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Pinguinoeconomico

LA BOLLA DELLE MATERIE PRIME E’ GIA’ SCOPPIATA

Pinguinoeconomico 21 novembre 2014 Materie prime Nessun commento
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Crolla il prezzo del petrolio, da fine giugno – 30% rispetto ai massimi dell’anno, ma anche rame, ferro e persino i metalli nobili (oro ed argento), vedono le proprie quotazioni inabissarsi, senza apparente spiegazione, visto che le economie mondiali sono “vendute” dai media finanziari in significativa ripresa.

La realtà è, invece, completamente diversa. Sappiamo, per esperienza, che le materie prime, pur avendo negli ultimi vent’anni una sempre crescente componente speculativa e di “hedging” (copertura del rischio), tendono a scendere quando il ciclo economico rallenta, o entra in recessione. Frequentemente, altresì, tendono invece ad anticiparlo. Gli indici manifatturieri e la produzione industriale sono ancora positivi od in espansione nelle principali economie mondiali, mentre le materie prime utilizzate nel ciclo produttivo stanno già crollando, da almeno sei mesi. Infine, i cicli delle materie prime sono molto lunghi, tra i più estesi tra le diverse  “assets class” finanziarie ed è pertanto molto probabile che un cambiamento di trend dei prezzi possa essere, come vedremo, lungo e duraturo.

La principale imputata di questo crollo è sicuramente la Cina, la cui economia è sensibilmente rallentata negli ultimi due anni. Come si vede dal grafico, l’economia asiatica rimane, da diversi anni, il maggior consumatore mondiale delle materie prime usate nel ciclo produttivo ed in particolare industriale: petrolio, nickel, zinco, alluminio, rame, alluminio.

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In aggiunta, alcuni economisti prevedono la Cina in linea per un “hard landing”, ossia un significativo rallentamento della crescita economica, fino ad un dimezzamento di quella stimata per il corrente anno (7,5%).

Il “leit-motiv”è lo stesso da almeno un biennio: gigantesca bolla immobiliare, eccesso di credito (oltre $15 trilioni di nuovi prestiti nell’ultimo triennio), domanda interna che non riesce a compensare la decrescita delle esportazioni, vero motore della crescita economica cinese negli ultimi 30 anni. Anche gli investimenti, quelli esteri in particolare, sono calati, a conferma del rallentamento, ormai decisamente evidente.

Anche oggi la banca centrale ha abbassato i tassi d’interesse sui prestiti e quello sui depositi, in quanto ormai a corto di idee per stimolare l’economia. Tra tutte le bolle evidenziate, la più clamorosa è quella immobiliare con il prezzo delle case, in calo per il secondo mese consecutivo in quasi tutti i distretti monitorati (69/70) dal Governo centrale. Complessivamente, i prezzi sono in deciso calo da sei mesi consecutivi e si teme che la discesa non sia assolutamente terminata. La debolezza del settore delle costruzioni sta impattando sugli acquisti delle principali materie prime utilizzate: dal rame all’alluminio, dal petrolio al cemento. Ma la Cina non è l’unica responsabile. Sottolineerei almeno:

  • SOVRACAPACITA’: gli investimenti, rispetto al rallentamento delle vendite dei settori produttivi, sono ancora troppo elevati, in particolare per le società nel settore energetico (oil &gas).
  •  LA FORZA DEL DOLLARO: l’equazione è nota. Dollaro forte = debolezza delle materie prime.
  • CROLLO DEI PREZZI DI PRODUZIONE: è un circolo che si autoalimenta. Scendono i prezzi delle materie  prime ed i produttori chiudono o riducono investimenti e costi del lavoro, in modo da abbassare il livello di pareggio per estrarre il prodotto. Così facendo, il ciclo deflazionistico continua però ad alimentarsi, provocando ulteriori ribassi delle quotazioni.

Concludo con una grafico di Credit Suisse che illustra la lunghezza ribassista dei cicli produttivi rispetto a quelli rialzisti. Nello specifico analizziamo il petrolio, la materia prima non solo più nota, ma forse anche quella più utilizzata nella nostra quotidianità.

Sembrerebbe che lo spazio di discesa sia ancora considerevole, vedendo l’ampiezza dei precedenti mercati ribassisti durati dagli 11 fino a 28 anni.

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