Monday 10th August 2020,
Pinguinoeconomico

IL BAZOOKA DI TRUMP E DELLE BANCHE CENTRALI

Il pesante sell-off delle ultime due settimane sui mercati azionari ed il crollo dei rendimenti su quello obbligazionario, indistintamente su tutti i mercati mondiali, impone o auspica un intervento coordinato sia da parte delle Banche Centrali che dei governi, che ancora latita.

La promessa di Trump ieri sera di mettere in campo manovre draconiane a sostegno dell’economia domestica sta scatenando un rimbalzo importante nei mercati azionari, seppur ancora timido e contenuto rispetto alle perdite delle sedute precedenti.

Il Dow Jones è arrivato a perdere quasi il 20% in 13 sedute e deve   trovare una base da cui ripartire.

 

LE MOSSE DELLA FED e DELLE ALTRE BANCHE CENTRALI

La prima pallottola sparata dalla Federal Reserve lunedì 2 marzo con il taglio di cinquanta punti base straordinario, il primo dal 2008 non in una riunione ufficiale del FOMC, si è rivelata al momento inefficace.

Mai Wall Street aveva ceduto il 3,8% in scia ad un calo dei tassi anche così consistente, confermando che il mercato comincia ad essere scettico o a perdere fiducia nelle capacità delle Banche Centrali di fare da cerotto in qualsiasi situazione.

Da allora Wall Street ha continuato a scendere, ad eccezione della seduta successiva condizionata positivamente dalla vittoria inaspettata di Biden nel super martedì elettorale democratico, accentuando il calo nelle ultime sedute e rompendo i primi importanti supporti tecnici.

E’ assai probabile che la Fed abbassi i tassi a zero nel giro di poche settimane con altri tagli il 18 marzo o anche prima per allargare il paracadute o rallentare la frenata sia di Wall Street che dell’economia.

L’impatto economico di una ulteriore politica monetaria espansiva sarà tutto da valutare, in quanto i tassi di interesse sono già da anni molto contenuti e soprattutto il virus ha rallentato significativamente l’attività economica in queste ultime settimane. Qualcuno pensa, inoltre, che anche la Fed, al pari della Banca del Giappone, inizierà ad intervenire sui mercati comprando direttamente azioni.

Le altre Banche Centrali sono ancora alla finestra: la Bce parlerà giovedì nel corso di un meeting già programmato e la BoJ continua nel suo programma aggressivo di Quantitative Easing.

La Banca del Canada ha anch’essa tagliato i tassi di mezzo punto percentuale, il giorno successivo alla Fed.

 

GLI INTERVENTI GOVERNATIVI

La crisi che si paventerà già dalle prossime settimane, ed in alcuni casi già evidente in alcuni Paesi ed in tutti i settori colpiti dalla drastica riduzione della circolazione delle persone, necessiterà di forti interventi a sostegno dei comparti più compromessi.

Le prime misure messe in campo dal governo italiano non saranno assolutamente sufficienti per evitare chiusure a catena di molte attività ed anche la proposta di Trump di mettere a disposizione 10-20 miliardi di dollari con in aggiunta un taglio fiscale sembra assai modesta.

E’ necessario un intervento congiunto di tutti i governi che mettano in campo risorse importanti ed in modo coordinato capendo quali settori privilegiare e quali purtroppo lasciare al proprio infausto destino. La dimensione dell’intervento, la velocità e le priorità saranno decisive per salvare le attività economiche più importanti per una veloce ripartenza, una volta debellato il virus, e prima che siano definitivamente compromesse.

L’intervento dovrebbe essere tuttavia molto più massiccio nell’ordine di almeno uno, ma anche due o tre trilioni di dollari e non di poche decine di miliardi come per ora paventato dai singoli governi.

Questa volta, a differenza del 2008, la crisi è economica e non finanziaria (lo diventerà di conseguenza se l’economia dovesse entrare in pesante recessione) e lo stimolo dovrà essere devastante per essere efficace.

Purtroppo i governi non sono stati oculati negli anni precedenti e non hanno approfittato dei bassi tassi di interesse per ridurre i debiti pubblici che, al contrario, sono addirittura lievitati ed in alcuni casi anche in modo esorbitante, in particolare negli Stati Uniti.

I margini di manovra sono di conseguenza abbastanza ristretti ed i soldi vanno spesi subito e bene e devono essere indirizzati solo ed esclusivamente all’economia reale mettendo, per una volta, la finanza in secondo piano.

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