Friday 22nd September 2017,
Pinguinoeconomico

LA CRISI DEL MODELLO AMERICANO

Pinguinoeconomico 28 aprile 2016 Mercati finanziari Nessun commento
la forza del mercato azionario americano

La modesta distanza dello S&P500 rispetto al suo massimo storico, raggiunto lo scorso 20 maggio, fa dimenticare le difficoltà della prima economia mondiale, che si dibatte dal 2009 nella più debole ripresa post recessiva dalla seconda guerra mondiale in avanti.

Del 25% circa delle società dello S&P500 che hanno già pubblicato le trimestrali, oltre il 60% ha dichiarato un calo dei ricavi, in alcuni settori (energia e banche) anche molto vistoso.

La crescita batte quindi in testa e sembra solo sufficiente a creare nuovi posti di lavoro, secondo i report mensili pubblicati dal Bureau of Labor Statistics. Domani verrà pubblicata la prima proiezione del Pil del trimestre di inizio anno, che si prevede in crescita intorno ad un +0,7%. Catene di ristoranti e della grande distribuzione hanno proseguito, anche in questi mesi, a chiudere i punti vendita non remunerativi alla disperata ricerca di aumentare la redditività. Tale processo di razionalizzazione prosegue già da un paio di anni e conferma lo stato di malessere del consumatore a stelle e strisce, il quale non è più così disposto ad utilizzare la leva del credito per mantenere i suoi livelli di consumo elevati, in presenza di redditi che non tendono a crescere, ormai da diversi anni.

Quando i tassi di interesse vengono compressi a livelli così bassi, vicini allo zero, per un periodo così prolungato e la crescita economica stenta a ripartire, è necessaria una riflessione sulle persistenti ragioni di tale debolezza. Le periferie di molte città statunitensi sono in forte decadenza e la violenza dilaga incontrollata. Città come Detroit sono già andate in bancarotta ed altre come Chicago sono in cima alla lista delle prossime.

La diseguaglianza si è accentuata con l’1% della popolazione che controlla il 70% della ricchezza nazionale.

LA CRSI DEL MODELLO AMERICANO  -1

Il grafico precedente mostra che il reddito del 90% della popolazione è diminuito di quasi l’11% negli ultimi 14 anni, mentre quello della fascia compresa tra lo 0,5 e l’1% è aumentato della stessa percentuale.

Oltre 46 milioni di cittadini, pari al 15% del totale, riceve un “food stamp” o sussidio alimentare, mentre 147 milioni di americani vivono con almeno un sussidio statale o federale che integri la misera pensione. Il numero di persone ultra settantenni che ancora lavorano è in continuo aumento, mentre la percentuale di persone che non è in grado di sostenere una spesa improvvisa di 400 dollari, senza far ricorso ad un prestito o vendendo qualcosa, raggiunge il 47% degli intervistati. Queste statistiche demografiche-sociali sono continuamente pubblicate, ma devono essere anche contestualizzate nella realtà statunitense nella quale si tende a spendere tutto il reddito ed a non pensare ai risparmi futuri. Spesso, tuttavia, non si tratta di scelta, ma solo di necessità. Il 25% dei pensionati smette di lavorare con meno di 10.000 dollari sul conto corrente e rate di debito che non riesce a coprire con la sola pensione.

La finanza disprezza queste notizie e ignora l’evolversi dell’economia di strada. Oggi si concentra sui risultati di Apple, ammutolita per il primo calo trimestrale di fatturato della produttrice di smartphone negli ultimi 13 anni. Domani c’è la riunione della Fed e dopodomani quella della Bank of Japan. L’economia langue in una crescita modesta e riprendono i licenziamenti di massa: Intel ne ha annunciati 12.000 la scorsa settimana. Anche il petrolio vola da 25 a 45 dollari, ma l’eccesso di offerta  non si è ridotto. La corsa all’acquisto potrebbe addirittura spingere l’oro nero fino ai 60 dollari, mentre le scorte continuano ad aggiornare nuovi massimi storici.

Speculazione fortissima su qualsiasi assets class, questa è la parola d’ordine, ma Wall Street è sempre più lontana dai bisogni della popolazione che cerca in Trump e Sanders nuovo paladini per protestare contro l’establishment dei partiti, un fenomeno nuovo che ancora viene sottovalutato, ma che avrà il suo peso nelle elezioni di novembre. Qualora gli Stati Uniti cadano in recessione nei prossimi mesi, come alcuni economisti pensano, Trump potrebbe beneficiarne sicuramente più della Clinton.

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