Friday 15th November 2019,
Pinguinoeconomico

MERCATO DEL LAVORO USA – IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Il report pubblicato venerdì scorso dal Bureau of Labor Statistics, benchè mediocre, è risultato migliore delle previsioni ed ha confermato la solidità del mercato del lavoro negli Stati Uniti, mettendo tuttavia in evidenza alcune debolezze, che si stanno delineando già da alcuni mesi e che potrebbero essere il frutto del crescente indebolimento dell’economia domestica e delle conseguenze della guerra commerciale ormai avviata con la Cina.

Il rapporto va analizzato in tutti i sui diversi aspetti, in quanto in passato il tasso di disoccupazione è stato molto basso pochi mesi prima che iniziasse un periodo di recessione.

BLS ha comunicato che a settembre il tasso di disoccupazione è sceso al 3,5%, rispetto al 3,7% del mese di agosto,  nuovo minimo dal 1969.

Tuttavia, la crescita delle nuove occupazioni non agricole (non farm payroll) si è attestata a 135.000 unità, non solo leggermente al di sotto delle previsioni, ma anche della media degli ultimi mesi e del livello necessario per occupare tutti coloro che si affacciano di norma mensilmente sul mercato del lavoro.

Wall Street ha poi reagito in modo entusiasta al dato, consentendo agli indici di recuperare gran parte della caduta dei giorni precedenti, ma l’esito non influisce sulle considerazioni macro economiche dei valori pubblicati.

La prima domanda che viene spontanea riguarda la possibilità che il tasso di disoccupazione scenda, pur in presenza di un numero di nuovi occupati più esiguo che in precedenza. Inoltre un tasso di disoccupazione così basso è un segnale che l’economia sia in surriscaldamento, in contrasto con l’esiguo numero di nuovi assunti,   indice  invece di un rallentamento.

 

IL REPORT

Per trovare le risposte alle precedenti domande è fondamentale capire come il rapporto mensile venga prodotto dal BLS.

Il dato sulla disoccupazione è la sintesi di due ricerche distinte: quella domestica (household) e quella delle istituzioni (establishment). Entrambe utilizzano due diversi fonti di approvvigionamento dei dati, di campioni statistici con altrettanti differenti margini di errori, inputs e dati storici.

 

LA RICERCA DOMESTICA

La popolazione americana è tuttora in costante aumento e di conseguenza il numero dei nuovi occupati deve essere allineato a quello della crescita demografica, per mantenere il tasso di disoccupazione perlomeno stabile.

In caso contrario,  se una delle due variabili sale o scende più dell’altra, il tasso di disoccupazione si muove in senso opposto. La forza lavoro è stimata crescere dello 0,5% in base all’attuale sviluppo demografico. A tal proposito per ottenere un valore sempre attendibile, il BLS lavora a stretto contatto con il US Census Bureau.

Secondo questa ricerca, in settembre la forza lavoro è cresciuta di soli 117.000 nuovi lavoratori, un quinto rispetto ai 571.000 del mese di agosto quando il tasso di disoccupazione è lievemente risalito.

Qualora in un mese il numero dei nuovi occupati ecceda l’incremento della forza lavoro, il tasso di disoccupazione scende e viceversa. Questo è quanto è esattamente accaduto lo scorso mese.

Con variazioni così significative nel numero della forza lavoro tra un mese e l’altro, bisogna di conseguenza attendere più rilevazioni per avere un quadro più significativo del trend.

E’ importante sapere che la ricerca sui lavoratori domestici comprende una fetta molto ampia di categorie di lavoratori, ma eseguita su un minor campione e con un largo margine di errore. Questo è il motivo per il quale i numeri sono rivisti nei mesi successivi, anche in misura significativa.

La ricerca istituzionale, invece, include anche i lavoratori agricoli, gli autonomi ed anche i lavoratori assunti che non vengono poi remunerati per qualsiasi motivazione.

 

LA RICERCA ISTITUZIONALE

Questa ricerca evidenzia uno scenario diverso decisamente più roseo con un incremento di 145.000 unità totali. Tuttavia, guardando le variazioni percentuali anno su anno si può intuire come lo scenario possa cambiare velocemente in prossimità di un rallentamento economico o addirittura di una più marcata recessione.

Le assunzioni iniziano infatti a declinare poco prima di una fase di rallentamento rispetto al tasso di disoccupazione, che a volte rimane ancora piuttosto stabile per alcuni mesi. Per tale motivo il “payroll report” è utilizzato come un valido indicatore della salute dell’economia americana.

 

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE e GLI ANNI ‘60

Ora che il tasso di disoccupazione è sceso ai livelli degli anni ’60 si sprecano i paragoni con quel periodo economico e non sono entusiasmanti per l’andamento di Wall Street.

Anche nell’agosto 1968, il tasso di disoccupazione era sceso al 3,5% e nei tre mesi successivi il Dow Jones è calato da 985 a 683 punti (-30%), ma erano tempi non confrontabili e senza il sostegno massiccio attuale della Federal Reserve.

 

ALTRI INDICATORI

Anche gli altri dati pubblicati nel job report mensile sono importanti, ma non hanno la stessa funzione premonitrice sul futuro scenario economico interno.

Questo vale per il tasso di partecipazione della forza lavoro, che è soggetto a notevoli fluttuazioni in virtù del numero di persone che ne entra a far parte ed è molto diverso mese su mese. In aggiunta, ci sono anche i lavoratori scoraggiati, che escono e che poi rientrano frequentemente nei mesi successivi o quelli che effettuano più lavori e che il BLS conteggia più volte e non come un’unica entità.

Per tale motivo  questo indicatore non è così preciso nel prevedere un cambiamento di un trend.

Stesso discorso anche per le ore medie lavorate a settimana. La recente discesa è da rimarcare ma è probabile che un numero maggiore di occupati lavori per meno ore, volontariamente o per necessità. In aggiunta, questo dato è disponibile solo da metà 2007 e di conseguenza le serie storiche non sono altrettanto utili come per gli altri dati, che sono pubblicati sin dagli inizi degli anni ’60.

 

CONCLUSIONI

Il tasso di disoccupazione è sceso a settembre al 3,5% in virtù di un minor incremento della forza lavoro rispetto ai nuovi occupati nello stesso periodo. A tal proposito, la ricerca domestica ha evidenziato un minor numero di occupati rispetto al mese di agosto.

Un livello di assunzioni modesto deve accendere qualche allarme, in qualità di indicatore del ciclo economico. Tuttavia, un solo dato è poco significativo ed il mese di settembre è spesso influenzato da fattori climatici rilevanti (uragani), che comunque quest’anno non si sono fortunatamente verificati.

Quando il livello di occupazione peggiora, in misura definitiva, l’economia è già in guai seri con un livello di anticipo di circa un anno.

A tal proposito, il prossimo dato di ottobre sarà molto importante in questo senso, in quanto confermerà o smentirà la debolezza già evidenziata negli indici PMI, sia manifatturiero e servizi del corrente mese.

 

 

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