Thursday 21st September 2017,
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LO STOP al QE EUROPEO – AUMENTANO LE PRESSIONI SULLA BCE

Pinguinoeconomico 23 agosto 2017 Dietro le quinte Nessun commento
QE EUROPEO - bce

Avvicinandosi la fine del programma di Quantitative Easing europeo ed a poche ore dal meeting annuale delle Banche Centrali che si svolgerà a Jackson Hole, aumentano i dissensi sulla politica della Bce, ultimamente troppo espansiva, che rischia di creare disparità non solo tra i Paesi che ne beneficiano, ma anche distorsioni nel ciclo economico, che potrebbero essere più dannose nel lungo periodo rispetto al beneficio immediato.

Ad ormai quasi dieci anni dal fallimento della banca americana Lehman Brothers, non è più solo la Germania che si chiede se sia ancora produttivo persistere con tale politica monetaria ultra espansiva. La scelta degli Stati Uniti di anticipare l’inversione di rotta, già dal dicembre 2015, pone continuamente diverse questioni nei board delle altre principali Banche Centrali sull’allineamento alla politica più restrittiva della Federal Reserve.

In particolare questo accade in Europa, continente nel quale Francoforte è già sotto tiro da una parte dell’opinione pubblica tedesca, che non gradisce l’attenuazione della “moral suasion” nei confronti dei Paesi più indebitati, Italia in primis, e preferisce ritornare all’austerità degli anni passati.

C’è poi il problema del limite del 33% di titoli pubblici che la Bce può acquistare di ogni singolo Paese. Numeri precisi sul livello di titoli già in portafoglio non ne vengono pubblicati. I tedeschi affermano che l’Italia non sia già lontana (25%) da tale soglia, mentre altri economisti sostengono che sia invece la Germania la più vicina. Di sicuro la quantità di titoli governativi tedeschi con tassi non negativi è ormai talmente ridotta che Draghi già da alcuni mesi ha aperto la porta agli acquisti di titoli corporate, alimentando nuove polemiche.

Il dibattito sulla necessità di persistere con il QE è stato rinnovato nei giorni scorsi da un ex segretario del tesoro britannico, Nick Macpherson, che ha definito tale politica monetaria una forma di eroina che crea dipendenzae allenta la disciplina fiscale dei governi che si affidano più alle Banche Centrali che alle proprie capacità per mantenere il costo del finanziamento a livelli irrisori.

Macpherson ricopriva già il ruolo presso il Tesoro quando la Bank of England cominciò il suo QE, nel lontano 2009.

La sfuriata del britannico mette sicuramente ulteriore pressione sulle due principali Banche Centrali europee, la Boe e la Bce, affinché mettano fine al programma di acquisti di titoli governativi.

In Gran Bretagna tale politica monetaria è in corso da ormai otto anni ed è forse uno dei pochi esempi di successo, almeno guardando la crescita del Pil, ma ha creato una bolla immobiliare gigantesca almeno nella città di Londra.

Ora, in generale, la maggioranza degli economisti cominciano a sostenere l’inefficacia del QE infinito, che inflaziona gli assets e crea bolle speculative a rischio di esplosione.

 

SINTESI

A parole sembra tutto facile, ma in realtà le Banche Centrali sono entrate da anni in un vicolo cieco dal quale è difficile uscire. Una vera Exit Strategy non esiste o forse è impossibile.

Di colpo negli ultimi giorni si è accentuato il coro dei fondamentalisti, di coloro i quali sono favorevoli ad una politica monetaria ortodossa e non ultra espansiva, che distorca le regole del capitalismo economico, messo recentemente in forte discussione.

Le Banche Centrali sono consapevoli che la politica monetaria vada “normalizzata” ed anche velocemente, ma temono che la cura sia peggiore della precedente medicina (QE).

Troppi anni di tassi bassi ed addirittura negativi hanno creato forte dipendenza ed assuefazione tra investitori sempre più compiacenti, aumentando i rischi negativi (side effects) di tale politica.

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