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IL PORTOGALLO STA ANNEGANDO NEI DEBITI

Pinguinoeconomico 14 gennaio 2014 Dietro le quinte Nessun commento
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Il mercato dei capitali accoglie entusiasta il Paese lusitano, che segue il cammino già tracciato nel corso della scorsa settimana dall’Irlanda. Il rendimento del titolo portoghese è stato fissato al 5,35% per la scadenza a cinque anni con la domanda che ha superato di quasi 4 volte l’offerta.  Non più di due anni fa il rendimento del titolo decennale portoghese superò il 16%.

Il Portogallo sembra, pertanto, uscito dal periodo critico, tanto che rifiuta un secondo pacchetto di sostegno, ma richiederà probabilmente nei prossimi mesi una linea di credito di salvaguardia per proteggersi, in caso di emergenza o nuova turbolenza sui mercati finanziari.

Ma è vera gloria ? Non direi, visto che nulla è stato sistemato dalle parti di Lisbona ed  il Paese avrà bisogno di una ristrutturazione del debito come quella avvenuta in Grecia a fine 2012, in quanto la sostenibilità dello stesso nei prossimi anni è, come vedremo, praticamente impossibile. Il Portogallo continuerà infatti ad accumulare nuovi debiti nei prossimi anni che non sarà in grado di ripagare in quanto, anche in caso di ripresa, avrà una crescita economica troppo modesta, come il suo recente passato ha purtroppo dimostrato.

Mentre la Troika sostiene che il piano di austerità, implementato da due diversi governi con ben sette manovre fiscali molto severe per la popolazione, è sui corretti binari, i dati macroeconomici presentano una situazione molto differente.

IN SINTESI:

-      Il Paese ha il terzo debito pubblico in percentuale sul PIL in Europa (dopo Grecia ed Italia) ma il primo se contabilizziamo la bassa crescita e la spesa per interessi.

-      40 anni di deficit consecutivo e solo 16 di avanzo primario  (entrate-uscite senza contabilizzare la spesa per interessi) lasciano poco ottimismo sulla ripresa futura.

-      Il governo ha pochissimi margini di manovra non potendo ulteriormente alzare le tasse o tagliare la pesa pubblica.

-      Il Portogallo ha circa la stessa popolazione della Grecia (circa 10mln), con un tessuto industriale più sviluppato rispetto agli ellenici, ma meno turismo ed un sistema bancario in maggiore sofferenza.

Basterebbero questi numeri per capire che il debito del Portogallo avrà bisogno di un haircut (taglio) di almeno il 30% il prima possibile per evitare successivamente ristrutturazioni ben più severe, come avvenuto in Grecia con penalizzazioni molto superiori (80%) per i creditori.

Il Paese ha già goduto di aiuti finanziari significativi: 78mld del pacchetto europeo di salvataggio + 44mld di LTRO destinati alle banche domestiche + 23mld di bond sovrani acquistati dalla BCE nel 2011, oltre a diversi miliardi ottenuti anche dalla BEI.

L’economia potrebbe essere ritornata a crescere già dallo scorso 2013; tuttavia le imprese domestiche sono sempre strangolate dal “credit crunch” e dai tassi di interesse troppo elevati. Consumi ed investimenti sono crollati per gli innumerevoli tagli di salari e pensioni che si aggiungono all’incremento della tassazione.

Secondo le previsioni del FMI il debito pubblico avrebbe dovuto scendere al 108% del Pil a fine 2013 ma è invece decollato fino al 128%, mentre è probabile che raggiungerà il 140% già a metà 2015.

Il Portogallo dovrà rifinanziare nel prossimo biennio quasi il 30% del debito in scadenza. Qualora non riuscisse ad emettere bond sul mercato dei capitali sarà ancora l’Europa che dovrà intervenire con un secondo salvataggio per non rischiare il default e perdere i soldi del primo pacchetto di aiuti.

Il Paese è fortemente indebitato: debito pubblico e privato (senza aggiungere quello del settore finanziario) raggiungono il 350% del Pil, contro una media europea del 240%.

Negli ultimi sei anni il PIL è cresciuto solo nel 2010, perdendo complessivamente circa 8 punti percentuali.

Il taglio pesante di salari e pensioni si riflette sui prezzi al consumo. Il Portogallo è in piena deflazione già dal 2012 (-0,6%) e questa è una vera tragedia per un Paese notevolmente indebitato.

Il tasso di disoccupazione è al 14,7%, ben al di sopra della media UE al 12,2% ma solo grazie alla emigrazione di molti lavoratori verso le ex colonie. Oltre un milione di portoghesi sono volati in Brasile, Angola e Mozambico nell’ultimo quinquennio.

I default dei debiti privati hanno raggiunto il 17% del totale mentre i prestiti verso lo stesso settore sono diminuiti del 15% dal 2010.

Il Paese ha infine un grosso problema demografico: la popolazione si è ridotta di oltre 700k unità negli ultimi dieci anni ed il tasso di fertilità è di 1,28 figli, la media più bassa in Europa rispetto ai picchi di 2 di Irlanda e Francia, dati che non aiutano la sostenibilità del debito negli anni futuri.

In conclusione ci vuole coraggio, alla luce dei numeri indicati, a credere nel miracolo lusitano. Il Paese ha fatto i compiti a casa, ha tagliato l’impossibile ma non ha i mezzi per ripagare il debito, o almeno una buona parte di esso. Più si aspetta ad intervenire e più l’operazione di taglio del debito sarà onerosa come è stata per la Grecia.

Chi compra bond portoghesi sa ora quale rischio corre e non deve farsi illudere da questo momentaneo entusiasmo, che aleggia sulle obbligazioni dei Paesi periferici europei, purtroppo solo speculativo.

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