Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

CINA – LA GRAVE CRISI COMINCIA DALLE PROVINCE

Tutti concordano sull’evidente calo della crescita dell’economia cinese, ma pochi, invece, sull’entità del rallentamento. Il Pil dovrebbe crescere quest’anno, secondo fonti governative, al 7,5% oppure ad un più modesto 7,2%. Sappiamo che questi dati sono ampiamente manipolati dal governo centrale e che la crescita sia, invece, già più modesta, in base ai diversi indicatori interni. Tuttavia, anche qualora le previsioni fossero reali e venissero rispettate, si tratterebbe della crescita più contenuta dell’ultimo trentennio.

Tra  i macro numeri, già ben conosciuti, si evidenziano il calo dei prezzi del settore immobiliare in quasi tutte le principali città, il primo da oltre tre anni e già ripetuto da alcuni mesi, il crollo dei prezzi delle materie prime, che testimonia il rallentamento economico, e la discesa dei consumi di energia elettrica.

E’ tuttavia interessante scavare più in profondità, analizzando alcuni dati che provengono dalle diverse regioni del Paese.

Nello specifico, delle 31 province del Paese, 19 segnalano un rallentamento dell’attività economica, 3 una situazione invariata e 9 una accelerazione, nei primi nove mesi dell’anno, rispetto al primo semestre. Ciò che lascia stupefatti è che tutti i distretti hanno mancato il loro target di crescita previsto.

La crescita sta inoltre diventando disomogenea tra le diverse aree geografiche del Paese, dove il nord est industrializzato soffre la crisi immobiliare, mentre le regioni più interne continuano a crescere a tassi elevati, grazie a forti investimenti nelle infrastrutture. Queste divergenze continueranno a persistere ed anzi si allargheranno, provocando, anche negli anni futuri, tassi di crescita diversi tra le aree del Paese. Di seguito analizziamo alcune delle principali ragioni:

1. OBIETTIVI MANCATI

La provincia con la peggiore discrepanza, rispetto alle previsioni, è quella dello Shanxi, con un +5,6% di crescita nei primi nove mesi dell’anno, rispetto al 2013 e al tasso medio di crescita annuo del +9%.

E’ un primo segnale che il governo centrale sta cercando un aggiustamento “naturale” dell’economia. Tanto più i numeri sono decrescenti dimostrano la volontà di accettare anche una crescita inferiore.

Di solito i numeri delle province hanno mostrato, nella loro somma, un dato di Pil, superiore a quello nazionale confermando il sospetto della veridicità dei dati cinesi. Ora, anche secondo Bloomberg, sembra che la differenza si stia restringendo verso una migliore trasparenza.

2. DEFLAZIONE

18 province segnalano un tasso di crescita nominale inferiore rispetto alla crescita dei prezzi al consumo. La deflazione è quindi già evidente in diverse aree del Paese a causa della sovraccapacità produttiva ed al crollo dei prezzi delle materie prime, rame e ferro in particolare.

I prezzi alla produzione sono destinati a calare anche ad ottobre, per il 32esimo mese consecutivo.

3. CROLLO DEL MERCATO IMMOBILIARE

Mentre la caduta dei prezzi immobiliari non è ancora diffusa in tutto il Paese, nella regione nordorientale, la discesa è evidente ed anche a doppia cifra. D’altra parte l’output di tre regioni di questo distretto geografico è stato l’anno scorso uguale a quello di tutta l’Indonesia.

Nel Liaoning la crescita si è fermata al +6.2% nei primi nove mesi, rispetto al 7.2% del primo semestre ed al + 7.4% del primo trimestre. Gli investimenti nel settore immobiliare sono calati nei primi nove mesi del -10.5% rispetto allo scorso anno. Il sensibile rallentamento è confermato anche dal governatore dello stato che parla di “situazione economica severa e complicata con pressioni al ribasso che si moltiplicano”.

La provincia di Heilongjiang, invece, che ha riportato la più bassa crescita in tutto il Paese in tutti i tre trimestri, registra -14.3% di calo degli investimenti immobiliari ed una crescita della produzione industriale al +2,4%, meno di un terzo della media nazionale.

Jilin registra addirittura un -18.3% di calo nel “real estate” ed una crescita del +6.5% della produzione industriale.

4. PROVINCE DELL’OVEST

Anch’esse non sono immuni dall’evidente rallentamento, malgrado gli incessanti aiuti governativi per spingere quest’area del Paese più rurale e meno industriale con notevoli conflitti etnici e religiosi. La crescita della provincia di Yunnan scende ad un eccellente +8% nei primi nove mesi dell’anno, ma rispetto ad un mirabolante +12.1% lo scorso anno. L’economia della regione è sostanzialmente stabile e solo ora incomincia a sentire qualche pressione al ribasso.

Tibet, Ningxia and Qinghai – le tre economie più piccole della Cina – presentano tutte un calo di un punto percentuale rispetto al Pil dello scorso anno. La provincia sud-occidentale di Guangxi è cresciuta al +8.3%, rispetto al +10% del target annuale e propone incentivi economici alle aziende che investono in loco fondi raccolti all’estero.

5. LE MIGLIORI PERFORMANCE

Alcune regioni centro occidentali stanno sfidando il declino nazionale. Chongqing, la provincia più conosciuta per lo scandalo e l’incriminazione di Bo Xilai, governatore dal 2007 al 2012, registra un +10.8% di crescita con una produzione industriale del +12.7%, rispetto all’8,5% della media nazionale, mentre gli investimenti in infrastrutture sono saliti del + 18%.

Anche Guizhou mantiene un Pil al +10.7%, grazie all’export ed al settore edile

6. DIPENDENTI DA INVESTIMENTI

Le province cinesi sono sempre state dipendenti dagli investimenti governativi in infrastrutture (porti, autostrade, ferrovie, metro, aeroporti, etc..) ed in particolare dal 2008 con il piano di stimolo di fondi pubblici di 4 trilioni di yuan. Chongqing, Guizhou, Tibet eTianjin – le quattro regioni a crescita a doppia cifra – tutte hanno registrato un incremento degli investimenti superiori alla media nazionale del +16.1%. In questo settore, Liaoning ha dichiarato un incremento del +0.7% e di conseguenza la crescita economica è scesa al +6.2%

La Cina manterrà elevata la spesa in infrastrutture per continuare a sostenere la crescita economica, convinta che sia necessaria perlomeno nelle regioni centrali occidentali.

7. DISEGUAGLIANZA IN CRESCITA

Come accade in tutti i paesi, sia occidentali che emergenti, le diseguaglianze sono esplose a seguito dell’ultima grave recessione mondiale. Solo negli Stati Uniti, lo 0,1% della popolazione detiene la stessa ricchezza del 90%.

A livello nazionale, l’incremento medio dei salari è stato del +10.2% nei primi nove mesi, rispetto allo stesso anno, superando la crescita del Pil. I maggiori incrementi sono stati registrati a Chongqing e nel distretto finanziario di Shanghai.

Meno fortunati sono stati i lavoratori di province più rurali e periferiche come Hebei, Inner Mongolia and Gansu, che hanno beneficiato della metà dei loro colleghi di Shanghai e rispetto alla media nazionale.  Alcune zone della Cina sperimentano una pressione al ribasso più elevata, rispetto alle zone industriali che godono di maggiori investimenti pubblici. E’ pertanto evidente rilevare che ci siano zone di sempre maggiore diseguaglianza, quando la sovra capacità produttiva viene ridotta e la presenza dello stato si riduce. Ma questo è tipico di una società in forte crescita e non è un segnale del tutto negativo, come nelle economie occidentali più mature (Stati Uniti ed Europa). Guangdong e Jiangsu, le due più grandi province esportatrici ed anche le maggiori economie del Paese, non hanno concesso molto ai loro lavoratori. Le due ricche province, le quali nei primi nove messi hanno esportato complessivamente beni quanto la sola Svizzera, hanno registrato aumenti dei salari del +6% e del +5.3%.

China Fixed Asset Investment YoY Growth slumps to 13 year lows..

Questa analisi geo-economica specifica dell’andamento delle singole province testimonia che la crescita al +7,5% è un falso politico, ma anche che la Cina sta rallentando sensibilmente – la crescita degli investimenti fissi  è al minimo da 13 anni – ed a macchia di leopardo e forse il suo declino non sarà così fragoroso.

news 10 - 16 novembre - CHINA fixed assets

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