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BRASILE – LA CRISI OLIMPICA

Pinguinoeconomico 20 maggio 2016 Economia Nessun commento
BRASILE - LA CRISI OLIMPICA

Le difficoltà dei Paesi emergenti non sembrano finite. Al contrario, la forza del dollaro ed il calo dei prezzi delle materie prime hanno accentuato in alcuni casi la debolezza della domanda interna e la bolla creditizia sviluppatasi in alcuni Stati.

Uno di questi è il Brasile, che si appresta ad ospitare i prossimi Giochi Olimpici in una situazione di caos politico, corruzione dilagante e crisi economica in ulteriore deterioramento.

A meni di cento giorni dalla cerimonia di apertura, la Presidente Rousseff è sotto scacco, in seguito all’approvazione della procedura di impeachment nei suoi confronti da parte di entrambi i rami del Parlamento, ma non intende dimettersi.

Il governo ha tagliato i sussidi ed aumentato le tasse negli ultimi due anni, nel tentativo di migliorare le finanze statali, provocando una crescita dei prezzi al consumo che sfiora il 10% su basse annua ed un conseguente aumento dei tassi di interesse fino al massimo storico del 17,5%.

Ogni giorno migliaia di persone protestano nelle strade per il taglio ai salari pubblici ed alle pensioni. La Presidente è sospesa e durante la procedura di accusa  sarà sostituita dal suo vice, il quale dovrà sicuramente cambiare strategia per raddirizzare una crisi economica senza precedenti.

L’estromissione temporanea della Rousseff ha portato ad una rivalutazione del real, la valuta domestica, del 12%, nella speranza che vengano attuate riforme  liberiste. Gli ultimi cinque anni di governo hanno, infatti, fatto sprofondare il Paese nel baratro, con record economici che fanno impallidire. In particolare:

-       crescita economica (Pil): dal +7,5% al -3,8%;

-       disoccupazione: dal 6,8% al 10,9%

-       tasso di inflazione: dal 5,3% al 9,3%

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La necessità primaria sarà quella di stabilizzare l’economia, prevista anche quest’anno in pesante calo dello stesso ordine di grandezza  dell’anno precedente.

Le radici della crisi si fondano sullo scoppio di una bolla di credito al consumo alimentata dal predecessore Lula da Silva che ha riempito i brasiliani di debiti, mentre le casse statali si sono deteriorate per il calo delle entrate fiscali provenienti dal petrolio. Diverse amministrazioni regionali hanno deficit superiori al 10% del Pil e non possono emettere nuovo debito, senza l’autorizzazione del governo centrale, che ha già speso molto sia nelle infrastrutture olimpiche che in quelle  dei precedenti mondiali di calcio del 2014.

Le prospettive non sono rosee. Nel 2013 sono state vendute 3,7 milioni di auto, facendo diventare il Brasile il quarto più grande mercato mondiale. Le prospettive di raggiungere i 5 milioni di vetture nel 2018 sono molto lontane, dopo il crollo a 2 milioni previsto per quest’anno.

L’unica speranza nel breve periodo sarebbe un nuovo esecutivo che possa dare una spinta per un rimbalzo e motivare il ritorno di fiducia degli investitori, copiando il caso dell’Argentina, la quale sta sicuramente peggio, ma sembra aver svoltato dopo l’elezione del nuovo presidente Macri, più favorevole all’economia di mercato rispetto alla Kirchner.

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