Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

IL TEMPO STA FINENDO….

Solo quando siamo bambini, lo vedo con le mie figlie, abbiamo scarsa (per fortuna) sensazione del tempo. Poi già dalla adolescenza incominciamo ad avere difficoltà a gestirlo e capiamo subito che si tratta di una risorsa scarsa ma ancora sufficiente. Poi nel resto della nostra vita è un continuo affanno. Le ore non bastano mai e le giornate dovrebbero essere più lunghe per lavorare extra-time o passare più tempo in famiglia o per dedicarlo ad un giusto riposo. Ma il tempo è la miglior medicina solo per lenire dolori fisici e psicologici mentre nella teoria economica non è sufficiente per curare le ferite aperte di una economia mondiale malata da oltre un trentennio.

Premessa ovvia e banale per stigmatizzare il comportamento di governi e banche centrali che stanno gestendo questa crisi finanziaria con la strategia (magari ne avessero una invece è una pura tattica di catenaccio a oltranza) dello struzzo o come dicono gli anglosassoni del “kicking the can on the road” (calcio alla lattina).

Dall’Europa agli Stati Uniti, dal Giappone alla Gran Bretagna fino alla Cina la politica fiscale, un mix di pesante austerità, nuove tasse e tagli alla spesa pubblica e ai servizi sociali ha lasciato strada a politiche monetarie convenzionali in una prima fase con il ribasso dei tassi e successivamente “extra contabili” con la massiccia creazione di denaro fresco per tentare di rinvigorire la crescita.

Il risultato è stato un fallimento drammatico, evidente a tutti, e mascherato da dati macroeconomici spesso manipolati per giustificare il continuo ricorso a dosi di ormoni (quantitative easing) da cavallo per uscire dalla crisi.

Si è cercato di buttare la polvere sotto il tappeto nella speranza di prendere tempo. Trascorsi già cinque anni dal fallimento della Banca d’affari Lehman Brothers che rappresenta il punto di partenza e shock della attuale crisi finanziaria, poi divenuta economica, e nella quale siamo ancora immersi ecco alcuni crudi dati che confermano che la situazione continua ad aggravarsi con il trascorrere del tempo:

–          I debiti pubblici dei Paesi sono aumentati complessivamente del +30% rispetto allo scoppio della crisi con punte del +180% per la Spagna e del +500% dell’Irlanda. La Grecia, ormai data in ripresa, ha ancora un debito insostenibile pari al 169% del Pil dopo due default pilotati che hanno già cancellato 200mld di debiti. Già si parla di nuova ristrutturazione necessaria per la Grecia nel 2014 ma anche per Portogallo ed Irlanda.

–          – la disoccupazione nei Paesi Eu supera i 20ml di unità con Grecia e Spagna sopra il 25% e Croazia oltre il 20%. Negli Usa invece è calata dal 10% al 7,2% ma il tasso di partecipazione della forza lavoro è sceso ai minimi dal 1976 e il 77% dei nuovi occupati post crisi ha un lavoro part-time e mal retribuito.

–          La crescita è inesistente o modesta con l’Europa che esce dalla recessione tecnica ma rimane in “depressione economica”, gli USA che crescono a ritmi inconsueti (2% medio) rispetto ai tradizionali periodi post-recessivi, la Cina che si attesta al 7,5%, valore più basso da 23 anni ed il Giappone che è sempre impantanato tra recessione e ripresa modesta da oltre 20 anni.

–          Deficit: nessun Paese ha raggiunto il pareggio di bilancio malgrado le massicce manovre di austerità messe in campo. In Europa quasi tutti gli stati sforano anche il parametro del 3%.

–          Credito: la bolla creditizia che si è sviluppata in 30 anni è esplosa negli Stati Uniti a fine 2008 ma si è completamente ricreata e persiste in molti Paesi occidentali. Privati, aziende e Stati hanno una leva finanziaria insostenibile e nei Paesi dove la stanno riducendo (deleverage), per volontà o per esigenza (mancanza di credito), abbiamo assistito ad una austerità feroce che ha eroso anni di crescita economica portando alcuni Paesi quali Grecia e Portogallo a livelli di povertà impensabili. Purtroppo il livello di debito cumulato è ancora troppo elevato e non sarà sufficiente una riduzione degli stili di vita per ridurlo.

–          Bolla immobiliare: Israele, Canada, Norvegia, Belgio, Olanda, Australia, Dubai, Hong Kong, Londra e Singapore sono le fonti principali di preoccupazione tra gli economisti e gli analisti del settore immobiliare. I prezzi delle case sono saliti del 40% in Israele dal 2009, in Norvegia fino al 30% ed in Svizzera oltre il  20% nello stesso periodo. C’è poi anche la Cina, il Brasile e nuovi timori anche per gli USA. Purtroppo la politica del denaro a costo quasi nullo incentiva privati e speculatori ad investire nel mattone alimentando in modo fittizio la crescita dei prezzi. Quando poi le bolle scoppiano sono devastanti e molto più di quelle dei mercati finanziari. Infatti mentre solo una media tra il 10 e 20% della popolazione mondiale nei Paesi sviluppati detiene azioni in portafoglio si stima che almeno il 60% invece sia proprietario di un appartamento. Quindi quando crolla il mercato immobiliare la distruzione di ricchezza è ben superore rispetto alla discesa dei listini azionari come è accaduto nel 2009 negli Stati Uniti ma soprattutto in Spagna ed Irlanda, Paesi completamente impoveriti dallo scoppio di una bolla immobiliare senza precedenti, nello stesso periodo.

–          Mercati finanziari: sono gli unici che ringraziano ovviamente le banche centrali e continuano a ballare incuranti che il Titanic abbia già speronato l’iceberg. Azioni e obbligazioni sono investite dai trilioni di dollari stampati dalle autorità monetarie nel tentativo disperato di rilanciare la crescita economica. Risultato: la formazione di una bolla gigantesca che continua ad autoalimentarsi e che quanto prima  scoppierà con conseguenze inimmaginabili.

IL TEMPO STA FINENDO

©Roger Beale

La durata media del ciclo americano espansivo, dopo la seconda guerra mondiale, è di 68 mesi.  Ora siamo a 58 ma mai un periodo di crescita è stato così artificialmente sostenuto come nell’ultimo quinquennio. Solo nel 1991-2001 abbiamo avuto un periodo espansivo più lungo della media. Anche allora i tassi erano molto accomodanti ma il bilancio pubblico era praticamente in pareggio mentre oggi perde un trilione di dollari all’anno (deficit). Ciò malgrado il periodo è terminato con lo scoppio della bolla internet ed il crollo di Wall Street tra il 2001 ed il 2002. I 68 mesi sarebbero raggiunti a maggio 2014 curiosamente quando si pensa che la FED, ora sembra invece avere cambiato idea, potrebbe terminare il suo intervento di quantitative easing.

Questa volta ci fermeremo prima. Ormai la barca è ferma e non basta soffiare sulla vela per farla muovere.

La Fed continuerà a stampare moneta per contrastare un ulteriore rallentamento ? Può anche darsi visto che ormai sembra l’unica irrazionale risposta ad una crisi strutturale.

Anche Europa, Giappone e Cina si aggiungono con i loro problemi domestici, frutto di una crescita quasi sempre senza freni e mal gestita, che rimangono ampiamente irrisolti malgrado l’ottimismo dilagante dei rispettivi governanti sulla fine della crisi.

La cruda sintesi invece è che stiamo arrivando al capolinea e questa volta nudi senza cioè più cartucce da sparare (monetarie e fiscali) ed il tempo sta per finire…..

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