Tuesday 26th March 2019,
Pinguinoeconomico

L’ECONOMIA MONDIALE RALLENTA – L’IMPATTO SUI MERCATI AZIONARI

Negli ultimi mesi è di moda affermare che l’economia mondiale stia rallentando.

Tutto vero, ma il reale problema è capire l’intensità della decrescita e se questa potrà avere un impatto negativo anche sui mercati finanziari, come i media stanno asserendo, per giustificare la recente correzione degli indici, nonché la loro accresciuta volatilità.

 

La crescita per aree geografiche

In assenza di particolari shock finanziari, non previsti nel prossimo biennio, la crescita mondiale scenderà nel 2019 e 2020 anche se non di molto, rispetto a quella attuale, e sarà comunque superiore al tre per cento a livello globale.

Nello specifico, il declino di Europa, Nord America e di una parte dell’Asia (Cina) sarà compensato dal forte avanzamento dell’Africa, dell’America Latina e del Sud-est asiatico.

Tra i motori della crescita  vi sarà sicuramente ancora l’India con un Pil superiore all’7%, superata solo da Etiopia e Myanmar (la ex Birmania) ed avvicinata dai Paesi dell’ex Indocina: Vietnam, Cambogia e Laos, ma anche dal Bangladesh.

 

Le grandi nazioni

Al di là di qualche piccolo miracolo economico, quale il Myanmar, reso possibile da un livello di partenza del Pil assai modesto o dalla presenza di nuovi governanti illuminati, , che si stanno aprendo al commercio internazionale, come in Etiopia, oltre l’80% della crescita mondiale è generato dalle prime quindici nazioni in ordine di Pil.

Nel 2019, gli Stati Uniti dovrebbero crescere al 2,5% rispetto al 2,9% del corrente anno, ma tale discesa sarà compensata dal Brasile (+0,8%) e dalla Francia (+0,5%).

Per il 2020, la più marcata discesa del Pil americano dell’1,2%, rispetto al 2019, ed anche della Cina (-0,6%) sarà bilanciata sempre dagli stessi Paesi – Francia e Brasile – e dalla ripresa della Germania (+0,4%).

In definitiva, la media del Pil dei principali quindici Paesi rimarrà invariata nel 2019 e scenderà di un modesto decimo di punto percentuale nel 2020.

 

Gli Stati Uniti ed i mercati finanziari

A saldi invariati, quello che può preoccupare è la discesa del Pil americano rispetto agli attuali livelli.

Tuttavia, rimaniamo molto lontani da possibili scenari di recessione, che sembrano aleggiare su Wall Street e che hanno già trascinato alcuni mercati azionari in una zona di Bear Market.

In definitiva, i segnali di debolezza evidenziati, ma non ancora di crisi economica, non sono sufficienti a giustificare le recenti turbolenze delle Borse mondiali.

E’ vero che i mercati azionari anticipano sempre un cambiamento del trend economico, ma questo fenomeno non è ancora così eclatante nei numeri attuali e la recente fase di storno è conseguenza di un mix  delle controversie commerciali tra Usa e Cina, della sopravvalutazione dei titoli tecnologici e delle tensioni tra Trump e la Federal Reserve.

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