Friday 22nd September 2017,
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CROLLO DEL PETROLIO – NON E’ SOLO UN PROBLEMA DI OFFERTA

Pinguinoeconomico 20 gennaio 2015 Materie prime Nessun commento
crollo del petrolio-1

Non c’è pace per il petrolio. Dopo un settimana di rimbalzo delle quotazioni, la prima dopo 8 consecutive di ribasso e la seconda nelle ultime diciassette, i prezzi tornano a scendere, almeno per ora, sempre stabilmente sotto i $50. Diversi i motivi addotti, tra i quali il complotto tra Arabia Saudita e Russia per mettere in ginocchio la crescita della produzione dello “shale oil” statunitense, il greggio estratto da terra con la nuova tecnica del “fracking” (fratturazionje idraulica). Ormai gli Usa erano arrivati alla indipendenza energetica e cominciavano anche ad esportare addirittura i primi quantitativi di oro nero.

Il crollo del petrolio, tuttavia, non deve essere visto in valore assoluto, ma contestualizzato con le altre materie prime. Anche il rame, vero barometro dell’economia mondiale, ha incominciato da mesi a scendere e la scorsa settimana è collassato di oltre il -10% in due sedute. Infine, per chiudere il cerchio delle materie prime, ci sono anche alluminio, ferro, nickel, acciaio e stagno e persino la gomma in calo. Alcune di queste, quali i metalli ferrosi, sono prossime candidate al crollo.

Qual’ è la correlazione tra rame e petrolio? Tutte e due le materie prime sono molto utilizzate nelle varie fasi dei cicli produttivi e nell’edilizia. Forse il fatto che le quotazioni di entrambe stiano sensibilmente calando è un segnale allarmante che molte economie mondiali stanno rallentando, anche sensibilmente. Infatti, qualora fosse solo un problema del petrolio, potremmo argomentare sull’eccesso di offerta, problema sul quale i produttori stanno cercando affannosamente un accordo per un taglio della produzione. Oppure sul complotto internazionale che vede, all’occasione, alleanze impensabili e che alla fine danneggiano comunque tutti i produttori.

E’ indubbio, altresì, che negli anni precedenti i Paesi produttori hanno guadagnato ingenti somme di denaro, anche impreviste, visto le elevate quotazioni in presenza di una economia stagnante. Il “quantitative easing” ha gonfiato infatti anche le materie prime, oltre alle altre “asset classes” (equity, bond e real estate). Infine bisogna valutare anche il peso della Cina, che negli ultimi anni ha continuato ad incrementare costantemente la domanda di petrolio.

Ora, invece, non è più così ed anche l’inversione di tendenza del rame deve farci riflettere. Quando entrambi, re e regina dei metalli, vanno a braccetto in misura così decisa, dobbiamo pensare che non sia solo un problema di eccesso di offerta, ma anche di un calo di domanda.

Le banche centrali continuano a stampare denaro, mascherando la realtà delle molte economie che sono in recessione o rallentano la crescita. Non solo pochi avevano previsto il crollo del greggio, ma gli inguaribili ottimisti vedono o sperano in un veloce rimbalzo delle quotazioni, mentre è probabile, visto lo scenario economico depressivo, che rimangano basse almeno per tutto il 2015 e probabilmente anche oltre.

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