Saturday 31st October 2020,
Pinguinoeconomico

CORONAVIRUS – L’INIZIO DEL SECONDO MESE

Il contenimento dell’epidemia che arriva dalla Cina non si è ancora verificato e, nel pieno del secondo mese dallo scoppio, il virus è arrivato a colpire altre economie importanti quali Corea del Sud e Giappone e negli ultimi giorni anche il nostro Paese, oltre all’Iran.

Si tratta in tutti e quattro i casi di economie con un’alta densità di popolazione ed il rischio di un contagio diffuso diventa, di conseguenza, esponenziale.

 

L’IMPATTO ECONOMICO

L’aspetto sanitario è sicuramente rilevante, ma la paura sta limitando gli spostamenti e le aggregazioni di persone.

Viaggi, riunioni, assembramenti, divertimenti sono ridotti ai minimi o addirittura annullati con un impatto sul ciclo economico molto significativo, che potrebbe anche diventare strutturale, qualora protratto nel tempo.

La Cina ha tentato di riaprire le aziende, ma con molta difficoltà. I dati delle prime due settimane di attività economica sono stati devastanti, anche se era previsto: vendite auto in calo del 92% sull’anno precedente, transazioni immobiliari diminuite del 70% e viaggi aerei interni scesi di oltre il cinquanta per cento.

Niente di particolarmente preoccupante se non fosse che le aziende cinesi sono gravemente indebitate e non possono sostenere questo calo di vendite per un periodo prolungato.

Lo stato ha deciso di intervenire, aiutando ad esempio le compagnie aeree in difficoltà, ma non potrà salvare tutte le aziende cinesi ad iniziare dal settore immobiliare e dalle costruzioni, i comparti più indebitati e sostenuti solo dal continuo crescere delle quotazioni, che appare ora a rischio.

Inoltre, dopo la terza settimana di chiusura le aziende stanno lasciando a casa i dipendenti o riducendo i salari.

L’impatto sull’economia domestica e su quella mondiale sarà significativo, almeno nel primo trimestre, ma potrebbe estendersi anche al secondo. Attualmente le stime di crescita per l’economia asiatica sono ancora troppo ottimistiche e non tengono conto del crollo dei consumi anche delle principali materie prime, quali l’alluminio e il rame, dei quali la Cina utilizza oltre il 50% del fabbisogno mondiale.

 

GIAPPONE e COREA

La diffusione del virus si è estesa anche in queste due economie asiatiche, altamente industrializzate, dove in alcune realtà manifatturiere cominciano a scarseggiare alcuni componenti, in particolare nel settore automobilistico. Il Giappone è di nuovo in pesante recessione e lo yen ha iniziato a scivolare nei confronti del dollaro, un primo importante segnale di sfiducia verso l’economia nipponica e dell’Abenomics, che ha ormai evidenziato tutti i suoi limiti.

 

IL CASO ITALIANO 

Venerdì scorso è scoppiato il bubbone virus anche in Italia ed in modo del tutto inaspettato con epicentro nelle regioni più ricche, Lombardia e Veneto, che da sole generano il 30% del Pil domestico.

La chiusura parziale di molte attività creerà un danno inizialmente modesto, pari allo 0,2%, del Pil ma che si potrebbe allungare per diverse settimane, qualora le limitazioni fossero estese ed i contagi dovessero aumentare in misura esponenziale.

Sarà colpito soprattutto il settore del turismo oltre a quello del lusso, in seguito al crollo delle presenze straniere sul territorio, che si protrarrebbero nel tempo qualora i focolai del virus non venissero velocemente spenti.

 

MERCATI FINANZIARI

I mercati azionari stanno iniziando a scontare uno scenario economico meno roseo, ma la situazione potrebbe peggiorare qualora la catena del valore inizi ad interrompersi, con difficoltà per l’approvvigionamento della componentistica dai mercati asiatici.

In questo caso le aziende saranno costrette a licenziare forza lavoro in ogni parte del mondo, il sentiment potrebbe cambiare e passare da un livello di massimo rischio ad una prevalenza di maggiore protezione e cautela.

Il mercato azionario potrebbe proseguire ed accelerare la correzione, favorito dal recente rialzo parabolico degli ultimi quattro mesi, sostenuto solo dalla liquidità delle Banche Centrali.

Metalli preziosi, bond e dollaro sono gli assets da privilegiare nei prossimi due mesi in attesa di capire quale sarà il danno provocato dal virus sull’economia mondiale ed i tempi necessari per ritornare alla situazione precedente lo scoppio dell’epidemia.

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