Monday 01st March 2021,
Pinguinoeconomico

L’EPICA BATTAGLIA DELLA FED – EVITARE LA RECESSIONE NEGLI USA

Premessa

La Federal Reserve continua combattere, ormai da diversi anni, un’epica battaglia contro il rischio di una prossima recessione domestica, ma sempre con gli stessi strumenti e ormai sempre più inadeguati.

 

IL RISCHIO RECESSIONE

L’economia a stelle e strisce cresce ancora al ritmo del due per cento, secondo i dati preliminari usciti il 30 gennaio relativi al quarto trimestre.

Si tratta di un risultato soddisfacente, ma al contempo anche mediocre. La più lunga fase di espansione dell’economia domestica di sempre, che sta per raggiungere l’estensione di undici anni, è stata drogata sia da una politica monetaria ultra espansiva, che da una manovra fiscale a favore delle imprese alquanto aggressiva, varata da Trump a fine 2017.

In sintesi, la Federal Reserve ha aumento il suo attivo di bilancio di circa 3,5 trilioni di dollari, portandolo a $4,5 trilioni e le aziende hanno beneficiato di maggiori risorse da reinvestire nel ciclo economico.

 

UN TREND AL RIBASSO

La crescita del Pil nominale è in discesa nel Paese ormai dagli anni ottanta, con alcune rarissime eccezioni. Durante il doppio mandato di Obama, successivo alla Grande Crisi Finanziaria, il prodotto interno lordo è cresciuto solo per un trimestre ad un tasso superiore al 3%. Nell’era Trump siamo partiti da quel livello, ma ora la crescita mantiene a fatica il due per cento, malgrado gli stimoli continui sia di Trump che di Powell.

Tuttavia, gli attuali livelli di crescita modesta, che forse diventeranno anche più deboli a causa dell’impatto del virus nei prossimi mesi, continueranno a costringere la Banca Centrale domestica ad abbassare sempre di più i tassi di interesse verso lo zero o scendere in terreno negativo, come hanno già fatto diverse Banche Centrali mondiali.

A margine della sua ultima riunione a metà settimana, la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse e comunicato che estenderà le operazioni di rifinanziamento (REPO) fino ad aprile.

Il mercato obbligazionario sta già scontando ulteriori ribassi dei tassi di interessi, tanto che  i rendimenti  hanno raggiunto il minimo degli ultimi sei mesi, forse anche per i timori del contagio del virus e dei suoi effetti sulla crescita mondiale nel 2020.

 

UN’ARMA SPUNTATA

La politica monetaria dei bassi tassi di interesse illimitati nel tempo si sta rivelando sempre più inefficace.

Dopo un decennio di applicazione ha mantenuto la crescita costante negli Stati Uniti ad un livello compreso tra il due ed il tre per cento, ma a caro prezzo.

In primis, il crollo dei rendimenti obbligazionari ha messo in difficoltà i bilanci di migliaia di fondi pensione, costretti a diversificare in assets class più rischiose, quali l’immobiliare e l’equity. In aggiunta, i bassi tassi hanno incoraggiato l’assunzione di nuovo debito poco costoso da parte di aziende e dello Stato, che hanno raggiunto livelli di indebitamento record.  I privati sono tornati, invece, al punto pre crisi con un rapporto sul reddito disponibile pari al 120%, inferiore solo a quello di alcuni Paesi anglosassoni afflitti da una bolla immobiliare, quali Canada ed Australia.

Infine, gran parte della liquidità immessa nel sistema finanziario da parte della Fed è confluita nel mercato azionario, a discapito dell’economia reale,  contrariamente a quanto si auspicava.

 

IL RISCHIO RIMANE

In definitiva la Fed, non potendo sconfiggere definitivamente il rischio di una prossima recessione negli Stati Uniti, ha spostato in avanti il problema, ma si è chiusa in un angolo, vittima della sua stessa politica “assistenzialista” al sistema finanziario.

La crescita parabolica del mercato azionario, ed in misura meno evidente anche di quello immobiliare, ha creato ulteriori differenze socio-economiche tra le diverse classi sociali: i più benestanti  si sono ulteriormente avvantaggiati a scapito della fascia più debole, che non ha beneficiato né dei tassi bassi né dell’ascesa di Wall Street.

 

IL PROBLEMA DEL VIRUS

Gli sforzi della Fed, ormai impegnata su tutti i fronti anche a salvare gli hedge funds, potrebbero venire del tutto vanificati dall’eventuale diffusione del virus o comunque dalle paure per il suo contagio.

Progressivamente, tutte le principali economie mondiali stanno chiudendo i viaggi turistici ed in alcuni casi anche i rapporti commerciali da e verso la Cina. L’isteria verso tutto ciò che è cinese sta montando in maniera eccessiva e può diventare pericolosa per le conseguenze sull’economia asiatica ed a catena su quelle mondiali.

Il virus arriva nel contesto mondiale in un momento di estrema debolezza delle economie europee, molte delle quali sono sull’orlo di una prossima recessione (Francia ed Italia secondo i dati del Pil del quarto trimestre appena pubblicati), mentre altre quali la Germania sono in forte declino a causa della crisi del settore automobilistico.

In sintesi, la Cina ha allungato il periodo di vacanza di un’altra settimana, mantenendo chiuse scuole ed aziende in quasi tutto il Paese. Qualora tale provvedimento fosse ulteriormente esteso nelle successive settimane, gli effetti sull’economia mondiale sarebbero evidenti e non più rimediabili per il 2020.

Powell e la Fed ne sono coscienti e potrebbero anch’essi venirne travolti, avendo ormai munizioni inadeguate per combattere la prossima crisi.

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