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CINA – IL CALO DELLA POPOLAZIONE INDEBOLIRA’ LA CRESCITA

Pinguinoeconomico 11 giugno 2016 Dietro le quinte Nessun commento
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Il boom dell’economia cinese è stato sostenuto nell’ultimo trentennio dalla forza delle esportazioni, ora in deciso calo da almeno un biennio. Pechino, ben consapevole del problema, sta tentando da oltre un quinquennio di espandere i consumi privati che non superano il 50% del Pil, a fronte di quasi il 70% negli USA, ma con esiti alterni.

In questo contesto, una nuova tegola si sta già abbattendo sulla prima economia asiatica, quella dell’imprevisto calo demografico già dal 2018: un evento che avrà implicazioni sensibili anche sui consumi, malgrado la popolazione sembra abbia già superato il miliardo e trecento milioni di persone. Per questo motivo il governo ha inaspettatamente deciso di rinunciare, lo scorso anno, alla politica del figlio unico dopo 37 anni di applicazione.

Pechino è, infatti, assai preoccupata del calo della popolazione tra i 20 ed i 59 anni, la più attiva nei consumi, consapevole che una popolazione che invecchia non possa sostenere neanche l’attuale tasso di crescita tra il 6-7%.

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LA BOLLA CREDITIZIA

A causa di questo rischio, Pechino ha spinto sull’acceleratore del credito, inondando l’economia di liquidità, in particolare negli ultimi sei anni. La situazione sembra però sfuggita di mano e la Banca Centrale continua ad erogare nuovo credito, ormai improduttivo, anche in sostituzione  di scadenze che, diversamente, non verrebbero rimborsate.

La spinta creditizia, peraltro eccessiva, mal si concilia con una popolazione la quale, secondo recenti stime, potrebbe incominciare a calare già tra dodici/diciotto mesi e riportare una contrazione fino a 15 milioni di unità entro il 2050, nello scenario più ottimista che tiene conto dell’attuale tasso di emigrazione, che potrebbe anche decisamente peggiorare con il deterioramento dello scenario economico.

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Anche in Cina, al pari delle economie più sviluppate, i tassi di interesse sono stati abbassati in misura rilevante per sostenere Pil e consumi per compensare i tassi di decelerazione della crescita della popolazione, già in calo dalla fine degli ottanta.

 

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Le autorità politiche hanno purtroppo completamente sbagliato il timing di investimento, utilizzando i tassi bassi e la bolla creditizia per costruire infrastrutture, appartamenti, shopping centers disponibili per una popolazione che mai ci sarà. Nel dettaglio, il credito è stato utilizzato per costruire milioni di appartamenti troppo costosi per una classe media ed una popolazione che ha già raggiunto il suo picco e si sta riducendo. Le stime parlano di una cifra tra i 50 e i 100 milioni di appartamenti in eccesso pari a trilioni di metri quadrati in esubero.

L’ultimo grafico è la sintesi dei tre precedenti ed evidenzia, qualora ce ne fosse ancora la necessità, la drammaticità della situazione. Con il rallentamento della crescita della popolazione è stato facile promuovere la crescita grazie al credito facile ed ai tassi di interesse molto contenuti.

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Il grave errore è che si è andati oltre la reale capacità economica della popolazione ed i nodi stanno già venendo al pettine, in particolare nel settore immobiliare nel quale i debiti sono eccessivi e non più sostenibili.

 

CINA e GIAPPONE: MOLTE ANALOGIE

La situazione della decrescita della popolazione cinese ricalca quello che sta già accadendo in Giappone, dove l’asse tra il governo e l’autorità monetaria ha prodotto manovre espansive al limite della fantasia, dai tassi negativi alla parziale monetizzazione del debito pubblico.

Anche la Cina sarà condannata allo stesso destino, ma nel momento in cui le nuove politiche espansive si saranno già rilevate inefficaci, se non controproducenti.

Infine, non ci sarebbe più molto da costruire quando la sovra capacità è già così evidente e le sofferenze bancarie continuano, al contrario, a lievitare.

Tuttavia, la pervicacia di Pechino nel persistere nello stesso errore è indomita, come testimoniato dal nuovo trilione di dollari di nuovi crediti creato nel primo trimestre dell’anno.

La potenza mondiale dell’esportazione e della manifattura, la locomotiva, a braccetto con gli Stati Uniti, di quasi metà della crescita planetaria ed un benchmark dell’economia globalizzata ha deluso gli economisti, ancora una volta.

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