Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

CINA: ALTA TENSIONE SUI TASSI A BREVE

Che cosa sta succedendo ai tassi interbancari a breve cinesi, saliti in settimana fino all’8% ?

Dopo l’annuncio della FED di mercoledì 18 di iniziare il rallentamento (tapering) del programma di stimolo monetario non convenzionale in essere (quantitative easing), si sono verificate tensioni al rialzo impreviste dei tassi interbancari cinesi a breve termine.

La Banca Centrale Cinese (PBOC) sembra abbia iniettato nel sistema una cifra pari a 50mld di dollari anche se non è stata confermata da fonti ufficiali. La Banca ha aggiunto comunque che è pronta ad ulteriori interventi, qualora il sistema lo richiedesse.

La manovra non è però riuscita a trasferire tranquillità al mercato ed  i tassi hanno continuato a salire fino all’8,1% per poi arretrare in chiusura al 7,6%, raggiungendo comunque il livello più elevato da fine giugno del corrente anno quando toccarono il 12% e si è rischiato un collasso del sistema bancario cinese.

TASSI CINESI A 7GG

Entrambe le situazioni di crisi di liquidità hanno coinciso con le riunioni della FED e la decisione se avviare o meno il tapering, ma in particolare con le scadenze temporali di fine semestre e di fine anno, nelle quali devono essere rinnovati crediti erogati dalle banche, alcuni dei quali sono praticamente inesigibili.

Ecco che i nodi cominciano a venire al pettine ed il bubbone della bolla creditizia cinese che ha alimentato la trentennale mirabolante crescita economica del gigante asiatico si sta materializzando come una tempesta molto pericolosa che si abbatterà su una economia che già quest’anno si svilupperà ad uno dei tassi più contenuti degli ultimi trent’anni, poco più del 7%, numeri che sappiamo oltremodo manipolati al rialzo dal Governo.

La situazione di tensione nel sistema bancario sta iniziando a diffondersi in tutto il canale finanziario; mentre la Borsa di Shanghai scende per la nona seduta consecutiva raggiungendo il minimo da quattro mesi, anche i titoli di stato crollano  spingendo il rendimento del decennale al picco degli ultimi 8 anni.

Il terremoto è stato innescato sicuramente dalle esigenze di liquidità di fine anno di alcune banche ma anche dalla domanda di fondi delle imprese. Tuttavia il malessere viene da lontano e potrebbe essere un torrente che potrebbe diventare in breve tempo un fiume in piena se la Banca Centrale confermasse, come sembra, che la situazione sia già fuori controllo.

Tornerò poi sull’argomento per analizzare dettagliatamente il sistema finanziario cinese, dalle cosiddette shadow banking (banche ombra non gestite dalla banca centrale) alle banche locali, piene di crediti inesigibili. La dimensione dei prestiti erogati è lievitata in modo esponenziale nell’ultimo triennio passando dal 120 al 200% del Pil,  pari ad un incremento di alcuni trilioni di dollari, alimentando una bolla creditizia canalizzata in larga misura a finanziare un settore immobiliare che ha già raggiunto da qualche anno la completa saturazione ed industrie di stato in settori primari (acciaierie) assolutamente inefficienti.

La realtà sembra quindi già molto deteriorata ma la prossima crisi potrebbe avere conseguenze significative sull’economia mondiale qualora venisse ribadito che alcune banche regionali non hanno rispettato le scadenze di rimborso. La Banca Centrale cinese non permetterà infine che alcuna banca fallisca. Tuttavia qualora dovessimo assistere nei prossimi giorni ad un ulteriore innalzamento degli spreads, i mercati, perlomeno quelli domestici, continueranno a rimanere  sotto pressione per verificare se la crisi sarà evitata come lo scorso giugno o se invece stiamo per assistere ad un crollo del sistema bancario cinese, evento ormai possibile ma da molti imprevisto e sottovalutato.

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