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INDIA – LE CONTRADDIZIONI DELLA CRESCITA ECONOMICA

Pinguinoeconomico 29 febbraio 2016 Mondo Nessun commento
INDIA  - LA NUOVA TIGRE ASIATICA - 1

La rincorsa è terminata e, dopo diversi anni di inseguimento, l’economia Indiana ha definitivamente superato la rivale cinese diventando la più brillante nel continente asiatico e l’unica a crescere ad un ritmo superiore al 7%, lo scorso anno. La politica economica del Presidente Modi, vincitore a maggioranza plebiscitaria nelle ultime elezioni politiche del maggio 2014, è mirata ad aprire il Paese agli investitori internazionali ed a costruire le infrastrutture necessarie, di cui il Paese necessita, per diventare stabilmente una vera potenza economica mondiale. I settori di eccellenza non mancano: dal tessile, all’agro alimentare, dalla cantieristica alla chimica, dalla tecnologia al farmaceutico, dall’industria automobilistica fino al turismo solo per elencare i principali. L’India è da sempre dotata di manodopera molto qualificata a tutti i livelli, molto ricercata anche a livello internazionale.

La divisione in caste sociali e, pertanto, anche economiche di gran parte della popolazione è stato e rimane, tuttora, uno dei principali limiti alla realizzazione di una crescita a doppia cifra come quella registrata dalla Cina, nelle ultime due decadi.

L’india ha, inoltre, una delle più giovani popolazioni mondiali con un numero di Under 25 superiore alla popolazione di Stati Uniti e Brasile, con evidenti ripercussioni per l’occupazione.

La nuova sfida economica indiana del nuovo millennio non si limita solo ad attrarre investimenti, ma si concentra anche sulla necessità di trovare un posto di lavoro per milioni di giovani.

La forte crescita economica indiana fatica, infatti, a produrre nuovi posti di lavoro e provocherà, in futuro, un problema demografico. Meno del 10% degli occupati ha un lavoro ufficiale, sebbene sia difficile trovare dati statistici precisi e confrontabili. L’India ha creato 296.000 nuovi posti di lavoro tra il giugno del 2014 e 2015, secondo il Ministero del Lavoro, in otto settori selezionati. Questo dato impallidisce con il milione di nuovi giovani circa che si affaccia ogni anno sul mercato del lavoro.

FARE BUSINESS NEL PAESE

Modi era a conoscenza della impervia sfida, già nel 2013. In una intervista rilasciata, in qualità di capo dell’opposizione, riconobbe la necessità di creare nuove opportunità per i giovani, attraverso una maggiore educazione scolastica. I suoi sforzi per facilitare l’ingresso degli investitori esteri nel Paese sono stati finora ancora insufficienti per la presenza della forte burocrazia, una corruzione dilagante ed il deficit di infrastrutture in diverse aree del Paese. L’India si piazza ancora oggi 130esima su 189 economie nella classifica della Banca Mondiale per la facilità di aprire un nuovo business, ancora assai lontana dall’obiettivo minimo dichiarato di entrare nelle prime 50 posizioni, almeno nei prossimi due anni.

Anche la distribuzione del lavoro sta cambiando nel Paese. Nel 2003 la percentuale di posti di lavoro nel settore pubblico raggiungeva il 69% del totale, scesa al 60% nel 2011, mentre l’occupazione nel settore privato è cresciuta del 38% nello stesso periodo, un risultato confortante ma ancora troppo modesto per le potenzialità del mercato indiano.

Il lavoro non si crea in pochi giorni e l’India soffre dello stesso problema della Cina in seguito alla eccessiva sovra popolazione. Anche una crescita economica superiore al 7%, una delle migliori al mondo in questo periodo di rallentamento economico planetario, potrebbe non essere sufficiente a garantire un futuro a milioni di giovani indiani. Il miracolo economico indiano, per arrivare al livello di quello cinese, ha ancora diversi ostacoli da superare.

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