Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

DEBITO GLOBALE – LA NUOVA CRISI

Siamo mai usciti dall’ultima crisi finanziaria? Oltre sei anni dopo dal suo inizio, l’economia mondiale sta ancora lottando per generare una convincente ripresa.

Tra le prime cause di turbolenza, il DEBITO è uno degli elementi che ci ha fatto precipitare nel tunnel della recessione. Tuttavia, in questo periodo, i debiti sono solo aumentati, malgrado molti Paesi abbiano applicato misure di austerità anche draconiane.

Alla fine del primo semestre 2014, L’IIF (Istituto Internazionale della Finanza) stimava che il debito globale, ad esclusione del sistema finanziario, fosse equivalente al 245% del Pil mondiale, in salita rispetto al 214% del settembre 2008, quando la crisi scoppiò.

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E’ evidente che la situazione sia a dir poco allarmante, in un contesto di bassa crescita e progressiva deflazione che ingigantisce il valore reale di quanto preso a prestito.

La cifra fa riferimento alla somma di debiti pubblici, privati e societari e, pur non coprendo tutti i Paesi del mondo, ne rappresenta una percentuale elevata e geograficamente significativa.

Il mondo finanziario, invece, ha nel complesso ridotto una parte dei propri debiti. Questo è sicuramente un punto confortante, ma non sufficiente per stare tranquilli.

Dov’è quindi il “deleveraging” (riduzione dei debiti) tanto acclamato? In realtà i tassi sono scesi ai minimi storici e questo ha invogliato privati e società ad indebitarsi, mentre gli Stati, con bilanci in rosso, sono stati costretti ad aumentare il debito pubblico, agevolate dalla discesa dei tassi, per evitare ulteriori collassi economici e disordini sociali. Nulla è cambiato, ma si prosegue, pertanto, sulla lama del coltello, sperando di non tagliarsi.

Il cambio di rotta auspicabile risulta invece impossibile: la riduzione del debito comporterebbe una cura dimagrante eccessiva e riporterebbe la gran parte del mondo in una grave recessione. Se nel conteggio includiamo anche il settore finanziario per le economie più ricche, il rapporto dei debiti sul Pil mondiale raggiunge il 385%, un livello non lontano dai picchi massimi raggiunti.

Dall’inizio della crisi si è notata una divergenza nella crescita geografica mondiale di ulteriore debito. Nello specifico, i Paesi occidentali hanno ridotto la velocità di crescita, cercando di contenerli, mentre i Paesi emergenti hanno finanziato la crescita con massicce iniezioni di debito. Un esempio clamoroso è quello della Cina, dove il sistema finanziario ha prestato $15 trilioni di dollari all’economia reale in un solo triennio ed ora una parte di questo denaro fatica a tornare nelle casse dei creditori. Si stima che nel Paese asiatico il debito complessivo – escluso sempre il sistema finanziario, che è considerato neutro in qualità di intermediario – sia cresciuto del +72%, solo nell’ultimo triennio.

In base ad altre analisi, una situazione simile, per quanto più contenuta nella salita esponenziale, si registra anche in Argentina, Turchia, Tailandia. Per alcune di queste economie tale situazione, in aggiunta al calo della materie prime ed alla forza del dollaro, potrebbe diventare un nuovo pesante focolaio di crisi, rispetto alle economie occidentali.

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Infatti, sebbene l’ultima crisi finanziaria sia scoppiata in una economia sviluppata come gli Stati Uniti, non dobbiamo dimenticarci tutte le precedenti nate nei mercati emergenti (Messico, Russia, Tailandia, Argentina, Brasile, Turchia, etc..).

SEGNALI DI MIGLIORAMENTO

Qualcosa di positivo si intravede nella galassia del debito mondiale. Nei Paesi più benestanti, infatti, il settore finanziario ha ridotto i suoi debiti

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In questo ambito, la parte del leone l’hanno registrata le economie anglosassoni, Stati Uniti e Gran Bretagna. Tuttavia, pur apprezzando l’impegno, il livello complessivo, come si nota dal grafico, rimane a livelli storicamente elevati. Gli stessi due Paesi hanno registrato anche una significativa riduzione dei debiti privati, misurati in percentuale sul PIl, ma ancora molto modesta in valore assoluto. I debiti governativi, invece, sono cresciuti in entrambi i Paesi. La Gran Bretagna, includendo anche il settore finanziario, ha uno dei più alti debiti al mondo in percentuale sul PIl superando il 500%.

Negli Stati Uniti il debito/Pil – nell’era Obama – è cresciuto da $9,5 trilioni agli attuali $18,1, vale a dire dal 55% al 108% dell’attuale Pil.

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Ora si è sviluppata una nuova teoria che i debiti governativi sono meno pericolosi di quelli privati. Il premio Nobel Paul Krugman afferma infatti: “le famiglie devono restituire i loro debiti a differenza dei Governi i quali si devono solo preoccupare che i debiti crescano in percentuale inferiore alle entrate fiscali”.

Altri economisti, quali il noto professor Kenneth Rogoff, sostengono, invece, che oltre un certo livello, che lui indica quale il 90% del Pil, i debiti incidono sulla crescita economica di una nazione e molte nazioni hanno già ampiamente superato questa soglia indicata.

CONCLUSIONE

A questi livelli raggiunti, nel debito non c’è più quasi nulla di positivo. Il nuovo debito emesso è ormai nettamente superiore oggi alla quantità di Pil generata (circa il 10% nelle economie occidentali ed il 20% nei mercati emergenti), rispetto ai decenni precedenti. Inoltre, la gran parte del debito pubblico non genera crescita, ma è necessario per restituire il debito precedente in scadenza, non rimborsabile con le sole entrate fiscali, in quanto quasi tutti gli Stati del mondo continuano a chiudere i propri bilanci in deficit, anche a causa del peso degli oneri finanziari sull’eccesivo debito.

Se ci fosse la crescita, potremmo chiudere un occhio e sperare in un miracolo. Purtroppo gli incrementi di reddito ci sono solo per alcuni Stati e nella stragrande maggioranza dei casi non compensano neanche l’aumento degli oneri sul debito, pur a tassi così artificialmente bassi.

E’ evidente che questa situazione è un boomerang: i debiti governativi sono molti più elevati rispetto ai livelli pre-crisi e la debole crescita economica non consente di ridurli. Le Banche Centrali ne sono pienamente consapevoli ed è per questo motivo che hanno, globalmente, stampato $15 trilioni di dollari nell’ultimo quinquennio nella incauta speranza di prendere solo tempo, visto che non c’è soluzione al problema.

Infine, anche il calo dell’inflazione contribuisce ad aggravare il problema del debito. La deflazione, presente già in quasi tutti i Paesi europei, contribuisce all’aumento del debito sia reale che in percentuale rispetto ad un Pil che cresce in misura inferiore a causa del calo dei prezzi.

Questo è il quadro abbastanza drammatico. Qualcuno vede sempre il bicchiere mezzo pieno e pensa che ce la caveremo anche questa volta. Sulla base di questi dati, però, è difficile crederlo, anche per il più ottimista.

Resta solo da individuare quale sarà il primo Paese, piccolo (Venezuela?) o grande (Giappone?) ad andare in default sul proprio debito pubblico.

Mesi o anni, ma è solo una questione di tempo.

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