Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

LA GUERRA VALUTARIA ALL’ULTIMO ATTO: VINCENTI E PERDENTI

Anche l’euro, grazie alla BCE, entrerà nell’arena della battaglia ormai globale per svalutare la nostra moneta, nel tentativo disperato di ridare slancio alle economie europee, sempre molto anemiche. Così sembra dal prossimo giugno, secondo le intenzioni espresse dal governatore Draghi. Ma la partita è già iniziata e l’euro è già alla quarta seduta consecutiva di deprezzamento a 1,37 dagli 1,40 che avevano seguito la decisione della Banca Centrale nell’ultima riunione di non procedere ad interventi straordinari. Poi, durante la conferenza stampa, l’annuncio dell’inizio della svalutazione da giugno, che potrebbe essere irreversibile.

Il vero problema delle svalutazioni valutarie consiste nella mancanza di domanda. Esattamente quello che sta accadendo dall’inizio della crisi del 2008, caratterizzata da un eccesso di offerta. Il calo della domanda in gran parte del globo ha innescato una serie di svalutazioni valutarie per rendere le proprie esportazioni più competitive. I promotori di questa gara al massacro sono ovviamente gli Stati Uniti, i quali in quanto a finanza creativa non si fanno mai mancare nulla (l’hanno inventata loro!).

Da questo Paese partono i più importanti flussi commerciali  e finanziari, verso le altre nazioni.  Pertanto una svalutazione del dollaro americano favorisce le esportazioni a stelle e strisce, mentre penalizza quelli dei suoi partner commerciali. Si aggiunga inoltre la componente finanziaria, in particolare quella speculativa, che vende la divisa che si svaluta, confidando di poterla riacquistare a prezzi inferiori, ed acquista assets (bond, azioni, commodities e anche immobili) in altre valute, storicamente quelle asiatiche e delle altre nazioni emergenti con rendimenti più elevati. Così si distruggono tutti i benefici della globalizzazione (libera concorrenza) e si esporta deflazione negli altri Paesi, come ha fatto la Cina per oltre un ventennio nei confronti del mondo.

Fino al 1971 ogni Paese poteva dichiarare la percentuale della propria svalutazione in relazione alla quotazione dell’oro. Poiché questa regola divenne un grosso limite alla possibilità di creare nuova ricchezza virtuale o fittizia, gli Stati Uniti iniziarono a non rispettarla ed a stampare moneta deprezzando a proprio piacimento la propria divisa, esattamente come succede oggi con l’intervento massiccio delle rispettive banche centrali.

Se analizziamo invece l’economia cinese, essa sta decisamente rallentando dopo un’abbuffata di investimenti in infrastrutture ed una gigantesca bolla creditizia. Per difendersi il governo può deflazionare l’economia, rallentando l’inflazione. In questo modo tuttavia diminuisce la crescita economica, rischiando anche forti disagi sociali. Meglio allora svalutare la propria moneta, che è ciò che i cinesi stanno mettendo in pratica da inizio anno (-4% su dollaro). Tale politica economica è però ormai adottata da diversi Paesi, che non possono rimanere competitivi di fronte a svalutazioni di economie confinanti od emergenti, verso le quali hanno intense relazioni commerciali. La svalutazione della Cina è solo all’inizio e arriverà fino al 10-20% nei prossimi anni, esportando deflazione in diversi mercati, come già si nota in gran parte dell’Europa.

Nel gennaio del 2012, il Giappone svalutò lo Yen del 30%, con conseguenze significative nei confronti delle principali economie asiatiche, anche se meno intense del previsto, in quanto, come si intuisce dal grafico seguente, negli ultimi 20 anni la Cina è diventata il maggior partner commerciale asiatico, ridicolizzando il Giappone.

CINA E GIAPPONE

Inoltre, quando le grandi potenze svalutano, per gli altri Stati, diventa più conveniente importare beni e servizi e quindi i prezzi tendono a scendere,  spiegando così una delle cause di questo periodo deflazionistico.

A differenza di altre nazioni, le autorità cinesi hanno consigliato ai loro cittadini di comprare oro, per cautelarsi contro la svalutazione della divisa nazionale. Malgrado gli acquisti cinesi di metallo giallo siano i più importanti al mondo e continuino a crescere, il prezzo dell’oro fisico è caduto nel 2013, dopo diversi anni di crescita. L’oro è infatti un vero asset:, è denaro, ma al tempo stesso non è una valuta e non ha debiti sulle spalle, come tutte le divise mondiali. L’oro è storicamente apprezzato come un modo per proteggere i risparmi, rispetto alla moneta cartacea. Anche le azioni di alcune compagnie quotate potrebbero avere la stessa funzione, ma con un rischio di quotazione molto più elevato.

Mentre la Cina sta rallentando la propria crescita, gli Stati Uniti, meno dipendenti dall’export per la crescita del Pil, registrano performance economiche migliori rispetto alla Germania, Paese che invece fa un grande affidamento sulla crescita delle esportazioni, peraltro penalizzate dalla rivalutazione dell’euro. Per difendersi da queste svalutazioni aggressive, alcuni Paesi adottano misure di difesa/ritorsione, applicando dei dazi doganali alle merci. Russia, Argentina, Brasile, Portogallo, ma anche gli Stati Uniti applicano dazi alle importazioni, misure che venivano utilizzate in tempi antecedenti alla globalizzazione. Quest’ultima crea prosperità producendo beni a prezzi sempre più convenienti, anche se ora l’offerta eccede di gran lunga la domanda, a causa del calo dei consumi mondiali.

Sul lato finanziario, le economie mondiali sono inondate da denaro a basso costo. Le banche devono investirlo in attività più remunerative ed iniziano il giochino del “carry trade”, ingegneria finanziaria che non crea domanda di prodotti e non fa crescere l’economia, come invece ci vogliono far credere le banche centrali, da alcuni anni.

Infine tanto più nuovo denaro verrà stampato dal nulla e più quella moneta perderà di valore, alimentando, dopo un periodo di deflazione, una forte accelerazione della crescita dei prezzi e della conseguente ripresa dell’inflazione.

Passato, presente e futuro.

Le valute continueranno a collassare in una Guerra fratricida che porterà anche all’estinzione di alcuni di esse (perdita totale di valore). Tutte perdono in questa competizione assurda, mentre oro ed argento trionferanno, invece, come “nuove valute” a questa prossima mattanza.

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