Saturday 07th December 2019,
Pinguinoeconomico

AUTO USA – AUMENTANO I DEFAULT SUI FINANZIAMENTI

Il mercato dell’auto americano non è immune dalle difficoltà riscontrate in Europa ed in Cina e registra anch’esso cali delle vendite, sebbene inferiori a quelli dei due altri emisferi.

Anche il 2019 si chiuderà con una flessione delle immatricolazioni per il terzo anno consecutivo dopo il picco del 2016, anno che ha superato i record precedenti la crisi finanziaria.

Quello che preoccupa è, al contrario, l’entità raggiunta dai finanziamenti ed in particolare dei crediti con basso ratings, i cosiddetti subprime, tristemente noti nel 2008, in quanto furono la causa dell’esplosione della Grande Crisi Finanziaria, in quel caso sui mutui ipotecari.

 

GLI AUTO LOANS

Negli Stati Uniti, la dimensione complessiva dei finanziamenti auto è in progressiva ed inarrestabile crescita ed ha già superato i livelli del 2008, quando il totale erogato si attestava a 800 miliardi di dollari, rispetto ai $1.300 miliardi registrati recentemente.

Il rallentamento conclamato delle vendite nell’ultimo triennio è stato in parte compensato da svariati tipi di agevolazione da parte delle case automobilistiche, sia diretto (bonus e sconti) che indiretto, attraverso l’estensione della meritocrazia creditizia da parte dei concessionari anche agli acquirenti con un rating assai modesto o inesistente.

In questo contesto creditizio più lasco, i default sui finanziamenti sono in forte ascesa. Nel terzo trimestre i prestiti, che hanno raggiunto I 90 giorni di ritardo nel pagamento di una o più rate, hanno raggiunto il record storico di 62 miliardi di dollari, rispetto al picco di $38 miliardi superato alla fine del 2010, ma la maggior parte di questo importo è costituito dai prestiti subprime, quelli erogati a creditori con rating creditizio molto basso.

Questa particolare categoria continua ad essere privilegiata nella vendita di auto nuove, malgrado l’elevato rischio di default, essenzialmente per due motivi: innanzitutto sono diventati la principale soluzione per vendere in un mercato in calo ed in secondo luogo rimangono ancora assai remunerativi per chi li eroga anche se, come vedremo, lo scenario sta velocemente cambiando.

A tal proposito i concessionari, al pari di società finanziarie specializzate in questo tipo di prestiti, sono costretti ad affidare la gestione dei default sempre più numerosi a società esterne   anche per velocizzare il recupero del credito insoluto. Nello specifico, si affidano ad entità che si occupano di tornare velocemente in possesso del bene e di rivenderlo sul mercato dell’usato.

Al momento dell’erogazione, le società finanziarie lucrano sull’incasso di una fee iniziale e sui tassi di interesse elevatissimi delle rate del prestito. Successivamente, qualora il debitore diventi insolvente, tornano in possesso dell’auto, che viene rivenduta sul mercato dell’usato, compensando, in numerosi casi, la differenza tra la parte del credito rimborsato ed il valore di carico del mezzo circolante.

Tuttavia, questo meccanismo sta mostrando ora tutti i suoi limiti, in virtù del rallentamento del mercato dell’usato dopo anni di crescita sostenuta.

In aggiunta, il numero dei default è in sensibile aumento e ci sono previsioni che il fenomeno si allarghi ulteriormente prima di migliorare, anche a causa dei nuovi supbrime auto loans, che continuano ad essere erogati anche in un mercato già sotto pressione.

Attualmente la percentuale di default è salita al 4,71% sugli 1,32 trilioni di dollari finanziati per gli acquisti di autovetture, il livello più elevato dal quarto trimestre 2011, quando l’industria automobilistica americana risorgeva dal collasso della Grande Crisi Finanziaria.

Tale percentuale di default fu raggiunta anche nel terzo trimestre del 2009, pochi mesi dopo la richiesta di bancarotta da parte di General Motors e Chrysler, quando gli Stati Uniti sperimentarono la più importante crisi del mercato del lavoro dalla Grande depressione del 1929.

Tuttavia, durante l’ultima crisi la grave perdita di posti di lavoro fu una pesante aggravante, che spinse molti debitori a non pagare i finanziamenti accesi per l’acquisto dell’auto, mentre ora l’economia domestica è in espansione ed il tasso di disoccupazione è stabile da diversi mesi, ma ai minimi degli ultimi sessant’anni.

Al contrario, la percentuale di default più elevata, pari al 5,27%, è  stata raggiunta nel quarto trimestre del 2010, ma rimane comunque parametrata su un totale dei finanziamenti pari alla metà di quello attuale.

Ad aggravare la situazione ci troviamo in un ciclo economico ancora in espansione rispetto al 2008-10, ma con un livello di indebitamento che continua non solo a crescere,  bensì peggiora sensibilmente dal punto di vista qualitativo.

Aumenta di conseguenza la preoccupazione che il fenomeno dei default possa assumere una dimensione ancora più elevata, qualora la crescita economica cominci seriamente a rallentare.

 

IL PROBLEMA “SUBPRIME”

I finanziamenti auto “prime” hanno una percentuale di default esigua, pari allo 0,28%.

Al contrario, i prestiti “subprime” hanno raggiunto il 22% degli 1,3 trilioni di dollari totali, di conseguenza circa $300 miliardi.

Di questi, $62 miliardi sono già in stato di default, pari al 21% di questa categoria di prestiti. Tale livello è assolutamente sorprendente in un contesto economico interno ancora florido, mentre la dimensione delle insolvenze supera in valore assoluto di gran lunga quella dell’ultima grave crisi finanziaria dello scorso decennio.

 

“FINANCIAL ENGINEERING”

Più che un sintomo di una impellente crisi economica che potrebbe sopraggiungere, questo sistema di finanziamenti rappresenta ancora una volta la distorsione e le conseguenze negative dei bassi tassi di interesse con la possibilità di dare credito a chiunque, anche con basso merito creditizio.

Chi eroga conosce i rischi, ma approfitta dei lauti guadagni soprattutto iniziali e compensa i default con i finanziamenti che vanno invece a buon fine, cercando di recuperare gran parte delle perdite con la vendita dell’usato.

Al contrario, chi sottoscrive questa categoria di prestiti è stato rifiutato dal sistema creditizio tradizionale e cerca un’altra opportunità per comprare comunque una nuova autovettura, malgrado gli elevati tassi di interesse. I debitori diventano limoni da spremere per gli avvoltoi della finanza, che non si preoccupano della futura solvibilità del creditore, come avvenne nel 2008 ma in quel caso per la categoria dei mutui subprime.

E’ lo stesso pericoloso percorso della Crisi Finanziaria mentre cambia solo la dimensione del fenomeno, che sull’auto è più contenuto rispetto all’immobiliare dove i finanziamenti sono in media molto inferiori per ogni tranche erogata e questo alimenta, invece di frenare, le nuove erogazioni, in quanto il rischio di default è ripartito su più debitori.

In conclusione, le difficoltà attuali dell’industria automobilistica mondiale, che evidenzia una forte sovra capacità produttiva in molte aree del pianeta, potrebbero enfatizzare il problema dei subprime nei prossimi mesi, che dovrà essere gestito per evitare lo scoppio di una nuova bolla finanziaria.

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