Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

CACCIA ALL’ORO FISICO TRA BENE RIFUGIO E PROBABILI CONTRAFFAZIONI.

Il valore dell’oro “cartaceo” scende da oltre 18 mesi, ma tutto il mondo continua ad acquistare l’oro fisico (+60% i volumi nel 2013). Cina, Russia, India, Turchia stanno continuando ad incrementare le proprie riserve aurifere. La Germania ha chiesto nel novembre 2012 la restituzione agli Usa dei suoi depositi presso la Fed di NY, ma la quantità rispedita al legittimo proprietario è stata così ridicola da far sorgere molti dubbi sulla reale consistenza dei depositi mondiali dichiarati.

Andiamo per ordine, partendo proprio dalla richiesta della Germania di rimpatriare 674 tonnellate di metallo giallo, depositate  a  New York ma anche a Parigi. La Fed rispose che avrebbe restituito l’oro in otto anni al ritmo di 86 tonnellate annue. La Bundesbank ne ha ricevute il mese scorso solo 37 che rappresenta il 5% del totale. Di queste solo cinque arrivano da oltre Atlantico, il resto da Parigi. La Germania ha minimizzato dicendo che il trasporto da Parigi è più semplice. Giustificazione non credibile perché l’oro viene trasferito in tutto il mondo con le stesse modalità, indipendentemente dalla distanza.

La realtà è invece ben diversa, dov’è finito l’oro tedesco e per quale motivo Berlino ne ha chiesto recentemente la restituzione dopo diversi decenni?

Facciamo un altro passo indietro. Secondo i dati ufficiali il palazzo di Fort Knox nel Kentucky custodirebbe oltre 4.000 tonnellate d’oro. Sembra poi che ce ne siano altre 5.000 tonnellate nel caveau della Federal Reserve di NY. Il primo è considerato la cassaforte mentre il secondo una sorta di cassetta di sicurezza, utilizzata da diversi Paesi.

Secondo le indiscrezioni ed i “rumors” già datati, l’oro depositato  nei forzieri americani sarebbe sparito, venduto o dato in garanzia per coprire vari finanziamenti o buchi di bilancio e sostituito da lingotti di tungsteno, sin dalla presidenza Clinton. Questo metallo ha infatti lo stesso peso specifico dell’oro  e, coperto da una sfoglia del metallo aurifero, ne assume anche la stessa lucentezza. L’ennesima bufala della rete? Forse, ma il passato insegna che non bisogna fidarsi degli Stati Uniti. Già il generale De Gaulle nel 1965 mandò le proprie navi per riportare nei forzieri della Banque de France 150 milioni di dollari in oro custoditi a NY. La sfiducia parte quindi da lontano. A quei tempi gli americani avevano promesso ai detentori di dollari di convertire oro al prezzo fisso di 35$ l’oncia; una colossale truffa perché stavano già stampando più soldi di quanto oro possedessero.

La fiducia fu definitivamente minata ed i prelievi di oro si intensificarono, arrivando a decine di miliardi negli anni successivi. Nel marzo del 1971 furono trasferiti in un solo giorno 400 tonnellate del metallo pregiato,  mettendo in crisi il sistema di scambio che venne chiuso. Il Presidente Nixon lo abolì nell’agosto dello stesso anno e nel 1972 gli Stati Uniti misero fine alla convertibilità aurea, che definiva la quantità di moneta da stampare in relazione alle riserve di oro  detenute da uno Stato sovrano. Finiva un’epoca durata millenni e cominciava quella della cosiddetta fiat-money, una nuova moneta il cui valore deriva da una autorità monetaria o dalla “fiducia” di chi la scambia o la detiene, ma non dal valore intrinseco di un materiale (in questo caso l’oro). In termini spregiativi potremmo chiamarla carta straccia, anche perché proprio dalla mancanza di una regola semplice, ma precisa, è partita la finanza creativa (derivati, cartolarizzazioni, CDS, etc..) che ora ci sta distruggendo.

Una cosa è certa: non siamo quindi a conoscenza delle reali riserve aurifere delle banche centrali, in quanto i dati forniti non sono attendibili. Sembra infatti che molte di esse abbiano negli ultimi anni prestato o venduto allo scoperto gran parte o tutti i loro depositi. Sembra che quindi la Bundesbank, la quale a sua volta ha dichiarato di non avere un registro numerato di tutti i lingotti in sua custodia, abbia sentito puzza di bruciato, richiamando le giacenze di NY, Parigi e Londra. Procedere ad un “audit” per verificare l’attendibilità dei forzieri auriferi sarebbe impossibile. Dubito infatti che qualsiasi banca centrale lo autorizzerebbe.

E’ probabile però che tutte le banche centrali siano a conoscenza della truffa e stiano iniziando ad accaparrare la maggior quantità di oro fisico disponibile.

Le riserve valutarie cinesi hanno raggiunto a fine 2013 i 3,8 trilioni di dollari e sono quasi raddoppiate nell’ultimo triennio. Tuttavia, in questo arco di tempo, Pechino ha aumentato il suo quantitativo di bond governativi americani di soli 100 miliardi. E’ improbabile che il resto delle nuove riserve sia stato costituito tutto in euro o in altre divise. Questa è la conferma di operazioni già note, ma non nell’entità; il colosso asiatico sta ammassando quantità enormi di oro fisico, ovviamente non contraffatto. E come abbiamo visto non è l’unico Paese.

La nuova Età dell’Oro sembra già partita con nuovi concorrenti: Russia e le grandi economie asiatiche si sono sostituite ad Europa e Stati Uniti. E’ il termometro dei tempi, ahimè molto triste. Ma non c’è solo la crescita delle nuove economie e la decadenza del capitalismo occidentale dietro la corsa all’oro. Questi occulti (ma non troppo) movimenti  celano la sfiducia progressiva nella moneta cartacea che ha sempre meno valore, se stampata in quantitativi industriali dalle banche centrali senza alcun corrispettivo.

In questo si spiega anche l’entusiasmo (sotto c’è sicuramente anche molta speculazione) per la moneta digitale. ORO FISICO e BITCOIN sono stati i protagonisti indiscussi del 2013. Vecchio e nuovo che si incontrano con due logiche diametralmente opposte: il primo è materializzato ed il secondo è virtuale ma entrambi vogliono sostituirsi alla moneta cartacea.

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