Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

MERCATI AZIONARI – DA ANTICIPATORI AD OSSERVATORI

“Once predictive, now reactive” è una bella frase inglese che riassume il cambiamento di impostazione dei mercati finanziari dopo sei anni di manipolazione dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali mondiali.

Prima dell’ultima crisi finanziaria e fino al 2008, i mercati azionari hanno sempre avuto una funzione, anche rilevante, come anticipatori di un nuovo ciclo economico, sia espansivo che recessivo, mentre negli anni successivi, dal 2009 in avanti, i corsi dei titoli hanno invece evidenziato una sempre crescente dipendenza dalle notizie, dai macro eventi, ma soprattutto dagli umori e dalle decisioni di politica monetaria.

Di solito, si stima che il mercato azionario abbia una capacità previsionale del ciclo economico pari a circa sei/nove mesi. Negli ultimi anni, invece, questa capacità è andata attenuandosi, per addirittura scomparire. Ne abbiamo visto un chiaro esempio nel mese di ottobre, durante il quale i listini hanno realizzato un rimbalzo eccezionale solo in seguito ad un dato sull’occupazione americana e, successivamente, sulle aspettative di un ennesimo rinvio del rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

La stampa finanziaria ha avuto ed ha tuttora una rilevanza sempre più significativa in questa variazione di attitudine dei mercati finanziari, grazie alla capacità di ingigantire o sminuire alcuni eventi e contribuendo pertanto al sostegno od alla caduta delle quotazioni.

In aggiunta, il continuo ribasso delle aspettative sugli utili ed i ricavi aziendali, regolarmente superati in fase di pubblicazione delle trimestrali, ed il contributo dei tassi a zero hanno stravolto la valutazione dei fondamentali, che vengono quasi dimenticati, a favore , invece, dell’assunzione di un rischio più elevato. La mancanza di alternative in termini di rendimenti accettabili sul capitale rimane ancora il principale catalizzatore da diversi anni del mercato azionario, con un ulteriore accelerazione negli ultimi mesi, grazie agli interventi delle Banche Centrali, che hanno spinto i tassi di interesse negativi su gran parte della curva dei rendimenti. Solo in Europa ci sono già oltre 2,2 trilioni di eurobond emessi con rendimenti negativi.

Negli ultimi anni, i mercati azionari hanno ignorato il deterioramento degli utili aziendali, la iper valutazione di diverse società tecnologiche e biotecnologiche e la bassa crescita del settore manifatturiero ed in generale anche dell’economia americana, la più bassa in periodi post recessivi dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Si sono inoltre fatti beffa anche del rallentamento della crescita cinese, del crollo delle materie prime e del negativo impatto della rivalutazione del dollaro sulla gran parte dei mercati emergenti.

La finanza è ormai soggiogata dalla politica di tassi a zero instaurata dalla Federal Reserve nel 2009 ed imitata, negli anni successivi, da tutte le principali autorità monetarie mondiali, le quali hanno contribuito a far lievitare i debiti di diverse società, che hanno riacquistato le proprie azioni per diversi miliardi di dollari negli ultimi anni. In aggiunta, diverse società hanno emesso dei bond per pagare dividendi, ma evitando il rimpatrio degli utili domiciliati all’estero e non tassati. L’esempio più eclatante è quello di Apple, la regina della telefonia mobile.

Tornando, invece, ad eventi più esogeni e di tipo geopolitico, il grave attentato di Parigi non ha lasciato alcuno strascico negativo sui mercati azionari; al contrario gli indici americani hanno cinicamente realizzato la miglior performance settimanale dell’anno nell’ottava giornata successiva al tragico evento. Diversamente, si dimostrano, invece, molto più sensibili, ma questa volta in senso negativo, alla notizia dell’abbattimento del jet russo da parte delle forze aeree turche.

Infine, oggi, rimbalzano di nuovo sulla notizia di un possibile annuncio dell’estensione del quantitative easing da parte della Banca Centrale Europea nella riunione di settimana prossima.

CONCLUSIONI

Quanto descritto conferma il nuovo orientamento dei mercati azionari mondiali, meno predittivi del ciclo economico, ma più reattivi alle notizie anche non economiche. Il mercato azionario ha perso così la principale funzione di regolatore di efficienza, un evento indifferente in anni di continuo “bull market “, ma che sarà sicuramente rimpianto quando l’orso si sveglierà dal lungo letargo.

Solo il tempo potrà confermarlo!

 

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