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CINA – IL CASTELLO DI CARTA DEL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Pinguinoeconomico 18 marzo 2014 Dietro le quinte Nessun commento
CASTELLO DI CARTA.-1pg

Non è passata una settimana dal primo storico e clamoroso default di una obbligazione societaria cinese per $14,7 milioni, che già si parla del successivo: il secondo. Lunedì 17 è stato annunciato il probabile fallimento di una società immobiliare, il cui proprietario è stato recentemente arrestato e si prevede che non riuscirà a far fronte al pagamento previsto per $566 milioni, una cifra ben più elevata.

Il default della Shanghai Chaori Solar Energy Science & Technology ad inizio mese è stato considerato come uno spartiacque per il mercato obbligazionario domestico: la disponibilità del governo di permettere che una società possa per la prima volta non onorare il pagamento di un’obbligazione (interesse o capitale),  con l’obiettivo di modernizzare il sistema finanziario.

Nelle scorse due settimane il prezzo del rame ha subito un forte deprezzamento, intorno al -10%, per le voci sulla speculazione che un secondo default di una obbligazione cinese fosse imminente. In effetti, le obbligazioni e le azioni della Baoding Tianwei Baobian Electric (TBE), un produttore di materiale elettrico e pannelli solari, sono stati sospesi dalla negoziazione, in seguito alla denuncia di gravi perdite. La TBE ha successivamente confermato che non sarebbe andata in default sul pagamento degli interessi sul bond in scadenza il prossimo luglio.

Ora tuttavia c’è l’imminente rischio del default della società immobiliare Zhejiang Xingrun Real Estate Co, dopo l’arresto del suo proprietario e di suo figlio. L’esposizione totale del Gruppo è pari a $566.6 milioni e coinvolge anche una quindicina di Istituti di Credito. Questa volta il default riguarda non solo il sistema creditizio con una leva finanziaria elevata, ma anche un’altra bolla gonfiata nell’economia asiatica: quella del settore immobiliare.

Il mercato immobiliare nelle città minori è a rischio di forti correzioni, a causa dell’eccesso di offerta e della esuberanza degli investitori. Il probabile default del costruttore evidenzia il crescente rischio nel settore immobiliare, già in difficoltà anche per la riduzione della liquidità nel sistema finanziario. Le banche continueranno a ridurre la loro esposizione verso i costruttori, mentre le azioni del settore sono scese a febbraio al livello più basso da 16 mesi per i timori che molte piccole imprese possano fallire e provocare una crisi finanziaria con un conseguente forte rallentamento economico.

Qualora la Cina voglia aprire la propria economia ai mercati internazionali, il primo passo potrebbe essere proprio quello di rendere il mercato obbligazionario molto trasparente, lasciando fallire le società insolventi. Anche la Cina ha ovviamente un mercato del debito corporate che ha raggiunto a fine anno quasi $1.4 trilioni di emissioni, esplodendo rispetto agli $81 miliardi di fine  2005. Inoltre il mercato è gestito e manipolato dall’autorità monetaria centrale e non prezza pertanto il rischio emittente, nel senso che finora l’insolvenza è stata sempre premiata e quindi mai punita.

Non esiste inoltre un mercato secondario dove poter scambiare o vendere i titoli che normalmente vengono portati a scadenza. La quasi esclusività di questo debito è in mano a banche di stato che non devono preoccuparsi del rischio e della volatilità delle quotazioni e sono normalmente ben remunerate con cedole molto elevate. Così descritto questo mercato appare più simile ad un “family business” piuttosto che a un mercato globale obbligazionario.

In un simile contesto, non si conoscono i prezzi e le vere quotazioni delle obbligazioni ed un simile mercato nasconde un elevato livello di rischio detenuto dalle banche ed, in ultima istanza, dallo stato che le controlla. Fino a quando l’inflazione rimane sotto controllo, le banche saranno felici di tenere in portafoglio i titoli fino alla scadenza. Qualora il costo della vita andasse invece fuori controllo, le banche soffrirebbero pesanti perdite in conto capitale (si alzano i tassi ed i prezzi dei titoli scendono), in relazione alla quantità di obbligazioni detenute. Il cerino può rimanere acceso a chiunque ed è iniziata la rincorsa per scaricare la voragine su altri creditori. Il sistema è un castello di carta che potrebbe collassare nei prossimi anni, forse anche più velocemente.

In sintesi, è un buon inizio che la Shanghai Chaori Solar abbia potuto fallire sul pagamento di una cedola obbligazionaria per $15 milioni lo scorso 7 marzo. Tuttavia, prima che la Cina possa mettere la bolla creditizia sotto controllo e ridurre l’eccessivo indebitamento, è necessario costruire un mercato obbligazionario con solide fondamenta, il quale possa attirare anche investitori esteri.

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