Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

BREXIT – DOVE SI FERMERA’ LA STERLINA ?

L’accelerazione imprevista imposta, la scorsa settimana, dal nuovo primo ministro britannico Theresa May ha immediatamente scatenato conseguenze significative sui mercati finanziari.

La più colpita è stata, senza dubbio, la sterlina britannica, che ha perso un altro cinque per cento nello spazio di poche sedute, perdita che si aggiunge alla svalutazione in atto da inizio anno di quasi il trenta per cento,, in scia ai timori per l’esito del referendum di giugno sull’uscita dall’Europa e per le conseguenze dell’imprevisto esito elettorale.

In aggiunta, la scorsa settimana il pound britannico è crollato in pochi attimi di circa il 9% rispetto al biglietto verde, recuperando quasi immediatamente gran parte della caduta, ma proseguendo la discesa nelle sedute successive.

Il deprezzamento così sensibile della moneta provoca, almeno nei primi mesi, oscillazioni violente nei bilanci delle assai internazionalizzate aziende britanniche, , che  nel medio periodo  inizieranno invece a beneficiare  dell’effetto cambio.

Easyjet  è stato un chiaro esempio. La società di voli low-cost ha annunciato un previsto calo degli utili del 28% nel corrente anno, in scia al tonfo della sterlina ed alla paura per il terrorismo, che ha fatto scendere il tasso di occupazione sui propri velivoli. Sui vettori aerei pesa  in questi giorni anche il rimbalzo del prezzo del carburante, ma il titolo era già in caduta libera da inizio anno con un ribasso del 50% rispetto ai massimi dell’anno e scambia ora sui livelli più bassi delle ultime 52 settimane.

Germania e Francia hanno reagito in modo scomposto alle recenti dichiarazioni del premier britannico e vogliono imporre un negoziato duro sulla uscita dalla UE, strategia molto complicata. La May ha probabilmente anticipato i tempi, approfittando delle prossime campagne elettorali tedesche, ben sapendo che Berlino e Parigi non potranno fare la voce grossa. Il processo di allontanamento, qualora accelerato, potrebbe stravolgere il libero scambio di persone e merci tra la Gran Bretagna e l’Europa, a causa dei maggiori vincoli richiesti da Londra alla limitazione dell’ingresso di immigrati nel Paese ed indurre diverse multinazionali a spostare le sedi britanniche in altri Paesi, come già minacciato, oppure ad alzare i prezzi, come sta già avvenendo in seguito al crollo della divisa.

Cresce, infatti, l’irritazione dei partner commerciali, i quali vedono diventare le loro merci assai meno competitive, con il rischio che le attuali ritorsioni si moltiplichino nei prossimi mesi.

Intanto, la prima conseguenza per Londra è stata la perdita dello scettro di quarta potenza mondiale, a discapito degli odiati cugini francesi, una posizione non del tutto simbolica.

Il crollo della sterlina, così marcato, porterà presto ad un incremento dei prezzi e ad un probabile impennata del tasso di inflazione costringendo, in questo caso, la Banca Centrale a sospendere la sua politica di Quantitative Easing e ad alzare i tassi di interesse.

Al momento, sembra che Londra sia favorevole a questa impressionante svalutazione, molto più simile a quella di un Paese emergente, ma l’effetto boomerang non si è fatto attendere e bisognerà presto valutare l’impatto sulla crescita economica il quale, tuttavia, potrebbe non essere del tutto negativo.

 

 

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