Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

MERCATO OPERE D’ARTE – I PRIMI EVIDENTI SEGNALI DI CEDIMENTO

Segnali di un’altra bolla? Secondo quanto dichiarato ad inizio settimana da un funzionario di Sotheby’s, la principale casa d’asta mondiale, le anticipazioni ci sono tutte ed il calo dell’attività è paragonabile a quello del 2008.

Anche il mercato delle opere d’arte in dollari, molto ambito da alcune centinaia di milionari, sembra improvvisamente segnare il passo.

Proprio la famosa casa d’aste ha comunicato ad inizio settimana che i ricavi sono scesi del 32% rispetto all’anno passato, mentre le spese sono cresciute ed il risultato operativo è diventato negativo per $32 milioni a fronte del precedente +$18 mln. Sulla notizia il titolo si è inabissato dell’8% e, malgrado un pronto recupero di quasi tutta la discesa, l’azione tratta a -38% rispetto ai massimi del giugno scorso ed al -46% dal picco post crisi finanziaria del dicembre 2013.

L’inflazione da quantitative easing che ha inondato il mercato delle opere d’arte sembra giunta al capolinea, mentre il rallentamento del settore sembra, al contrario, solo iniziato.

Sempre questa settimana Sotheby’s ha venduto a New York dipinti dell’impressionismo e arte moderna per un controvalore di 144,5 milioni di dollari, il 61% in meno rispetto allo scorso anno e la peggiore performance dal 2009. Dei 61 pezzi proposti, 21 sono rimasti invenduti trai quali anche tele di Picasso, Gauguin e Renoir.

I segnali premonitori di questa débacle si erano già manifestati il giorno precedente anche durante un’asta di Christie, la seconda casa d’aste del mondo. Nel corso di una vendita semestrale con l’obiettivo di racimolare tra 1,1 e 1,6 miliardi di dollari, sempre sull’arte contemporanea, sono stati battuti beni per soli 78,1 milioni rispetto ai 685,5 dello scorso anno.

I frequentatori di queste aste hanno elevate disponibilità anche liquide ed in molti casi possono permettersi di ritirare l’oggetto dal mercato, anziché svenderlo. Questo fino a quando una nuova crisi finanziaria non li costringe a vendere per fare liquidità, ciò che accade in qualsiasi altro mercato finanziario: dalle azioni, ai bond, fino al mattone.

Il mercato sta correggendo gli eccessi, ma forse in misura troppo repentina, a conferma che anche il lusso ed i mercati alternativi stanno rallentando sensibilmente da almeno un semestre.

Il calo dei volumi e delle transazioni non è solo imputabile al cambio di politica monetaria da parte della Federal Reserve dalla fine del 2010, ma anche all’incertezza dei mercati azionati, alcuni dei quali sono già in territorio di correzione (bear market) da inizio anno. Non è solo il mercato delle opere d’arte che comincia a soffrire, ma anche quello delle residenze di lusso, di tutti i beni di lusso in generale e di molti hedge funds, che stanno chiudendo dopo aver registrato le peggiori performance nell’ultima decade.

Fenomeno temporaneo o lo scoppio dell’ennesima bolla speculativa? I sintomi sono quelli già visti nell’ultima crisi finanziaria, ma i segnali hanno bisogno di ulteriore conferme prima di poter emettere la definitiva sentenza.

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