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CANADA – LA BANCA CENTRALE INTERVIENE PER SPEGNERE LA BOLLA IMMOBILIARE

Pinguinoeconomico 18 luglio 2017 Dietro le quinte, Economia Nessun commento
Canada

Dopo gli Stati Uniti che hanno già iniziato il processo di restrizione creditizia dal dicembre 2015, anche il Canada è stato “costretto” la scorsa settimana ad aumentare i tassi di interesse per la prima volta in sette anni, nella riunione della Banca Centrale canadese di mercoledì 12 luglio, malgrado la crescita economica sia stagnante ed il quadro economico generale e del Paese continui ad indebolirsi. Ovviamente, l’inasprimento della politica monetaria viene giustificato, invece, dalla ripresa economica in un Paese afflitto dal crollo del prezzo delle materie prime e dalla creazione di una bolla immobiliare, che sta già iniziando a sgonfiarsi, ma rischia altresì di scoppiare con conseguenze pericolose anche sul sistema finanziario domestico, molto investito in questo settore.

In realtà, la Banca Centrale canadese segue il percorso non solo della Fed, ma anche della Bank of England e della BCE che hanno, a loro volta, deciso di attenuare il programma di politica monetaria ultra aggressivo, fin qui adottato, ma con modalità e tempi ancora da definire.

Il Canada ha sperimentato un calo dei redditi privati in seguito alla sensibile discesa del prezzo del petrolio e delle principali materie prime nell’ultimo biennio. Il conseguente calo dei tassi di interesse a zero per un periodo prolungato ha ulteriormente alimentato la bolla immobiliare, già presente in diversi distretti del Paese, costringendo ora la Banca Centrale ad intervenire per stemperare l’ascesa costante dei prezzi nell’ultimo decennio. Anche il denaro in uscita dalla Cina si è in parte canalizzato nel mercato residenziale, lanciando le valutazioni di Vancouver e Toronto, in particolare, a livelli esorbitanti, grazie anche alla disponibilità del sistema finanziario a sostenere qualsiasi tipo di investimento nel comparto immobiliare. Da qui la necessità di intervenire per evitare uno scoppio della bolla, che potrebbe avere conseguenze significative non solo sulla crescita economica, ma anche sulla stabilità finanziaria del Paese.

Il numero di nuovi cantieri edilizi è cresciuto anche in giugno del 9,1%, su base annua e si associa ad una moderata crescita del Pil ed una più robusta creazione di posti di lavoro. Al contrario, il tasso di inflazione si attesta al 1,3% in maggio, al di sotto del due per cento, obiettivo della Banca Centrale, mentre la crescita dei salari rimane, tuttavia, alquanto modesta.

Coloro che si aspettavano un rialzo dei tassi di interesse nella riunione della Banca Centrale della scorsa settimana citano due elementi per giustificarlo: un miglioramento del sentiment da parte dell’Istituto monetario sulle prospettive economiche del Paese ed i dati che segnalano che l’output si sta espandendo al ritmo più veloce degli ultimi tre anni o almeno dal periodo del crollo dei prezzi delle materie prime.

Al pari di altre nazioni, la Banca Centrale deve altresì stemperare l’eccessivo indebitamento, figlio dei bassi tassi di interesse, inchiodati da diversi anni al minimo storico dello 0,5%.

Tale livello ha influenzato la concessione di credito facile, portando l’indebitamento privato al 172% del reddito personale, uno dei più elevati al mondo ed incubo della Banca Centrale domestica.

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Il dollaro canadese ha beneficiato positivamente nelle scorse settimane della possibilità di questo rialzo dei tassi, che non sarà presumibilmente l’unico nel corso dell’anno ed ha raggiunto i massimi degli ultimi dieci mesi nei giorni scorsi, estendendo la risalita anche dopo la decisione della Banca Centrale. Al contrario, i bond canadesi hanno sperimentato un lungo periodo di vendite, più aggressive rispetto a quelle dei principali Paesi occidentali.

La sensazione, ormai generalizzata tra molti operatori, e che anche la Bank of Canada, al pari di quella americana, inglese ed europea, sia costretta a correre ai ripari accelerando anch’essa il ritmo del rialzo dei tassi di interesse, ma assai contro voglia.

In realtà, la Banca Centrale è preoccupata dal livello del debito personale che ha raggiunto soglie preoccupanti e dalla crescita dei prezzi immobiliari. Nel momento in cui questi ultimi dovessero iniziare a stornare, molti canadesi si troverebbero con equity negativo, vale a dire con un debito superiore al patrimonio immobiliare e potrebbero iniziare a non onorare le rate di mutuo, come spesso accade in questi casi. Tale situazione metterebbe in difficoltà diversi istituti di credito del Paese, pesantemente investiti nel settore immobiliare.

Il calo delle compravendite a Vancouver e Toronto, in parte indotto dalla tassa introdotta sugli acquisti dall’estero, è un primo campanello d’allarme, che necessita della conferma del calo dei prezzi che hanno raggiunto livelli esorbitanti.

 

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Dopo i due tagli dei tassi nel 2015, l’eccessivo ricorso al debito privato ha costretto Poloz, il presidente dell’Istituto monetario canadese, ad intervenire per fornire un segnale al mercato di essere ancora in grado di gestire la situazione, piuttosto critica, dando seguito ai precedenti moniti verbali sull’eccessivo surriscaldamento di alcuni settori economici.

Il triste ricordo di cosa accadde nel 2008/2009 negli Stati Uniti è ancora molto fresco ed i vicini di casa canadesi stanno cercando di prenderne coscienza, anticipando ed attenuando i possibili impatti negativi.

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