Friday 22nd September 2017,
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Il FUTURO DI WALL STREET DOPO LA BRUSCA DISCESA

Pinguinoeconomico 11 aprile 2017 Materie prime Nessun commento
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La seduta negativa del 27 marzo, la prima nella quale sia il Dow Jones che lo S&P500 abbiano evidenziato un calo superiore al punto percentuale dopo 110 sedute, ha riaperto la speranza di coloro i quali sono convinti che Wall Street possa sperimentare una correzione più o meno sensibile nelle prossime sedute.

In scia alla imprevista mancata approvazione della nuova riforma sanitaria, la luna di miele tra Trump ed i mercati, iniziata dal giorno della sua vittoria elettorale, potrebbe anche bruscamente interrompersi.

Per i rialzisti, lo storno è stata l’occasione da tempo agognata per ributtarsi in un mercato nel quale hanno perso già diversi treni, tra i quali anche il “rally Trump”, mentre per i ribassisti è un indicatore che l’ascesa è terminata e che il trend positivo potrebbe essere al capolinea.

In realtà, nessuno dei due segnali è veritiero, malgrado sembri che siano i rialzisti che abbiano più da perdere in questo contesto, qualora la salita infinita di Wall Street cambi epilogo. Nelle due settimane successive a questa seduta di assestamento, gli indici non sono ancora riusciti, tuttavia, a ritornare sui massimi precedenti.

L’ascesa dei listini americani degli ultimi anni è soprattutto il frutto dell’intelligenza, della creatività e dell’innovazione delle aziende statunitensi.

Nello stesso tempo il plusvalore creato non è infinito e necessita di pause di consolidamento anche salutari per la continuazione del trend rialzista. La storia insegna, inoltre, che è difficile diventare ricchi in tempi brevi, anche sui mercati azionari, malgrado l’ultimo periodo di rialzo sembri dimostrare proprio il contrario.

Il Dow Jones, indice che ha iniziato la sua storia nel 1896 con solo dodici società quotate, è cresciuto di oltre il cinquantamila per cento in oltre un secolo si storia.

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Nello stesso periodo di centoventi anni, il prodotto interno lordo è invece salito del cento diciottomila per cento, oltre il doppio rispetto all’indice di Borsa.

Tuttavia, il percorso dell’indice non è stato così lineare, malgrado ora si celebri il superamento di quota 20.000 punti da inizio anno. Sono stati, infatti, necessari venticinque anni per recuperare il crollo del 1929 e sedici per rimbalzare dal combinato effetto della guerra del Vietnam, lo shock petrolifero del 1973 e le dimissioni del presidente Nixon.

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La premessa sembra confermare che gli indici azionari recuperano sempre le perdite nel lungo periodo, ma con tempi diversi. Al contrario, in assenza di correzioni superiori al dieci per cento negli ultimi otto anni, il mercato è più esposto a cali repentini, proprio ora che la Federal Reserve ha allentato la sua rete di protezione riducendo, in misura progressiva anche se lenta, la liquidità elargita al sistema finanziario.

Oggi, il mercato americano è completamente staccato dai fondamentali con un P/E sullo S&P500 che supera i 24 sugli utili attesi per il corrente anno, il 50% oltre la media storica di 17.

In aggiunta, il mercato diventa sempre più sopravvalutato in considerazione delle stime di utili dei prossimi trimestri, che vengono frequentemente riviste al ribasso.

L’enorme liquidità ancora presente nel sistema finanziario mondiale, ed in particolare americano, continua a sostenere le quotazioni azionarie, ma il calo della scorsa settimana e la difficoltà degli indici di recuperare velocemente la caduta sono un segnale di incertezza da non sottovalutare.

Nei giorni successivi al calo, lo S&P500 ha tentato di perforare al ribasso la media mobile a 50 giorni che transita in area 2.330 punti, livello dal quale è prontamente rimbalzato rimanendo nelle sedute successive ben al di sopra di tale soglia. E’ tuttavia probabile che riprovi a bucarla di nuovo nelle prossime sedute, aiutato dalla incertezza politica che ormai regna a Washington, con l’aggiunta delle tensioni militari in Siria ed in Corea del Nord.

L’entusiasmo creato dall’elezione di Trump in avanti, fenomeno che ha solo ulteriormente dilatato la già precedente bolla a Wall Street, sembra infatti parecchio annacquato.

 

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