Monday 30th March 2020,
Pinguinoeconomico

FEDERAL RESERVE – TUTTI GLI OCCHI SUL MERCATO DEI PRONTI CONTRO TERMINE

Da metà settembre, la Federal Reserve ha iniziato a sostenere le banche attraverso operazioni di rifinanziamento al sistema bancario, assistite dal collaterale di titoli di stato, con scadenze temporali da pochi giorni a qualche settimana.

Sostanzialmente, la Banca Centrale ha ovviato alla necessità impellente di liquidità di alcuni Istituti di credito,  che non erano in grado di trovare controparti liquide sul mercato interbancario, anche perchè  le grandi banche  non prestavano denaro a quelle più piccole o meno solide per mancanza di fiducia. Un meccanismo pericoloso, che, qualora incontrollato, avrebbe potuto scatenare reazioni a catena.

Secondo alcuni esperti del settore, la miccia è stata la scadenza fiscale del 16 settembre, che ha ridotto le riserve bancarie, drenando risorse dal sistema verso il Tesoro.

Tuttavia, l’attività di sostegno della Banca Centrale domestica è diventata quasi quotidiana, mentre i tassi REPO sono saliti sensibilmente per poi stabilizzarsi grazie al massiccio intervento dell’Istituto monetario.

Con l’avvicinarsi delle scadenze di fine anno, periodo noto per scarsità di liquidità nei mercati finanziari, gli operatori temono un ripetersi della difficoltà di settembre ed in particolare che l’autorità monetaria possa perdere il controllo della situazione, qualora ci fossero alcuni eventi molto negativi per il mercato, quali ad esempio un inasprimento delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina a causa della mancata firma di un qualsiasi accordo di non belligeranza tra le due super potenze.

 

IL RECENTE FENOMENO

Negli ultimi tre mesi, la Fed sembra aver compreso la gravità della situazione e ha agito con decisione per assicurare tutta la liquidità necessaria al sistema finanziario, scongiurando una crisi che avrebbe messo a rischio le riserve bancarie di alcune istituti di credito e di conseguenza la loro capacità di operare regolarmente.

In realtà, la Banca Centrale non ha fatto altro che persistere nell’attività di politica monetaria ultra espansiva, che prosegue da oltre undici anni per evitare altri periodi di recessione/depressione economica come quelli del 1929-33; 1937-38 e 2007-09.

Investitori, banchieri e politici sono rimasti sorpresi lo scorso settembre nel constatare che il costo del denaro a un giorno (overnight), a fronte di un collaterale in titoli di stato, si era impennato improvvisamente fino al 10% e senza una motivazione unica o credibile.

Un aumento delle tensioni interbancarie è funzionale nell’ultima parte dell’anno (alla fine del 2018 lo stesso tasso era schizzato al 6%) quando i mercati diventano meno liquidi, ma il fenomeno si è ripetuto anche nelle sedute successive di settembre e con largo anticipo rispetto alla fine dell’anno.

Nello specifico, alcune banche commerciali, in particolare di piccole e medie dimensioni, non riuscivano a finanziarsi sul mercato interbancario. La Fed ha intuito tali difficoltà ed è intervenuta tempestivamente per evitare potenziali effetti pericolosi a catena sui mercati finanziari.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

Malgrado gli interventi massicci della Banca Centrale, la situazione di emergenza non è rientrata.

A parte il tasso di interesse overnight che è tornato sui livelli funzionali e non preoccupanti, il livello di sostegno necessario da parte della Fed è ancora assai elevato e desta preoccupazioni, in particolare con la scarsità di liquidità tipica del fine anno.

Dall’11 settembre la Fed ha iniettato 208 miliardi di dollari nel mercato, ai quali ne vanno aggiunti $90 di acquisto di titoli di stato (il nuovo Quantitative Easing).

Tale liquidità è stata compensata da movimenti in senso opposto, che tuttavia sono ricorrenti in questa parte dell’anno. In particolare $155 miliardi di fondi governativi sono stati trasferiti dai conti delle banche commerciali alla Fed, operazione che ha ridotto le riserve bancarie, oltre ad altri $29 miliardi di trasferimenti ordinari, che hanno ulteriormente assottigliato i conti bancari.

Queste le principali voci di movimento di fondi in entrata ed uscita che tuttavia hanno un saldo positivo di $135 miliardi dall’11 settembre al 4 dicembre, un’importante iniezione di liquidità.

 

L’OBIETTIVO DELLA FED

La Federal Reserve è attualmente focalizzata sulla crescita economica domestica, la guerra tariffaria, l’inflazione, l’andamento del biglietto verde e del mercato del lavoro.

A tal proposito, deve evitare con ogni mezzo a sua disposizione qualsiasi azione distruttiva sui mercati finanziari che sarebbe difficilmente gestibile.

Di conseguenza è intervenuta massicciamente per scongiurare una potenziale crisi di liquidità, con l’obiettivo di passare indenne la fine d’anno senza alcuna discontinuità nel sistema bancario.

Powell ha mostrato sicurezza a margine della conferenza stampa successiva alla riunione della Federal Reserve di metà settimana, affermando che il sistema finanziario è in buona salute e che l’autorità monetaria è sempre pronta ad intervenire in presenza di evidenti anomalie.

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