Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

NEWSLETTER (10 – 16 AGOSTO 2015)

Ora la Cina fa veramente paura. L’avevo sostenuto alla fine di luglio in un articolo dedicato ai potenziali rischi per i mercati finanziari per questa estate: Cina, commodities e currencies.

E’ questa settimana Pechino ha calato l’asso, ormai in pieno panico, ed ha svalutato la propria divisa per tre giorni consecutivi per complessivi 4,6%. Sappiamo benissimo che non finirà qui e che la svalutazione si estenderà oltre il 10%, dando il via ad altre svalutazioni speculative nei mercati emergenti come ritorsioni necessarie, all’inizio nei Paesi asiatici limitrofi, ma poi ovunque. Una vera e propria guerra valutaria nella quale ora è entrata anche la Cina, seguendo le orme degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone ed infine l’Europa.

Atene ha raggiunto l’accordo con i creditori convincendo alla fine anche la reticente Germania. Tuttavia il Fondo Monetario Internazionale ha ribadito che il debito greco è insostenibile e che l’Europa deve definire quando e quanto tagliarlo.

MERCATI FINANZIARI: il Dax perde il -6% in due sedute. Non accadeva da 4 anni, mentre il rendimento del T-bond decennale americano scende fino al 2,05% per poi recuperare fino al 2,20%. Nuovi minimi per il petrolio, mentre rimbalzano oro ed argento recuperando importanti resistenze.

MERCATI EMERGENTI

Settimana complicata non solo dal punto di vista economico ma anche politico (Turchia).

TURCHIA: Incidenti ed attentati terroristici e forte repressione del governo di Erdogan che attacca i curdi, prendendo la scusa della lotta all’Isis in Siria. Nessun accordo tra i partiti per la nomina del nuovo governo dopo oltre un mese dalle elezioni politiche. E’ probabile una nuova tornata elettorale.

BRASILE: manifestazione domenica in tutto il Paese per chiedere le dimissioni (impeachment) della presidente ROUSSEFF. E’ la terza da inizio anno.

RUSSIA: diminuisce il debito estero a giugno, rispetto allo scorso anno, in seguito alla svalutazione del rublo ed alla operazione di riduzione del debito voluta dalla Banca Centrale. La diminuzione ammonta a -$174 miliardi di rubli di cui -$22 di debiti governativi.

UCRAINA: il Paese cerca un accordo con i creditori internazionali, l’ultimo prima della scadenza di una obbligazione di $500 milioni il prossimo mese. Kiev chiede il taglio del debito di $15.3 miliardi nei prossimi quattro anni, come parte di un pacchetto di salvataggio del Fondo Monetario Internazionale di $40 miliardi per cercare di stabilizzare l’economia. Qualora l’accordo non fosse raggiunto, l’Ucraina ha minacciato un default ed una ristrutturazione unilaterale del debito. Nel secondo trimestre il Pil crolla del -14,6% sull’anno precedente dopo il -17,2% dei primi tre mesi.

 

EUROPA (AREA EURO)

Pil secondo trimestre +0,3 % rispetto a +0,4% previsto. Deludenti i Pil di Germania +0,4%, rispetto al +0,5% atteso, quello italiano a solo +0,2%. Invariati, invece, quelli francese, austriaco e finlandese.

Accordo raggiunto per il nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia di 86 miliardi di euro, dei quali 25 verranno utilizzati per ricapitalizzare le banche.

GERMANIA: indice ZEW, che misura il livello dell’attività di business delle aziende tedesche, scende a sorpresa a 25 ad agosto dai 29.7 di luglio e rispetto ad una previsione di crescita a  32.

ITALIA:  inflazione allo 0,1% a luglio, rispetto al +0,2% del mese precedente. L’indice « core », senza la componente cibo ed energia sale del +0,8%, rispetto al +0,6% del mese precedente.

GRECIA: Pil cresce a sorpresa del +0,8% nel secondo trimestre, rispetto ad una stima di una contrazione del -0,5%, grazie alla spinta dei consumi e del turismo.

Cresce il fornte della protesta in seno a Syriza, il partito di maggiornaza del premier Tsipras. Durante l’ultima votazione del pacchetto di aiuti, un terzo dei parlamentari (quasi 50 unità) ha votato contro rispetto ai 35 circa delle due votazioni precedenti. Ora si rischia la scissione ed una possibile conseguente crisi di governo.

 

NORD AMERICA

STATI UNITI: rapporto inventari/vendite raggiunge 1,37 uno dei più elevati dal 2009. Balzo della produttività a luglio del +0,6%, ma dopo una revisione al ribasso di giugno. Cresce in misura esponenziale ed imprevista il numero di aiuti alimentari ai cittadini nel mese di luglio. Il fenomeno non si è mai ridotto negli ultimi 10 anni ed è la prima volta che accade in un periodo di “ripresa economica”

TRIMESTRALI USA: crolla Alibaba il motore di ricerca cinese quotato da sei mesi al Nasdaq e raggiunge il suo livello minimo dalla quotazione circa sei mesi fa. Heinz licenzia 2.500 persone dopo la fusione con Kraft annunciata lo scorso marzo.

 

ASIA e OCEANIA

GIAPPONE: il debito pubblico sale al nuovo record di ¥1,057,224,000,000,000 salendo nel primo semestre alla velocità maggiore in quattro anni.

news 10 - 16 agosto 2015 - DEBITO GIAPPONESE

L’indice di fiducia dei consumatori scende a luglio al livello più basso degli ultimi 11 mesi a 40.3 dai 41.7 di giugno.

CINA: sale il mercato azionario ai massimi da inizio giugno, dopo che il Governo comunica che continuerà a sostenere le quotazioni.

Prosegue il crollo delle vendite del mercato automobilistico anche a luglio: – 6,6% sull’anno precedente dopo il calo di giugno -4,6%. In calo tutti i principali marchi mondiali da GM (-4,4%) a Ford (-6,8%) ad Audi (-12,5%) che realizza un terzo delle proprie vendite sul mercato cinese.

Grave incidente in una fabbrica nel nord est del Paese che esplode a causa di materiali pericolosi nel porto di Tanjin: il bilancio attuale è di 112 morti, non ancora definitivi (con oltre 95 dispersi) e oltre 700 feriti.

MATERIE PRIME:

Non si ferma la discesa delle quotazioni del petrolio con il WTI che si inabissa sotto i minimi di marzo fino a $41,5. Ormai non si contano i report degli analisti i quali, dopo aver sperato in un rapido recupero, vedono il greggio a $30 dollari. Rimbalzo di oro e argento, sopra le resistenze a $1.100 e $15. Vedremo se si tratta di un rimbalzo effimero o di un vero cambiamento di trend dopo i pesanti cali degli ultimi mesi.

VALUTE: euro che si rafforza contro il biglietto verde dopo le tre svalutazioni cinesi passando da 1,09 fino a 1,115. Lo YUAN scende da 6,11 a 6,39, mentre anche lo yen si indebolisce rispetto al dollaro, avvicinandosi a 125 (124,5).

La guerra valutaria è sempre più accesa. Russia, India e Tailandia hanno dichiarato che non staranno impassibili a guardare.

La rupia indiana è scesa a 64,26 contro dollaro il livello minimo da due mesi, ma anche il dollaro australiano e il won coreano hanno perso terreno.

La Banca Centrale indiana potrebbe abbassare i tassi, ma questa misura farebbe uscire alcuni capitali dal Paese provocando una ulteriore svalutazione della rupia.

Molti Paesi emergenti cercheranno, nelle prossime settimane, di abbassare i tassi di interesse per deprezzare le proprie valute quando si renderanno conto che dovranno contrastare la svalutazione cinese.

SINTESI: Ora la Grecia non è più il problema, ma lo sono, invece, diventati Cina, Brasile, Canada ed Australia. La Cina sta crescendo ora a ritmi del +3% annuo, dopo un trentennio tra il +8% ed il +15%. Adesso che compra molte meno materie prime, il boom di molti Paesi è a rischio ed anche la bolla immobiliare che hanno costruito con gli investimenti petroliferi. Anche le Banche sono a in difficoltà, in quanto hanno finanziato entrambe le bolle, quella petrolifera ed immobiliare.

La salita è stata abbastanza lunga ed alimentata da vergognosi tassi a zero. Il consumatore è ancora, tuttavia, molto indebitato e sta riducendo i consumi in qualsiasi parte del mondo.

Ciò che pensavamo non avesse conseguenze (quantitative easing infinito e tassi a zero) ha invece effetti negativi e strutturali sulle economie dove è stato applicato. Non dimentichiamoci la stagnazione del Giappone e la prossima recessione dell’economia americana, forse già dal secondo semestre 2015.

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