Friday 21st September 2018,
Pinguinoeconomico

MERCATI USA – I NUOVI RECORD IGNORANO LE “TURBOLENZE” ESTERNE

Agosto 2018 si sta dimostrando un mese in controtendenza, almeno per Wall Street, rispetto ad altri mercati azionari mondiali ed ha lanciato tutti i principali indici verso nuovi massimi storici, ad eccezione del Dow Jones più condizionato dalla guerra commerciale in atto tra Usa e Cina.

Il periodo magico iniziato ad inizio anno in scia all’applicazione della riforma fiscale americana sembra di nuovo in auge. In aggiunta, non hanno avuto alcun impatto negativo sull’andamento del mercato azionario a stelle e strisce le diverse criticità evidenziate da alcuni Paesi emergenti, in particolare Argentina e Turchia, ma anche Sud Africa e Brasile tutte nazioni che hanno subito una pesante svalutazione del cambio più o meno accentuata.

Anche la questione dei dazi ha avuto molta più influenza negativa sull’indice di Shanghai, rispetto a quello di New York.

Tantomeno Wall Street sembra temere i guai interni di Trump, sempre sotto attacco dei suoi precedenti e numerosi collaboratori, che si sono dimessi o sono stati allontanati negli ultimi due anni dal suo staff presidenziale.

La scorsa settimana la durata di quest’ultimo “bull market” è diventato il più esteso della storia di Wall Street.

Dall’inizio del 2016 ci sono stati quattro periodi nei quali le correzioni sono state sensibili.

All’inizio di quell’anno i mercati azionari mondiali subirono una forte contrazione in scia alla sensibile discesa della Borsa cinese, che provocò un effetto tsunami su tutti i listini planetari, indistintamente. Il fenomeno, per quanto severo, durò comunque sei settimane fino a metà febbraio e fu il trampolino per la realizzazione di nuovi massimi in tutte le Piazze mondiali.

Il secondo shock si verificò nel giugno dello stesso anno in occasione dell’inaspettato esito del referendum pro Brexit che catapultò i listini nel panico, in particolare quelli europei con perdite a Madrid e Milano in doppia cifra nella seduta successiva l’esito l’elettorale.

Anche in questo secondo caso la risalita fu altrettanto ripida, quanto l’iniziale discesa.

Il terzo evento fu forse ancora più clamoroso: la temuta ed inaspettata elezione del presidente americano Trump nel novembre dello stesso anno.

La quasi totalità degli esperti erano convinti che la sua ascesa alla Casa Bianca avrebbe provocato un terremoto sui mercati finanziari.

Avvenne, al contrario, esattamente l’opposto con l’inizio di una corsa senza freni dei listini, che ha portato il Dow Jones a rompere la barriera dei 20.000 punti e raggiungere i 26.000 nei successivi quindici mesi.

Arriviamo infine a gennaio del corrente anno, quando sembra concludersi il rialzo ininterrotto dall’elezione di Trump con Wall Street che improvvisamente teme l’effetto del rialzo dei tassi di interesse e corregge del dieci per cento in una sola settimana. Questa volta i listini hanno avuto bisogno di quasi due mesi di assestamento, nei quali tentano invano più volte di perforare i minimi di periodo e hanno poi  innestato l’ennesimo rimbalzo trainato all’inizio dal settore tecnologico.

Alla fine di agosto  il Nasdaq  ha superato gli 8.000 punti, lo S&P500 i 2.900 e nel mirino i 3.000 ed il Dow Jones  rimonta al di sopra dei 26.000,  l’unico indice che non ha ancora sbriciolato il precedente record di inizio anno.

 

In sintesi i mercati azionari si sono spinti decisamente al rialzo, ed in particolare Wall Street, in un contesto pieno di incertezze che avrebbero anche potuto farlo deragliare.

Anche negli ultimi anni, i fattori rialzisti e ribassisti sia micro che macro economici hanno tentato di spingere gli indici nelle opposte direzioni ma fino ad ora i “bulls” continuano a prevalere e non si intravede alcun segnale immediato di nuovo appannamento, almeno fino alle elezioni di medio termine americane di inizio novembre.

 

 

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