Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

BRASILE – UN EMERGENTE IN PROFONDA CRISI

Sembra un Paese dimenticato, mentre dovrebbe essere un pilastro dei famosi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).

Oggi, dopo anni di speranze e crescita sostenuta, soprattutto nel secondo mandato dell’era Lula (2007-2010), l’economia carioca appare in evidente difficoltà, travolta da un sensibile ed imprevisto rallentamento economico e da una serie di scandali che riguardano il potere economico e politico del Paese.

Gli ultimi dati macroeconomici sono infatti disarmanti e lasciano ben poco spazio all’ottimismo. Difficile inoltre pensare che si tratti di una temporanea debolezza e che l’economia possa rimbalzare, a breve, da questa caduta.

Il deficit è esploso all’11%, il peggior dato dall’agosto 1999, probabilmente anche per le spese sostenute per i mondiali di calcio e per i prossimi giochi olimpici, investimenti osteggiati da una parte della popolazione che li ha duramente contestati. Anche il debito pubblico, notoriamente molto meno ingente nei Paesi emergenti rispetto a quelli sviluppati, è cresciuto al 63,4% del Pil, rispetto al 56,7% dell’anno precedente ed il più alto livello dal 2006.

Questi dati sono allarmanti, soprattutto per la velocità di deterioramento e l’incapacità di contrastarla. Questo contesto così indebolito ha inoltre pesato sulla divisa nazione, il real, la quale ha raggiunto i minimi da nove anni rispetto al biglietto verde (-14% contro dollaro da settembre), contribuendo all’innalzamento del tasso di inflazione oltre ai livelli previsti dal Governo.

L’esecutivo sta cercando di correre ai ripari con manovre fiscali, alcune delle quali già approvate, che consistono in incrementi di imposte e di tariffe per arginare il buco di bilancio. Queste misure rischiano, tuttavia, di indebolire ulteriormente la già inesistente crescita economica ed hanno anche provocato proteste di piazza per gli aumenti delle tariffe dei mezzi pubblici e di alcune utilities.

Il surplus primario, la differenza tra entrate ed uscite al netto della spesa per interessi sul debito, si è ormai azzerato a fine 2014 (0,63% del PIL), in sensibile calo rispetto al +1,9% del 2013 ed al +2,4% nel 2012. Si tratta del peggior risultato da 16 anni (1998) e sotto l’obiettivo del Governo del +1,9%. Molte amministrazioni locali hanno completamento sforato gli obiettivi di spesa contribuendo, in tal modo, al raggiungimento di un risultato così modesto. Solo a metà 2011, il surplus superava, invece, il +3,5% rispetto al Pil

BRASILE - UN EMERGENTE IN PROFONDA CRISI

BRASILE - UN EMERGENTE IN PROFONDA CRISI- 1

PROSPETTIVE

In base ai precedenti riscontri economici evidenziati, il Brasile potrebbe anche entrare in recessione nel corso dell’anno. Le previsioni di crescita sono state drasticamente dimezzate, più volte, già dal secondo semestre 2014, dal +2,1% al +1% e fino ad azzerarle.

A causa delle crescenti tensioni economiche e geopolitiche internazionali si è aggiunto il repentino calo del greggio, che ha continuato ad indebolire la valuta locale. Un altro problema del Paese, mai affrontato, è inoltre la severa crisi energetica che provoca numerosi black-out e danneggia l’attività economica, ormai quotidianamente. L’ultimo problema, anche in questo caso completamente sottaciuto, è la siccità nella regione di San Paolo, la più ricca del Paese, ed una delle più severe negli ultimi 80 anni, con conseguenze non trascurabili sull’economia.

Il Ministro delle Finanze ha, pertanto, già messo le mani avanti dichiarando un primo trimestre negativo per la crescita carioca, che potrebbe estendersi anche al resto dell’anno.

La questione non è infatti se il Governo sia disponibile ad intervenire e riformare, ma il costo sulla crescita economica nel 2015 delle nuove politiche adottate. La prudenza ed il pessimismo dell’attuale ministro delle Finanze lascia infatti molto scettici osservatori ed analisti sulla possibilità di una rapida uscita da questo pantano.

La Banca Centrale ha infatti alzato i tassi di interesse il 21 gennaio dall’11,75% al 12,25% nel tentativo di tenere sotto controllo il tasso di inflazione, salito a fine anno al 6,7%, sopra l’obiettivo del 6,5% ed il livello più elevato nell’ultimo triennio. Situazione in ulteriore peggioramento anche a gennaio, con il tasso mensile che sale all’1,24%, rispetto allo 0,78% del mese precedente. Su base annua, il tasso di inflazione vola al 7,14%, valore che non si vedeva da 12 anni. I tassi di interesse sono invece saliti dal 7% del 2012 al 12% attuale, un quasi raddoppio che ha strangolato la crescita economica.

Nel Paese sta inoltre esplodendo anche la bolla creditizia, che ha alimentato la crescita eccessiva nella prima decade del millennio. Ora l’offerta di credito sta calando, a causa anche dei tassi in salita, ed i privati troppo indebitati non riescono a rinnovare i loro debiti. Questo fenomeno, sempre più comune, impatta sui consumi e quindi deprime l’attività economica, sia industriale che nei servizi.

Il Brasile dovrà inoltre fare i conti anche con il crollo dei prezzi di molte materie prime, in particolare agricole, delle quali è un importante produttore mondiale, e con il rallentamento della crescita economica cinese, Paese verso il quale ha aumentato le esportazioni nell’ultimo lustro.

Infine la corruzione è sempre dilagante ed arriva anche ai piani alti della politica e dell’economia. Lo scandalo Petrobras, la più grande compagnia petrolifera del Paese e del Sud America, ha gettato un forte discredito sull’immagine di già poca trasparenza che il Paese gode all’estero. L’amministratore delegato si è dimesso nei giorni scorsi, ma le indagini su malversazioni sono in corso già da un triennio. Il titolo della società ha perso in Borsa il -65% lo scorso anno, mettendo a rischio anche la sopravvivenza dell’azienda.

Un anno in salita, quindi. Riguadagnare la fiducia degli investitori non sarà semplice in questo debole contesto economico locale. Il Paese rimane, inoltre, esposto alle conseguenze di una nuova crisi economica e finanziaria mondiale. Le infrastrutture produttive (energia e trasporti) rimangono un grosso collo di bottiglia per la crescita economica, mentre il Paese ha speso troppi denari per quelle improduttive (stadi) di Mondiali e Giochi Olimpici.

Bassa crescita, elevata inflazione e tassi di interesse sono una miscela esplosiva, che il Brasile ha già sperimentato in diversi decenni ed a fasi alterne nel secolo precedente. Molte di queste sfide sono state vinte, temporaneamente, grazie all’eccesso di credito, che crea molta crescita fittizia. Ora però arriva l’effetto boomerang ed i dati mostrano che non sarà facile arginare lo tsunami.

Mentre la fiducia degli imprenditori americani è tornata ai livelli pre-crisi, quella carioca è crollata ai minimi dal 2008 con una discesa che conferma il malessere del Paese, già da alcuni anni.

BRASILE - UN EMERGENTE IN CRISI PROFONDA

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2 Comments

  1. Claudio 9 luglio 2015 at 0:08

    Analisi per lo più corretta anche se non si cita l’appartenenza alla Banca BRICS che comincia solo ora a lavorare.
    Nelle infrastrutture ricordo che si è appena concluso un’accordo con finanziamento Cinese per 25MLD di $ per la costruzione della ferrovia dall’Atlantico(Bahia) al Pacifico Lima (PERU’) e altri numerosi contratti che inizieranno a breve.

    • Pinguinoeconomico 9 luglio 2015 at 22:13

      Il Brasile rappresenta il principale mercato di investimento cinese in America Latina. Tuttavia, il crescente peso economico del gigante asiatico nell’economia carioca non impedirà al Brasile di entrare in recessione già dal 2015.

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