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CINA – GLI ALTRI NUMERI DELLA CRESCITA

Pinguinoeconomico 4 novembre 2015 Economia Nessun commento
CINA - GLI ALTRI NUMERI DELLA CRESCITA - 1

Quanto cresce veramente l’economia cinese? Nel terzo trimestre il Prodotto Interno Lordo è aumentato del 6,9% su base annua, in ribasso rispetto al 7,0% dei primi due trimestri dell’anno ed al 7,3% registrato complessivamente nel 2014.

Il risultato ha comunque superato la previsione, ferma ad un +6,8%, ma il dato è considerato sempre meno veritiero, quando viene confrontato con altri parametri macro economici recentemente pubblicati.

I consumi elettrici nel Paese indicano, infatti, che la crescita economica non supera il 3%. Anche il traffico ferroviario è calato del 10,1% nei primi otto mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2014. Gli indici manifatturieri e dei servizi sono entrambi in flessione ed il primo viaggia da tre mesi, appena sotto la soglia dei 50 punti, spartiacque tra espansione e recessione. Infine, le esportazioni sono calate ad agosto del 5,5% sull’anno precedente, seguendo un analogo calo del 8,9% in luglio (le esportazioni rappresentano il 30% del Pil cinese).

Andando oltre le considerazioni sulla manipolazione dei dati, il tasso di crescita della prima economia asiatica registra un lento e progressivo calo sin dall’inizio del 2010, quando raggiunse il +12%.

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La crescita a doppia cifra è ormai un lontano ricordo, mentre si conferma l’evidenza che l’economia giri a due velocità diverse (Pil e altri dati macroeconomici). L’output industriale è cresciuto a settembre del 5,7%, il ritmo più blando dal 2008, mentre gli investimenti nel settore immobiliare scivolano del 2,6% nei primi sei mesi, la più bassa crescita dal 2009.

IL PASSAGGIO DA INVESTIMENTI A SERVIZI

Pechino cerca di reindirizzare l’economia da un modello di investimenti pubblici, molto legati all’esportazione di beni e servizi ad uno di consumi interni, i quali attualmente non superano il 50% del Pil, rispetto al quasi 70% degli Stati Uniti.

La rinnovata tenuta del settore servizi sta, infatti, compensando la debolezza del settore manifatturiero.

La probabile realtà è che i numeri pubblicati siano stati volutamente addomesticati negli anni passati e che ora siano mantenuti artificialmente elevati per evitare un ulteriore indebolimento del ciclo economico ed un effetto contagio anche ad altre economie del pianeta.

INDICI DI MISURAZIONE ALTERNATIVI

Anche gli economisti cinesi, ma soprattutto i membri della nomenclatura, sembrano non credere ciecamente ai dati pubblicati. In passato, il primo ministro Li Keqiang ha sviluppato un indicatore che prendeva il suo nome – il Li Keqiang Index – che misurava tre elementi: i prestiti bancari, il volume delle spedizioni ferroviarie e la produzione elettrica.

I cinesi danno, pertanto i “numeri”, ma non sempre si fidano ancora degli stessi….

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