Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

IL FALLIMENTO DELLE BANCHE CENTRALI NEL PRODURRE CRESCITA ECONOMICA

Dall’inizio della Grande Crisi scoppiata tra il 2007 ed il 2008, le banche centrali mondiali hanno utilizzato due grosse leve nel tentativo, fallito, di reflazionare (far ripartire la crescita con la giusta dose di inflazione) le economie:

1)   Tassi di interesse a zero.

2)   Quantitative Easing (QE)

 

Rispetto al primo punto, le banche centrali hanno abbassato il costo del denaro portandolo a livelli storicamente mai visti. Nelle economie principali i tassi sono scesi a zero, mentre in molte economie emergenti, tranne in quelle dove l’inflazione è in ripresa (Indonesia, India e Brasile), i tassi di interesse sono stati ridotti ai minimi storici.

Un periodo di tassi così bassi, prolungato nel tempo (sei anni) e nello spazio (in quasi tutto il mondo), ha generato più danni che vantaggi. Inoltre l’attuale politica monetaria è destinata a durare ancora a lungo, malgrado i mercati abbiano ormai compreso che i benefici sulla crescita economia mondiale siano ormai nulli, se non addirittura controproducenti. Lo stimolo, così esteso nel tempo e nella dimensione, oltre 15 trilioni di QE messi in campo a livello mondiale, ha prodotto alcune significative conseguenze:

a)   penalizza i risparmiatori e tutti coloro che investono in obbligazioni a reddito fisso. Queste ultime hanno avuto un sensibile apprezzamento dei corsi dei tioli, compensate però da una riduzione dei rendimenti scesi, quasi ovunque, ai minimi storici.

b)  Continua concentrazione di attività finanziarie nelle mani di pochi che possono disporre di leva finanziaria (credito) a tassi zero per ulteriormente incrementare le già ingenti ricchezze.

c)  Incoraggia investimenti di bassa qualità e non selettivi. Quando il denaro costa nulla o quasi, le aziende lo utilizzano per riacquistare le proprie azioni e non si concentrano su investimenti produttivi ed industriali, i quali hanno un rischio più elevato rispetto a quelli finanziari. Viceversa, quando il denaro diventa più caro, gli investimenti lasciano la finanza e si concentrano nell’economia reale, creando vera crescita economica (occupazione e redditi).

d)   I prezzi degli assets finanziari sono completamente fuori controllo (immobili, azioni, obbligazioni, materie prime) in tutto il mondo con distorsioni così evidenti che i tassi hanno ripreso lentamente a crescere da questi livelli senza senso, malgrado la volontà delle banche centrali di mantenerli bassi.

Negli Stati Uniti, la Fed ha abbassato i tassi a zero dalla fine del 2008. Il risultato finale è che il mercato immobiliare è di nuovo in bolla. I prezzi delle case sono cresciuti ad una media superiore al +10% nell’ultimo biennio, ma sono, rispetto al reddito disponibile, molto più elevati che nel 2007.

Non solo i privati ma anche le aziende hanno ripreso ad indebitarsi ad un ritmo crescente. Il livello di liquidità delle aziende americane ha raggiunto i massimi storici, ma anche l’indebitamento supera del 20% quello di inizio crisi.

La disoccupazione, quella effettiva (U6), rimane ad un livello troppo elevato (13,1%),in quanto le aziende riducono le assunzioni o le limitano ad un part-time.

Il secondo più conosciuto e popolare strumento di politica monetaria utilizzato è il  Quantitative Easing or QE, così utilizzato:

a) per stampare denaro da parte delle banche centrali.

2) Per comprare “assets” con questo denaro (di solito bond sovrani e mutui).

Con questa procedura la banca centrale fornisce liquidità a quelle istituzioni finanziarie – solitamente banche – dalle quali compra gli assets indicati. In questo modo il QE permette ai governi di “gestire” il deficit crescente in quanto l’autorità monetaria diventa di fatto acquirente del debito sovrano, monetizzando il debito.

Il presupposto alla base del QE è l’idea che il metodo migliore per combattere la contrazione economica sia lo stimolo monetario a dosi da cavallo. Così ha fatto la Fed, seguendo il cammino tracciato, da oltre un ventennio, dalla Banca del Giappone. Molte altre banche centrali si sono allineate e tra le principali la Bank of England e la Bank of China.

Il problema è che il QE non funziona sull’economia reale, ma crea invece ulteriori bolle finanziarie che potrebbero sgonfiarsi anche contemporaneamente. La liquidità iniettata nel sistema finanziario si dissolverà, prima o poi, per volontà delle stesse banche centrali o per un evento shock esogeno ai mercati che farà da catalizzatore (default banche o sovrani, turbolenze politiche, dati macroeconomici negativi, etc..).

La Gran Bretagna ha stampato denaro per oltre il 20% del suo Pil ma gli effetti sulla disoccupazione e sulla crescita economica sono molto modesti. Qualche segnale si intravede ma ampiamente compensato dal rischio di bolla immobiliare che aleggia su Londra ed altre zone del Paese.

Il Giappone, invece, ha sicuramente superato la “perfida Albione” in termini di follia finanziaria. Negli ultimi vent’anni ha annunciato nove manovre di QE, pari al 20% del Pil. I risultati sono stati eloquenti: deflazione, disoccupazione in aumento, crescita economica bassa e stagnante. Un vero disastro…!!

Convinto che la soluzione dei problemi  fosse maggiore QE, il Giappone ha lanciato un altro QE da 1,4 trilioni di dollari lo scorso mese. Per capirne la dimensione, il Paese asiatico ha un Pil di 5,8 trilioni; quindi l’incidenza della nuova manovra è pari al 24% in un’unica soluzione.

Sommata alle precedenti, il Giappone avrà speso oltre il 40% del suo PIL in QE. Ma con quali risultati ?

L’inflazione sta lievemente riprendendo a crescere dopo un decennio di caduta libera, ma i prezzi salgono a causa del maggior costo delle importazioni di petrolio. I redditi invece continuano a calare e i giapponesi avranno sempre meno denaro disponibile da spendere, con evidenti ripercussioni negative sui già depressi consumi.

La sintesi è molto chiara: QE è stato un fallimento in Giappone e Gran Bretagna ma lo è anche negli Stati Uniti. Con oltre 3 trilioni stampati in quasi cinque anni, la crescita economica è stata inferiore all’8% mentre l’indice azionario domestico è salito del +180%. Prendere tempo non aiuta  a risolvere i problemi,soprattutto se si continua a creare nuovo debito.

Allacciamo le cinture perché arriverà presto il giorno in cui anche i mercati si renderanno conto del trucco…

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