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LA FED IN UN VICOLO CIECO

Pinguinoeconomico 18 novembre 2015 Economia Nessun commento su LA FED IN UN VICOLO CIECO

La Yellen sfoglia i petali della margherita nella speranza di trovare lo spunto finale per rinviare la decisione sul rialzo dei tassi di interesse a metà dicembre, ormai suggerita o ventilata anche da diversi economisti. La Banca Centrale americana è infatti incastrata in un percorso molto stretto e con poche vie di uscita e sembra sul punto di cambiare la propria strategia di politica monetaria, spostando la barra da pesantemente restrittiva a leggermente espansiva.

I tassi di interesse hanno raggiunto un livello così basso, già da diversi anni, che pare possano avere ormai un effetto più controproducente che benefico nello stimolare un’economia che non viaggia ancora al massimo delle sue potenzialità, malgrado tutti gli aiuti ricevuti dal 2009 fino ad oggi, sia fiscali che monetari.

ASPETTI POSITIVI

L’economia americana è una delle poche in crescita continuativa negli ultimi sei anni, anche se ad un livello medio del 1,8% annuo nell’ultimo lustro, un andamento pari alla metà delle precedenti fasi di ripresa post recessione. Segnali confortanti giungono sia dal mercato del lavoro con il tasso di disoccupazione, che si è dimezzato in quattro anni dal 10% al 5% attuale, che dal mercato immobiliare ancora molto tonico con prezzi e locazioni ai massimi dal 2005, nonché dalle vendite auto che per la prima volta quest’anno ritorneranno ai livelli di vendite pre recessione.

Note positive anche dal settore dei servizi, ancora molto robusto grazie al contributo dei settori tecnologici e sanitari, che rappresentano i due principali motori del comparto.

ASPETTI NEGATIVI

Malgrado oltre quattro trilioni di dollari stampati, la Banca Centrale non è riuscita nell’intento di “reflazionare” l’economia, vale a dire nell’obiettivo dichiarato di mantenere l’inflazione almeno al 2% annuo. Preoccupa non tanto il livello dei prezzi al consumo, ma in particolare quello dei prezzi alla produzione, negativi già da diversi mesi consecutivamente.

In aggiunta, il livello degli inventari è assai elevato ed il rapporto tra scorte e vendite è il più alto mai raggiunto in tempi di espansione economica. I consumi sono sempre in crescita, ma negli ultimi due mesi il ritmo di incremento è significativamente calato, mentre è salita la quota di debito utilizzata dalle famiglie per alimentarli ed in particolare nella componente auto. Infine, le azioni delle principali catene di distribuzione stanno crollando, sotto i colpi di trimestrali inaspettatamente negative.

In difficoltà, invece, anche il settore manifatturiero che sembra essere già in recessione. Tutti gli indici regionali delle rispettive Banche Centrali confermano tale dato già da alcuni mesi mentre il settore continua a licenziare addetti, anche a causa delle evidenti difficoltà del comparto energia e delle materie prime. Tuttavia, in seguito al processo di globalizzazione, l’incidenza del peso del settore manifatturiero sulla crescita statunitense è sceso oggi ad un modesto 9% e pertanto non è un elemento così preoccupante.

UNA DECISIONE DIFFICILE

Il rialzo di solo un quarto di punto dopo ben dieci anni (l’ultimo risale al 2006) rappresenta un dilemma molto serio da superare da parte del Board della Federal Reserve. Verrebbe da pensare che la situazione sia talmente grave che l’economia a stelle e strisce e quella mondiale non siano in grado di sostenere un aumento così modesto. Tuttavia, non è la dimensione del rialzo, ma l’impatto che una simile decisione potrebbe provocare anche sui mercati azionari, gli unici a resistere durante il 2015 grazie allo tsunami di liquidità che li ha inondati. Anche l’ultima campagna di trimestrali, ormai quasi conclusa, si è rivelata peggiore delle aspettative, con utili in calo, rispetto al trimestre precedente, per la prima volta dal primo trimestre 2009.

In seguito all’ultimo dato positivo sull’occupazione americana del mese di ottobre, la percentuale di economisti che prevedono un rialzo dei tassi a dicembre è cresciuta sensibilmente e supera i due terzi dei consensi. Tuttavia, per quanto sopra e vista l’incertezza economica, sia domestica che internazionale (Il Fondo Monetario internazionale ha chiesto espressamente alla Fed di non modificare la politica monetaria), è lecito aspettarsi l’ennesimo rinvio.

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