Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

BREXIT – LE PREVISIONI NEGATIVE SEMBRANO STRAVOLTE

Due mesi fa, il comune cittadino europeo è stato investito da previsioni catastrofiche sulle conseguenze economiche dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Oggi il Regno Unito sprizza salute ed ha già recuperato la iniziale caduta post referendum.

Una pletora di investitori, banchieri centrali, economisti, accademici e tutti coloro che studiano economia da una vita avevano pronosticato che la Brexit sarebbe stata un disastro.

Ora, il post referendum sembra dimostrare come il libero mercato può correggere gli errori della politica, ammesso che la Brexit si possa ancora giudicare tale.

L’ex primo ministro britannico ed il presidente americano Obama avevano paventato scenari apocalittici, nel caso avessero prevalso i sostenitori del “Leave”

Dopo il voto, la sterlina è crollata di quasi  il quindici per cento rispetto all’euro e da inizio anno la caduta supera i venti punti percentuali.

La divisa britannica è scesa anche rispetto ad altre divise, sia forti quali il dollaro, sia più deboli quali le emergenti, provocando un boom di turisti nell’estate verso l’isola britannica ed un altrettanto record di consumi, mentre nel semestre precedente il referendum le prenotazioni erano inferiori rispetto allo stesso periodo del 2015. Successivamente all’esito del voto e grazie al deprezzamento del cambio, gli arrivi sono balzati del 4,3% e sono aumentati gli acquisti di gioielli ed orologi di pregio.

Anche altri settori dell’economia, altrettanto importanti, non sembrano avere sofferto. Sia la fiducia dei consumatori che le spese personali hanno registrato miglioramenti rispetto ai mesi precedenti, mentre le vendite al dettaglio hanno superato le aspettative ad agosto. Il comparto manifatturiero e le vendite di appartamenti sono anch’essi in linea con le aspettative.

E’ vero che il Paese non è ancora uscito dall’Europa e non ci sono ancora indicazioni di quali trattati firmerà con l’Europa ed il resto del mondo in materia di commercio ed immigrazione.

Tuttavia, la Gran Bretagna viaggia su una corsia preferenziale in quanto è una grande acquirente di beni dall’estero. La Germania, ad esempio, vende più merci ogni anno al Regno Unito rispetto a qualsiasi Paese, eccetto gli Stati Uniti. Si tratta di cinquanta miliardi di dollari di surplus commerciale che i tedeschi non possono cancellare, compresi $18 miliardi di vendite auto. Il principale partner commerciale sono gli USA che ogni anno vendono in Gran Bretagna 56 miliardi di beni e servizi mentre ne importano 58.

Di conseguenza, malgrado le minacce di Obama, gli Stati Uniti non taglieranno alcuna attività commerciale bilaterale.

Riguardo al problema dell’immigrazione, i fautori del NO all’uscita dall’Europa continuano a sostenere che la Gran Bretagna abbia ridotto la probabilità di attrarre l’accesso di scienziati, banchieri ed altri laureati. Tuttavia, difficilmente la Gran Bretagna limiterà la politica migratoria nei confronti di professioni altamente ricercate, mentre penalizzerà, al contrario, le maestranze di livello inferiore.

Difficilmente Francia e Germania potranno imporle di tenere aperte le frontiere anche verso l’Europa dell’Est, proprio in virtù delle relazioni commerciali bilaterali in essere con il partner britannico, che rischierebbero di essere danneggiate.

Gli anti-Brexiters si lamentano, inoltre, anche dei tagli di spesa in quanto il Paese perderà circa dodici miliardi di dollari di sussidi europei, dall’agricoltura, all’università fino alla ricerca. Tuttavia, i cittadini, nell’andare alle urne si sono ricordati che l’Europa non li ha salvati dai tagli draconiani al bilancio statale degli ultimi governi, associati ad incrementi di tasse e riduzioni dei sussidi, che hanno penalizzato in particolare le fasce più deboli.

E’ indubbio che l’economia britannica abbia i suoi problemi, in quanto, come gli Stati Uniti e le altre economie anglosassoni, è molto dipendente dal credito facile e dal denaro a costo zero, che ha generato una bolla immobiliare da inizio decennio.

Lo scoppio della bolla immobiliare, assai probabile, potrà essere accelerato dalla Brexit, che non sarà comunque la principale responsabile di errori precedenti e di altri. Anche molte infrastrutture britanniche sono fatiscenti e necessitano di ristrutturazioni massicce, soprattutto nel settore ferroviario, un problema che esiste già da diversi anni e non ha alcun intreccio con gli effetti della Brexit.

La Gran Bretagna uscirà presumibilmente entro due anni dall’Europa, ma non dal resto del mondo, nei confronti del quale, un Paese con un passato colonialista, sta riallacciando forti legami commerciali, già molto solidi. India ed Australia sono i primi partners che hanno già risposto positivamente al richiamo di Londra ed altri ancora ne seguiranno.

Il mondo continuerà, infatti, ad avere bisogno dei prodotti britannici: dal settore farmaceutico a quello dei componenti aerei. Viceversa, la perfida Albione non potrà fare a meno del resto del pianeta per tutto ciò che non è in grado di produrre.

Lo shock della Brexit non cambierà molto degli attuali rapporti commerciali, ormai consolidati, al di fuori del monito ai politici che gli elettori sono, invece, arrivati ad un  “brexiting point” (punto di rottura) che non può più essere ignorato.

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