Sunday 18th August 2019,
Pinguinoeconomico

LA SETTIMANA DELLA FED e DELLE ALTRE BANCHE CENTRALI

Si apre oggi la due giorni di riunione della Federal Reserve centrali che si concluderà mercoledì sera con la comunicazione sull’entità del taglio dei tassi di interesse, decisione molto attesa sia dai mercati azionari che da Trump.

Wall Street si aspetta una riduzione di almeno un quarto di punto percentuale e assicurazioni su altri due tagli identici a settembre e dicembre. La Borsa americana sta correndo a testa bassa da inizio anno su questa aspettativa macinando nuovi record negli ultimi due mesi.

Nella giornata di ieri Trump si è di nuovo scagliato con diversi Tweet contro l’operato dell’autorità monetaria domestica, rea di non seguire le politiche aggressive adottate dalla Bce e dalla Banca Centrale del Giappone mettendo sulla Fed ulteriore pressione affinchè modifichi la politica monetaria da neutrale/restrittiva verso un atteggiamento più espansivo.

La sensazione più diffusa è che difficilmente Powell vorrà fare un torto al Presidente, desideroso di lanciare nuovi Tweet al raggiungimento di nuovi traguardi degli indici borsistici.

Come dovrebbe invece comportarsi la Fed è un altro problema e di difficile soluzione.

Certamente l’economia americana non è in recessione; i segnali di rallentamento ci sono ma non tali da giustificare un taglio dei tassi di interesse e con un Pil superiore al 2%, il tasso di disoccupazione ai minimi degli ultimi 60 anni ed i mercati azionari domestici che continuano a bruciare nuovi massimi storici.

Non ci sarebbe pertanto la necessità di iniettare ulteriore liquidità nel sistema finanziario per compiacere sia Wall Street che Trump, ma Powell sembra incline nelle sue ultime dichiarazioni ad assecondare il Presidente per evitare i suoi ulteriori strali e rischiare un crollo di Wall Street.

Ci sono comunque diversi economisti che hanno alzato la voce nelle ultime settimane contrari al cambio di politica monetaria. Questo filone di pensiero sostiene che si rischia non solo di gonfiare ulteriormente la bolla azionaria, ma soprattutto di utilizzare degli strumenti di stimolo che non sembrano ancora necessari. C’è infine una sparuta nicchia che spinge invece per un rialzo sostenendo che l’economia è ancora forte e la bolla azionaria vada gestita e non ulteriormente inflazionata.

 

POWELL VERSO IL TAGLIO

Fatte queste premesse le pressioni su entrambi i fronti porteranno ad una scelta più moderata da parte della Federal Reserve che sarà costretta ad assecondare Trump e Wall Street, ma si limiterà presumibilmente ad una riduzione di un quarto di punto percentuale (25 punti base).

La decisione sui tassi di interesse rimane il fulcro di una settimana molto intensa che registra successivamente anche il dato sull’occupazione di luglio che si presume molto positivo, le trimestrali di 168/500 società dello S&P500 e le riunioni di altre due Banche Centrali, quella britannica e giapponese.

L’obiettivo principale rimane di non fare torto al mercato e non interrompere la marcia trionfale di Wall Street. Il taglio di 25 punti base nulla aggiungerebbe alla crescita economica con questi livelli di tassi di interesse già così bassi, ma allungherebbe la stagione infinita del rialzo delle Borse americane.

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