Sunday 18th August 2019,
Pinguinoeconomico

AGOSTO – SI RIACCENDE LA VOLATILITA’ SUI MERCATI AZIONARI

Sin dal 1950, il mese di agosto è stato il peggiore per il mercato azionario americano con un ritorno medio dello 0,05%.

Il contesto macro e micro economico, sia mondiale che statunitense, sembra essersi deteriorato nell’ultimo trimestre e tale scenario ha indotto la Federal Reserve ad abbassare i tassi di interesse per la prima volta negli ultimi dieci anni.

Contemporaneamente, il deficit americano si avvia a superare il trilione di dollari per il secondo anno consecutivo, mentre le aziende che generano oltre metà dei loro ricavi all’estero hanno visto i loro utili scendere in media del 13,6% nel secondo trimestre rispetto al primo.

Segnali di debolezza giungono anche dal settore manifatturiero, che ad inizio del terzo trimestre ha registrato il peggior periodo dalla fine della Grande Recessione: l’indice PMI è sceso fino a 50.4 nel mese di luglio.

Al contrario, nel primo semestre, la domanda di oro è stata la più elevata degli ultimi tre anni, salendo a 2.181 tonnellate, sia grazie all’appetito crescente per gli ETF che agli acquisti da parte di molte Banche Centrali.

 

LA CAPITOLAZIONE DELLA FED

In tale scenario, la Banca Centrale americana ha ceduto alle pressioni di Trump per un cambio di politica monetaria, ma la sua decisione è sembrata più tattica che strategica ed il taglio così modesto e troppo anticipato non aiuterà ad evitare il rallentamento economico già in corso, che preoccupa la rielezione del presidente.

La decisione ha provocato un piccolo terremoto a Wall Street, che ha inanellato otto sedute consecutive con scostamenti intraday superiori al punto percentuale, la più lunga striscia dopo le 29 a cavallo tra novembre ed il 10 gennaio. Il VIX è raddoppiato da 12 fino a 24 punti per poi terminare il 9 agosto a metà strada a quota 18, ma confermando il nervosismo del mercato domestico.

La Fed è apparsa soggiogata ai desideri politici della Casa Bianca e questa rinuncia all’indipendenza non agevola le decisioni a favore dell’economia, al pari di quelle a sostegno del mercato azionario.

In aggiunta, l’audizione di Powell successiva al comunicato del FOMC non è stata brillante. Il Chairman è sembrato non avere le idee chiare sia sulle motivazioni del taglio che sulle prossime mosse della Banca Centrale.

Da ultimo, Trump ha inasprito le sanzioni verso la Cina, applicando il 2 di agosto nuovi dazi su 200 miliardi di contro valore di prodotti importati da Pechino con decorrenza dal primo di settembre, decisione che ha provocato una sensibile correzione a Wall Street nella seduta successiva.

 

LE ARMI SPUNTATE DELLA FEDERAL RESERVE

Al taglio della Federal Reserve si sono aggiunti la scorsa settimana quelli delle Banche Centrali tailandesi, indiane e neozelandesi tutti per ben mezzo punto percentuale a conferma che la situazione internazionale si sta deteriorando e che ci sarà anche una corsa al ribasso nel taglio dei tassi di interesse, già dalle prossime settimane.

Anche la Banca Centrale cinese ha fatto la sua mossa, svalutando lo yuan – la divisa locale – oltre la soglia dei sette per dollaro, un livello non più raggiunto dal 2008.

 

AGOSTO HA UNA STORIA EFFERVESCENTE: MEGLIO STARE IN DIFESA

Il bilancio dell’anno borsistico è stato finora per Wall Street molto soddisfacente e forse del tutto inaspettato dopo i cali di fine anno, ma il 31 di luglio – giorno del taglio dei tassi di interesse americani – potrebbe rappresentare una nuova frontiera di incertezza in grado almeno di frenare il fronte rialzista da inizio anno, che è sembrato inarrestabile fino al superamento dello S&P500 dell’incredibile soglia dei 3.000 punti.

L’incremento dello S&P500 da gennaio sfiora il 20%, mentre quello del Nasdaq addirittura lo supera.

Agosto non solo è stato il peggior mese dell’anno dal 1950 a Wall Street, ma anche negli ultimi dieci e vent’anni.

Anche il modo in cui le vicende economiche e politiche stanno evolvendo fanno pensare ad una ripetizione di questo schema anche nel 2019.

 

IL DEBITO CORPORATE

Si tratta di un’altra fonte di preoccupazione in continua ascesa, dopo aver raggiunto negli USA nuovi massimi rispetto al Pil, superiori a quelli del 2000 e del 2008.

In valore assoluto, la differenza è ancora più impressionante con un totale debito salito a 5,7 trilioni di dollari a fine 2018, rispetto ai $2,2 del decennio precedente.

In aggiunta, ben $3 trilioni (oltre il 50%) di questo debito è “retato” tripla B ed è di conseguenza ad un passo da essere downgradato a junk, costringendo diversi fondi che lo detengono ad eliminare questi titoli dal portafoglio.

 

I METALLI PREZIOSI – NUOVO BENE RIFUGIO

La preoccupazione per l’inasprimento dei tassi negativi e l’allargamento degli spreads sui corporate ed high yield bonds, ha favorito la corsa sui metalli preziosi, tanto che l’apprezzamento del metallo giallo ha sfiorato il 15% da inizio anno, portando la quotazione ai massimi da oltre sei anni in dollari ed a superare i record storici rispetto a diverse valute, tra le quali anche la sterlina britannica.

L’acquisto del metallo prezioso da parte del sistema bancario è salito del 47%, rispetto allo scorso anno, con in testa la Polonia seguita dalla Russia.

Anche l’argento si è risvegliato e sta recuperando il gap da inizio anno nei confronti del metallo più nobile, ma la corsa dei due metalli preziosi sembra solo all’inizio. Nell’ultimo mese, gli investimenti in oro sono cresciuti complessivamente da 7 a 9 trilioni di dollari, una conferma del ritrovato interesse nel metallo prezioso più conosciuto.

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response