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LA PROSSIMA CRISI FINANZIARIA

Pinguinoeconomico 27 giugno 2014 Economia Nessun commento
TEMPORALE-2

Tuoni e fulmini sulla serenità delle economie mondiali. I mercati sembrano invece imperturbabili, seduti sulla montagna di liquidità che le banche centrali continuano a produrre, anche se in misura progressivamente ridotta.

Gli Stati Uniti rallentano vistosamente, registrando il peggior trimestre degli ultimi 5 anni. Si tratta tuttavia del quarto trimestre peggiore, post seconda guerra mondiale ed il più negativo da 30 anni, escludendo il terribile semestre tra fine 2008 ed inizio 2009 che coincise con la Grande Recessione. Dagli inizi degli anni ‘80 partì infatti la Reaganomics, politica economica che ha cambiato il mondo a cavallo del millennio e che ha tuttavia provocato gli attuali squilibri finanziari, presenti nelle economie mondiali, sia sviluppate che emergenti.

È prossima quindi una nuova grave crisi finanziaria? Senza dubbio, ma il suo decorso sarà diverso dalla precedente ed ancora più doloroso. Dall’esperienza della precedente ed in mancanza di misure efficaci (tutte le armi di politica monetaria sono ormai spuntate), le misure intraprese da governi e banche centrali per contenerla saranno per necessità differenti.

Tuttavia, l’obiettivo di fondo sarà sempre il medesimo: salvare il sistema finanziario. Mentre nella prima crisi i cittadini sono stati coinvolti indirettamente con un incremento della tassazione per tentare di ridurre deficit e debito, nella successiva è molto probabile un intervento forzoso ancora più massiccio.

Tutto lascia presagire che si stiano creando le condizioni per una nuova grande crisi. La volatilità dei mercati è ai minimi, i tassi di interesse pure, le borse volano, ma anche i corsi delle obbligazioni. L’attuale calma dei mercati assomiglia a quella che precedette il 2007 e che poi condusse alla crisi finanziaria dell’autunno del 2008. La storia si ripete, sempre, ed in particolare in economia, dove i cicli rialzisti e ribassisti si dovrebbero alternare, mentre le banche centrali fanno di tutto per evitarlo artificialmente.

La ripresa, tanto annunciata, non è mai arrivata, soprattutto in Europa. Anche la prossima crisi è però già in ritardo. Prevista nel secondo trimestre 2013, si trascina anche nella prima parte del corrente anno, grazie agli ultimi scampoli di liquidità rilasciati dalle banche centrali. Ora è data per certa almeno per il 2015 ed al massimo per il 2016.

Non è questione di se e quando. Sarà comunque la peggiore crisi finanziaria di tutti tempi, che avrà conseguenze molto dure soprattutto in Europa. Non si tratta di puro pessimismo, ma della conferma delle distorsioni create nell’ultimo quinquennio dalle banche centrali per cercare di contrastare la precedente crisi.

I motivi sono molto semplici: l’andamento dei mercati finanziari è determinato dalle politiche espansionistiche delle banche centrali e non è giustificato dall’andamento dell’economia reale, né in Europa, né negli Stati Uniti. Gli interventi monetari straordinari sono ormai inutili, poiché “il cavallo non beve”, o almeno ha sempre meno sete.

La nuova liquidità immessa va a gonfiare, invece, gli “assets” finanziari creando bolle gigantesche che scoppieranno con ricadute devastanti sulla economia reale. A tale conferma, nella zona euro, il volume dei crediti bancari continua a diminuire da oltre 40 mesi e molte economie stanno scivolando in deflazione. Le iniezioni di liquidità delle banche centrali servono unicamente a sostenere il sistema bancario e i mercati finanziari. Infatti la quantità di strumenti finanziari in circolazione (che un tempo venivano definiti titoli tossici) è sensibilmente aumentata ed è superiore a quella del 2007/2008. Lo stato di salute delle banche (soprattutto in Europa) è molto precario, mentre il debito pubblico di molti Paesi europei è in continuo aumento e dovrà essere ristrutturato. E infine la distribuzione dei redditi nei Paesi occidentali è sempre più iniqua e porterà a disordini sociali, i cui focolai sono già evidenti.

Sono già trascorsi sei anni dall’ultima crisi finanziaria e i fondamentali dell’economia sono ulteriormente peggiorati: l’attuale calma non deve essere motivo di gioia, ma di preoccupazione.

E’ bene che i risparmiatori e tutti i cittadini sappiano che la prossima crisi avrà un decorso ben diverso da quella dell’autunno del 2008. Allora le banche centrali e i Governi intervennero per salvare il sistema finanziario. Oggi invece alla cassa saranno chiamati i risparmiatori. Questo percorso, poco noto, è stato approvato dalle autorità europee.  Si chiama “bail-in” e ripeterà quanto sperimentato a Cipro, nell’ultima crisi, in cui il fallimento del sistema finanziario è stato pagato dai detentori dei titoli obbligazionari delle banche, dagli azionisti e dai depositanti attraverso un prelievo forzoso sui conti correnti dei clienti, che superano i 100mila euro. In pratica vi sarà un saccheggio dei risparmi per evitare i fallimenti bancari e una ristrutturazione dei debiti pubblici, con un’ulteriore decurtazione dei risparmi privati, già ridotti dall’incremento della pressione fiscale nell’ultimo lustro. Il mondo corre pericolosamente, senza fermarsi, verso questo approdo che farebbe piombare l’economia europea e probabilmente anche l’economia americana in una deflazione simile a quella degli Anni Trenta.

C’è ancora modo di evitare questo esito già scritto? Il vero cancro è ancora il sistema finanziario. Prima che diventi una vera metastasi, si dovrebbero separare le attività commerciali (crediti, “retail banking”) da quelle speculative (derivati). Ma questo intervento non è stato fatto nel 2009 e le banche sono ancora più esposte rispetto alla precedente crisi. L’esperienza non ha però insegnato a non ripetere l’errore.

Il sistema rimane quindi pesantemente esposto ad ogni refolo di vento. Anche un imprevisto, quanto probabile da questi bassi livelli, incremento dei tassi di interesse metterebbe sotto forte stress i bilanci bancari e degli Stati.

Per questo le banche centrali intervengono per evitare che si creino situazioni impreviste che potrebbero innescare reazioni a catena. Dopo il bazooka, sono però rimaste solo l’arco e le frecce.

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