Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

MERCATO AZIONARIO USA – LA LEVA FINANZIARIA E’ AI MASSIMI STORICI

In tutto il mondo, piccoli investitori e risparmiatori, compresi pensionati che hanno terminato la loro carriera lavorativa con risparmi molto modesti, sono rientrati da protagonisti nel marcato azionario ed in particolare in quello statunitense. Improvvisamente non vogliono perdere la corsa che hanno già trascurato negli ultimi cinque anni.

E*Trade, uno dei principali broker online americani ha comunicato che i contratti chiusi dai “day traders”, coloro che operano quotidianamente sul mercato azionario, nel quarto trimestre 2013 sono saliti del 25% rispetto all’anno precedente ed in gennaio del 27%. Presso TD Ameritrade, un altro broker online, la crescita è stata del 24% nel terzo trimestre e del 28% in gennaio. Da  Charles Schwab, il più famoso trader online, dell’8% nel terzo trimestre e del 17% a gennaio, raggiungendo il massimo da cinque anni.

I piccoli risparmiatori si stanno pertanto divertendo. Tuttavia, per incrementare i loro guadagni, essi stanno alzando il grado di leva dei loro portafogli, vale a dire prendono a prestito denaro per poterlo investire in azioni. Di conseguenza, questo tipo di debito, il margin debt, è decollato verso nuovi record.

Questo tipo di leva finanziaria è il termometro del grado di fiducia e dell’ottimismo dell’investitore, nonchè della sua esuberanza. Tuttavia tale ciclo perverso nei precedenti record borsistici si è poi rivelato fatale. Ma gli errori si ripetono sempre e non si impara mai dai precedenti.

Contrarre debito per investirlo in azioni aiuta a mantenere elevate le quotazioni ed incoraggia l’assunzione di ulteriore nuovo debito. L’indice azionario salta da un record all’altro senza che si intraveda la fine di questo giochino. Questo è il bello della leva finanziaria: il denaro facile alla portata di tutti. Nulla può andare storto.

C’è una specie di eccitazione collettiva che si autoalimenta; i risparmiatori comprano e vendono azioni come nelle due precedenti bolle del mercato di inizio secolo. Lo scorso gennaio, malgrado l’indice perse il 4%, i “margin debt” sono cresciuti di $6.4 miliardi. Negli ultimi sei mesi si sono incrementati di $68.4 miliardi, raggiungendo i $451.3 miliardi, oltre il 18% rispetto al picco della precedente bolla.

US-NYSE-margin-debt_1990-2014_Jan

I precedenti massimi del mercato nel 2000 e nel 2008 sono stati sempre contrassegnati da record dei margin debt e da successivi clamorosi crash.

Nel settembre 1987, raggiunsero i $44 miliardi, lo 0.88% del Pil. Il 19 ottobre dello stesso anno l’indice iniziò ad inabissarsi ed i brokers chiamavano al telefono i loro clienti intimandogli di versare altra liquidità a copertura dei margini erosi dalle perdite o di vendere titoli per rientrare nei margini e quindi dal debito, alimentando il crollo del mercato con una velocità molto superiore alla lenta ascesa.

Nel marzo 2000, all’apice della  bolla internet, i margin debt raggiunsero il nuovo record di $278.5 miliardi, il 2.66% del prodotto lordo. Qualche giorno più tardi, il mercato azionario cominciò a sbandare e la bolla deflagrò rovinosamente. Nei successivi 28 mesi lo S&P500 crollò del 45%, mentre il Nasdaq di quasi l’80%!

Ma l’essere umano è “greedy” (avido) e non fu necessario molto tempo per dimenticarsi tutto. In pochi anni i margin debt sono risaliti ad un nuovo massimo nel luglio 2007 a $381.4 miliardi, pari al 2.60% del Pil. Il mercato stabilì un nuovo massimo ad ottobre e poi iniziò a scendere. Lo tsunami dei venditori non incontrò alcun ostacolo e si auto alimentò trovando pochi compratori. I fondi furono costretti a vendere pesantemente per le massicce richieste di riscatto. Lo S&P500 perse un incredibile 57%.

Arriviamo ai giorni nostri. A gennaio i margin debt raggiungono i $451.3 miliardi, il 2,69% della ricchezza nazionale, il più elevato livello di sempre. Sicuramente non sarà il punto di arrivo e ci saranno nei nuovi mesi nuovi massimi.

In aggiunta, i margin debt rappresentano solo una parte del livello di leva finanziaria presente sul mercato azionario, quella di coloro che operano attraverso il circuito del NYSE (New York Stock Exchange). Le azioni, in qualità di attivo (assets), possono essere finanziate in diversi altri modi. I manager, ad esempio, si fanno prestare il denaro dalla propria società e mettono le azioni a garanzia del prestito, mentre i grossi fondi di investimento e gli “hedge funds” si finanziano anche attraverso il sistema parallelo extra bancario, cosiddetto “shadow banking” composto da società private, fondi di private equity e finanziarie.

In sintesi nessuno è a conoscenza della vera entità del fenomeno, di quanto sia estesa la leva finanziaria nel mercato azionario statunitense. Il margin debt è uno dei principali indicatori che comunque in passato si è rivelato un pericoloso campanello di allarme quando ha raggiunto livelli insostenibili, quale negli ultimi sei mesi.

Questo grado di indebitamento potrebbe trasformarsi in uno tsunami di vendite quando il mercato inizierà a scendere, travolgendo gli ultimo arrivati sulla scena, conosciuti in gergo come “parco buoi”.

Lo stesso scenario si sta verificando nel mercato immobiliare, dove fondi ed investitori istituzionali stanno, già da alcuni mesi, ritirandosi lentamente dal mercato lasciando il cerino acceso in mano ai privati ed ai piccoli risparmiatori.

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