo etiope è spiegabile con il forte intervento statale nell’economia e, di conseguenza, non sarà replicabile a lungo, a differenza di quello keniota che registra invece un diffuso miglioramento delle condizioni economiche e sociali di una buona fetta della popolazione, che sta passando dalla povertà assoluta a poter disporre di un reddito più elevato che può incominciare a spendere. L’Etiopia esporta, infatti, molto poco ed il controllo dei capitali esercitato sul birr, la valuta domestica, ha evitato il contagio delle svalutazioni mondiali, ma non sarà gestibile all’infinito: quanto è accaduto alla naira nigeriana, la quale negli ultimi due anni ha perso il 100% del proprio valore, è accaduto anche al rand sudafricano.

CONCLUSIONE

L’Africa offre sicuramente interessanti opportunità di investimento, ma è ancora una regione molto instabile con conflitti politici ed etnici sempre troppo numerosi. Tuttavia, il nuovo rallentamento dell’economia globale spinge gli investitori alla ricerca di nuovi mercati più disponibili a muoversi velocemente da un Paese all’altro, qualora le situazioni politico-economiche dovessero modificarsi negativamente.

E’ ancora impensabile, soprattutto oggi con la crisi valutaria ed economica che si associa alla tradizionale instabilità politica che regna ancora in molti Stati, che l’Africa possa diventare un approdo definitivo e sicuro per i capitali stranieri. I progressi registrati sono evidenti, ma la vera svolta arriverà solo con il prossimo ciclo di espansione economica mondiale.

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