Friday 22nd September 2017,
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FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE – UN ORGANISMO ORMAI INUTILE

Pinguinoeconomico 20 giugno 2014 Economia Nessun commento
IMF

L’anno scorso abbiamo “festeggiato” i 100 anni di esistenza della FED, la banca centrale americana, la più importante istituzione monetaria al mondo.

Fiumi di inchiostro sono stati spese in occasione dell’anniversario. Alcuni economisti, anche molto critici, ma ampiamente documentati, si sono espressi a favore della inutilità della banca centrale nel prevenire le crisi economiche e nella sua incapacità di vedere, in particolare da inizio millennio, la formazione di bolle speculative gigantesche, poi rovinosamente deflagrate con ripercussioni anche devastanti su tutte le economie mondiali, ormai tristemente globalizzate.

Qualcuno si è spinto ancora più in avanti, ipotizzando la responsabilità della Fed, per quanto in buona fede, nell’alimentare le bolle e nella incapacità di gestirle, una volta scoppiate.

Direi che in parte è vero, a giudicare dai comportamenti e dalle affermazioni di Greenspan e Bernanke, i due precedenti presidenti della banca centrale americana, che hanno dominato la scena nell’ultimo ventennio. Il primo sottovalutò pienamente la bolla immobiliare, mentre il secondo ha mantenuto i tassi a zero per oltre un quinquennio, politica ora mantenuta dalla sua vice, nonché nuovo presidente Janet Yellen.

L’errore o la critica più comune sull’operato delle banche centrali è quello di essere scollegate dalla realtà economica, salvaguardando sempre ed in prima istanza, la solvibilità del sistema finanziario a spese, quasi sempre, della economia reale che paga il conto delle loro funeste politiche monetarie. Così accadde nel 2008 e non sarà diverso quando scoppierà la prossima bolla finanziaria.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo al ruolo e alla polemica sull’ammissione di colpa del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita britannica nell’ultimo triennio. Per la serie “non ci azzeccano mai”, account con numerosi seguaci, – dalle stesse banche centrali, all’Ocse per finire alla Banca Mondiale, passando per tutte le banche d’affari e di investimento -, la presidente Lagarde ha chiesto scusa per le modeste previsioni rilasciate sulla crescita britannica negli anni passati, nettamente inferiori a quanto poi, invece, si è concretizzato. Sbagliano quindi in entrambi le direzioni, anche se quasi sempre a senso unico, magnificando previsioni rosee che sempre evaporano nei successivi mesi, o più raramente, come in questo caso, sottostimando potenziali di miglioramento che invece si verificano.

Le scuse della Sig.ra Lagarde sono inimmaginabili e, coraggiose, ma probabilmente creano un precedente molto antipatico. Le stesse non sono state infatti spontanee, ma indotte da una specifica domanda durante un’intervista con la BBC e dopo anni di tiro al bersaglio e di lamentale del governo inglese verso l’organismo internazionale. In questo modo il FMI perde l’unica credibilità che ancora poteva vantare: la propria indipendenza. Cedendo infatti alle pressioni di uno Stato, diventa ostaggio ora di qualsiasi critica, per quanto possa essere anche corretta.

Il Fondo Monetario Internazionale ha avuto infatti in passato responsabilità molto più significative, ma mai direttamente ammesse, non solo per alcuni errori ben più gravi in alcune previsioni, ma soprattutto per aver anch’esso fallito nell’anticipare molte delle crisi economiche dell’ultimo ventennio: da quella messicana del 1994-1995 fino a quella finanziaria del 2008. Ogni volta, nei 6-12 mesi prima della crisi, l’FMI ha sostenuto che non ci fosse alcun segnale destabilizzante.

Qualcuno sostiene che il Fondo consigli i Paesi in privato, ma a parte l’eccezione della crisi tailandese e poi del sud-est asiatico nel 1997, non c’è alcuna conferma di questa tesi nei documenti ufficiali.

Considerando che questo organismo internazionale è il principale guardiano mondiale della stabilità finanziaria, il suo fallimento nell’avvisare ed anticipare le crisi economiche, costituisce ben più grave responsabilità, rispetto alla sua posizione verso l’austerità britannica. In seguito a tali errori, il Fondo non ha mai offerto le proprie scuse, o perlomeno nei modi così eclatanti come la Lagarde ha fatto durante l’intervista televisiva alla emittente inglese.

Per decenni ed in particolare nell’ultima crisi finanziaria, il Fondo si è fatto paladino di imporre, in cambio del proprio sostegno, una rigida austerità sostenendo che questa politica avrebbe riportato velocemente la crescita economica. Nel caso della Grecia, il “flop” è stato gigantesco. Il Paese ha perso un quarto del proprio Pil in sei anni, degradato al ruolo di mercato emergente, mentre ampi settori dell’economia sono retrocessi al baratto medievale. L’FMI, visto il baratro nel quale l’economia ellenica era sprofondata e le pesanti tensioni sociali, ha dovuto allentare la presa insieme con i suoi partners, Eu e BCE, che formano l’odiata Troika, riconoscendo indirettamente la propria responsabilità.

Tra le economie del G-7, solo l’Italia ha fatto peggio dell’Inghilterra dall’inizio della Grande Recessione. Tuttavia il Pil britannico ha già recuperato i livelli di crescita del 2008, lasciandosi alle spalle persino la Francia. Il dato è ancora più comprensibile se ci si ricorda che la crisi nel Paese è stata relativamente contenuta. La caduta dei prezzi immobiliari è stata infatti relativamente modesta rispetto a Spagna ed Irlanda, testimoni invece di una gigantesca bolla. Grazie al segnale di allarme della banca Northern Rock, specializzata in mutui, che fu salvata nel settembre 2007 dal Governo dopo una corsa ai depositi, mentre la Banca di Inghilterra non ha perso tempo, già ad inizio crisi, a restaurare le sue disastrate banche, nazionalizzando parte di esse od anche la maggioranza (Royal bank of Scotland), quando necessario. Lo stesso tempismo è mancato invece nell’area euro e dopo sei anni siamo ancora al capezzale del sistema finanziario con ingenti aumenti di capitali e dolorose ristrutturazioni.

Le scuse del Fmi sono state un vero “autogol” per due motivi. Riconoscere un errore, peraltro meno grave di molti altri, diminuisce la credibilità di una istituzione che fa largo affidamento sulla competenza e la neutralità. Avendo perso la propria verginità, come potrà in futuro difendere e sostenere le proprie politiche economiche? Infine, scegliendo di ingraziarsi gli inglesi, il Fondo ha confermato di prostrarsi alla volontà dei suoi azionisti. Per anni si è pensato che l’FMI fosse il braccio operativo della politica estera economica degli Stati Uniti, oltre alla indulgenza, sempre mostrata, nel chiudere un occhio sulle varie crisi britanniche nell’ultimo trentennio.

Rimane il dubbio che, con questa mossa, il FMI abbia compromesso, definitivamente, la sua capacità di parlare in modo diretto ai Governi. Se questa impressione fosse corretta, la domanda finale è inevitabile. Perché l’FMI esiste e per chi ?

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