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CATALOGNA – LA VOGLIA E IL RISCHIO DELLA SECESSIONE

Pinguinoeconomico 23 settembre 2015 Dietro le quinte Nessun commento
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La Grecia ha dato domenica scorsa il calcio di inizio (kick off) della tornata elettorale dei cosiddetti Pigs, le nazioni mediterranee caratterizzate da economie con bassa crescita e forti debiti. In sequenza, la settimana prossima ci saranno le consultazioni regionali in Catalogna, il 4 ottobre le politiche in Portogallo ed alla fine dello stesso mese anche in Spagna.

Di fatto, l’elezione in Catalogna  è un referendum sull’indipendenza della regione, qualora il partito secessionista dovesse trionfare. Nel caso in cui questo fosse lo scenario domenica sera e Madrid rifiuti di negoziare con Barcellona, il Presidente della regione e leader indipendentista, Artur Mas, dichiarerà l’indipendenza unilateralmente entro 18 mesi.

Tuttavia, la separazione dalla Spagna e forse anche dall’Unione Europea e probabilmente anche dall’euro, non sarà così indolore perlomeno all’inizio.

Di seguito le principali considerazioni economiche a pochi giorni dal voto. I sostenitori dell’indipendenza affermano che la regione è la locomotiva economica del Paese e contestano a Madrid di drenare risorse verso il potere centrale.

Tuttavia, la ripresa economica si è materializzata più nel resto del Paese che in Catalogna come evidenzia il grafico sulla creazione di posti di lavoro: la Catalogna  continua ad inseguire dal terzo trimestre 2014.

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La Catalogna rimane, comunque, una delle regioni più ricche del Paese, che paga più tasse rispetto ai contributi che riceve da Madrid. Tuttavia, la differenza tra entrate ed uscite è solo di un terzo rispetto alla capitale, mentre è la regione Basca che gode di un sistema fiscale agevolato.

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Tutte le province spagnole, compresa la Catalogna, hanno sofferto la chiusura dei mercati dei capitali nel biennio 2012-13 ed hanno dovuto chiedere l’intervento del governo centrale con prestiti a tassi zero per poter pagare stipendi e pensioni pubbliche. Lo spread sulle obbligazioni si è poi abbassato con il ritorno del Paese in bonis nel 2014, grazie al salvataggio europeo delle banche ed alla riduzione dei tassi di interesse, ma ha ripreso ad alzarsi, come mostra il seguente grafico, dalla metà dello scorso luglio proprio a causa della minaccia di secessione passando da 120 a 240 basis points rispetto al corrispettivo titolo spagnolo.

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La regione spagnola divide in parti quasi paritarie l’interscambio commerciale con la Spagna (47%) ed il resto del mondo (53%) e l’indipendenza della regione potrebbe mettere a rischio parte del business con il resto del Paese.

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Infine, non sono pochi coloro che sostengono che l’indipendenza spagnola contemplerà anche l’uscita della regione dall’Euro, o perlomeno dall’Unione Europea con un inasprimento delle barriere doganali e difficoltà ad entrare negli altri mercati, che rappresentano solo un terzo delle esportazioni catalane.

Non sono solo le preoccupazioni economiche a far pendere la bilancia contro l’indipendenza, come è accaduto lo scorso settembre in Scozia, e che spingono gli imprenditori locali a consigliare ai propri dipendenti di votare a favore dell’unità del Paese. Ci sono anche i tifosi blaugrana del Barcellona che temono di vedere giocare il loro idolo, Lionel Messi, in un campionato regionale, dimenticando le epiche sfide iberiche con gli odiati madrileni di Cristiano Ronaldo.

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