Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

GRECIA: SARA’ QUESTO L’ULTIMO SALVATAGGIO?

Altri 130mld saranno erogati da qui al 2014 alla Grecia dopo l’approvazione del secondo pacchetto di aiuti da parte dei ministri delle finanze europei, al termine di un lungo braccio di ferro tra alcuni Paesi europei che hanno raggiunto un accordo lunedì 20 febbraio poche ore prima dell’apertura dei mercati finanziari.

Quindi la Grecia è salva, il default disordinato è evitato ed i mercati finanziari possono sorridere. Malgrado le apparenze i problemi cominciano solo ora e continuano ad essere sottovalutati.

Il giorno successivo l’accordo, il governo ellenico ha comunicato che l’obiettivo di deficit per il 2012 pari a 5,4% sarà rivisto al rialzo fino al 6,7%. I motivi sono ampiamente noti: la gravissima recessione che, ormai al quinto anno, ha ridotto un terzo della popolazione alla fame provocherà nei prossimi mesi ulteriore povertà e distruzione di altri posti di lavoro.

Il primo passo del secondo pacchetto è l’ormai noto “SWAP” del debito privato che dovrebbe consentire un taglio di 107mld sui 200mld totali in mano al settore privato. Il sacrificio chiesto, o meglio imposto ai privati, è infatti salito dal 21% del luglio 2011 al 50% dello scorso ottobre fino al 73% attuale. Il Governo ha stimato che il 90% sottoscriverà l’accordo e ha varato una legge per obbligare i più scettici ad accettare lo swap. L’operazione si concluderà entro l’8 di marzo.

Mercoledì 22 febbraio Standard & Poor’s ha abbassato il rating sul debito sovrano del Paese da tripla CCC a C, ad un passo dal default (D).

Appena terminato lo swap le banche greche, le più esposte, dovranno essere ricapitalizzate perchè subiranno una perdita dall’operazione di circa 30mld. Non è ancora chiaro se gli Istituti di credito riusciranno a mantenere una proprietà privata o se saranno costretti con il salvataggio ad essere nazionalizzati.

In questa settimana alcune banche europee hanno registrato trimestrali in pesante perdita per la svalutazione dei bond greci. Parliamo della belga Dexia, della britannica Lloyds e della francese Credit Agricole.

Ma la domanda che molti economisti e l’uomo della strada  si pongono è se questa sarà l’ultima crisi greca e se si possa sperare in un periodo di relativa stabilizzazione sia economico che finanziario. Difficile  pensare ad una soluzione tanto positiva della crisi per una serie di problemi.

Con questo nuovo pacchetto di aiuti la Grecia non metterà fine alla crisi economica, almeno per il prossimo decennio. A fine 2020 il Paese avrà, malgrado il taglio di circa 110mld sugli attuali 355mld di debito pubblico, ancora un debito/PIL pari al 120%, un rapporto da molti giudicato sempre insostenibile che non comprende la possibilità di un ulteriore aggravarsi della recessione e la necessità di nuove misure di austerità che sono già state richieste dai Paesi creditori. Le nuove stime parlano infatti di una proiezione per lo stesso periodo pari al 135%.

Sembra evidente che la Grecia non possa farcela e passeremo i prossimi mesi, se non anni, nell’incubo di un nuovo default ellenico che sembra essere uno scenario purtroppo ancora molto probabile.

Per quanto riguarda l’attuale default selettivo o strutturato, tanto auspicato dai governanti europei e dai mercati finanziari, le implicazioni sulla crisi del debito sovrano sono comunque da verificare e non saranno indolori.

Selettivo o disordinato si tratta comunque sempre di un DEFAULT, il primo dell’area euro ed in un contesto economico molto fragile con altri Paesi che si trovano in situazioni analoghe (Portogallo e Irlanda), anche se meno compromesse rispetto alla Grecia e altri (Italia e Spagna) anch’essi sull’orlo del baratro, dal quale risalgono o ricadono continuamente a seconda degli umori dei mercati finanziari.

Portogallo e Irlanda confidano di tornare ad emettere obbligazioni sovrane già a fine 2013. Desiderio plausibile, ma quasi impossibile perlomeno per il Paese iberico. Il Portogallo necessita di un taglio del debito pubblico del 50% o in alternativa di un secondo pacchetto di aiuti. Il Paese sta facendo i propri compiti in modo molto diligente, ma i risultati sono oscurati dalla pesante recessione.

Spagna ed Italia, distinte da situazioni economiche differenti ma accomunate dall’elevato spread sul bund tedesco, sono state aiutate nel primo bimestre dell’anno da un maggiore fiducia degli investitori sul rischio debito. Pensare che il trend positivo possa proseguire ancora è molto ottimistico in quanto entrambi i Paesi registreranno una pesante recessione nel corso dell’anno con una caduta del PIl di oltre l’1%. Tuttavia lo spread potrebbe continuare a ridursi solo per l’intervento (LTRO) della BCE che ha prestato denaro alle banche, ufficialmente per rilanciare l’economia ma in realtà per comprare titoli di stato ed evitare il fallimento di alcuni Istituti insolventi.

Tornando alla Grecia, alcuni Paesi europei richiedono un maggiore controllo dell’implementazione delle misure di austerità intraprese dai governi greci nel corso dell’ultimo triennio e spesso disattese. Inoltre il Fondo Monetario Internazionale parteciperà a questo secondo finanziamento con una quota del 10% del pacchetto di aiuti,  pari a 13mld. Si tratta di un importo molto modesto a causa della esposizione già sostenuta nei confronti del precedente programma di aiuti greco e verso gli altri Paesi già “salvati” (Portogallo ed Irlanda) per complessivi 50mld. E’ evidente che in questo contesto l’impegno finanziario dei Paesi euro diventerà più gravoso con implicazioni sui rispettivi debiti pubblici.

Il secondo pacchetto non è ancora stato fisicamente erogato e già si discute del possibile terzo piano di salvataggio.  A breve in Grecia ci saranno anche le elezioni politiche che potrebbero essere un ulteriore effetto di destabilizzazione. Otto o nove partiti supereranno, secondo gli attuali sondaggi, lo sbarramento del 5%. La frammentazione politica e la possibilità che il nuovo governo eletto intenda rinegoziare gli accordi con la Troika sono un altro elemento di forte preoccupazione per i Paesi creditori.

 

 

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