Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

NON SPEGNETE IL MOTORE..!!!

Pinguinoeconomico 27 dicembre 2012 Newsletter Nessun commento su NON SPEGNETE IL MOTORE..!!!

Il Fondo Monetario internazionale ribassa le stime della crescita mondiale per il corrente anno ad un +3,3% dal precedente +3,5% del luglio scorso e stima un +3,9% per il 2013. Si tratta del livello di crescita più basso dal 2009, anno post fallimento di Lehman Brothers.

Ci sono segnali sempre contrastanti sulla crescita e la tenuta dell’economia “a stelle e strisce” ma è evidente che si intravede qualche reazione confortante. Mercato immobiliare, fiducia dei consumatori e crescita sono tutti indicatori al rialzo. Non c’è da strapparsi i capelli ma vedendo la desolazione europea con numeri tutti in rosso e costantemente rivisti al ribasso l’economia americana, tutt’ora la prima al mondo, ci lascia qualche segnale di speranza anche se la disoccupazione rimane sempre molto elevata (7,7%) e le trimestrali delle aziende americane testimoniano un preoccupante calo dei ricavi, anche per molte delle più blasonate società tecnologiche.

La situazione europea rimane sempre molto fragile con Grecia e Spagna sempre sull’orlo del baratro, malgrado i continui piani di salvataggio implementati. Salvataggi e nuovi denari serviranno solo a posticipare una molto probabile implosione di queste economie che le manovre di austerità hanno già pesantemente accelerato.

Paesi quali USA, Giappone, Cina ed Inghilterra stanno invece tentando, in modi diversi, la via opposta: stampare moneta, svalutare nel senso di rendere più competitive le loro valute e tenere alto i livelli dei consumi per far ripartire le economie. Almeno nel breve periodo, come già accennato, la ricetta sembra vincente anche se non per tutti.

 

STATI UNITI

Disoccupazione al 7,9% ad ottobre in salita dal 7,8% del mese precedente malgrado la creazione di nuovi 171.000 posti di lavoro, ma scende al 7,7% a novembre. Il miglioramento è positivo ma è in parte dovuto alla diminuzione della forza lavoro tra nuovi pensionati e gente che smette di cercare lavoro perché sfiduciata, una cifra che ha superato le 300.000 unità  per mese da luglio in poi.

Fiducia dei consumatori al livello più elevato da luglio 2007 sia a settembre che ad ottobre ma crolla a novembre ai minimi da agosto dopo 4 mesi consecutivi di ascesa. Il dato di dicembre piomba al livello di agosto 2011.

MCDONALD’S per la prima volta in 9 anni vede le vendite dei suoi “stores” ad ottobre crollare del 2,4% sul mese precedente in tutte le tre principali aree geografiche: Europa, Asia (Cina compresa) e USA. Novembre segna invece una ripresa del trend positivo in tutti i mercati mondiali.

Deficit ad ottobre sale del 22% rispetto all’anno precedente. Nell’esercizio fiscale chiuso a fine settembre il deficit è sceso al 7% del PIL dal 8,7% del 2011. Per l’anno prossimo l’obiettivo è di abbassarlo in valore assoluto sotto il trilione di dollari pari al 6,1% del Prodotto interno lordo.

Indice manifatturiero scende a novembre a 49,5, peggior risultato da agosto 2009, mentre quello dei servizi sale oltre i 54 punti, oltre le previsioni.

Le vendite al dettaglio calano inaspettatamente ad ottobre del -0,2% sull’anno precedente contro un aspettativa di crescita del +0,3%. La contrazione è secondo alcuni analisti imputabile all’impatto dell’uragano Sandy che ha colpito 24 Stati ma in particolare New York ed il New Jersey provocando oltre 100morti e danni per 50mld.

Il tasso di risparmio risale a novembre al 3,4% del reddito disponibile. Era il 3,3% ad ottobre e il 3,7% a settembre, livelli sempre molto bassi.

Mercato immobiliare con evidenti segnali di ripresa con incrementi di prezzi (il primo dal 2006) e di transazioni. L’ottimismo è alimentato dal livello bassissimo del costo dei mutui (4% per un tasso fisso finito a trent’anni), dall’offerta sul mercato di molte case espropriate comprate all’asta a forti sconti e dall’aumento dei prezzi degli affitti che comincia  a rendere conveniente l’acquisto rispetto alla locazione.

E’ quindi possibile che il mercato abbia toccato il suo punto di minimo in termini di prezzi e numero di transazioni ma molti si chiedono se il rimbalzo sarà duraturo o se potrà già deragliare tra qualche mese.

PIL del terzo trimestre rivisto in crescita al +2,7% dal 2% della prima emissione e poi ad un sorprendente +3,1% nell’ultima revisione, grazie all’aumento degli inventari, elemento tipico di questo periodo prenatalizio.

 

CANADA

Rallenta la crescita economica del Paese nel terzo trimestre al +0,6% annualizzato contro il +0,8% previsto. Nella composizione del deludente risultato concorre un significativo calo delle esportazioni, il più sensibile dall’ultima recessione mondiale nel 2009.

Il Governo ha anche rivisto al ribasso la crescita del secondo trimestre al +1,7% dal +1,9%. Continua a preoccupare l’elevato livello dell’indebitamento privato dei canadesi, superiore anche a quello degli americani e il possibile scoppio di una bolla immobiliare.

 

EUROPA (AREA EURO)

La Commissione Europea rivede al ribasso le stime di crescita per il 2013 per i Paesi dell’Area Euro ad un magro +0,1% contro il +1% dello scorso maggio. Rivisti al ribasso anche i deficit ed i rapporti debiti/PIL che diventano più pesanti nel 2013. Una timida ed insignificante ripresa è prevista per i paesi mediterranei solo dal 2014 ma non sarà sufficiente alla riduzione del tasso di disoccupazione che continuerà a crescere almeno fino al termine del prossimo anno.

Europa in recessione tecnica (due trimestri consecutivi di calo del PIL), la seconda dopo quella del 2009. PIL Q3 -0,1% dopo il -0,2% del secondo trimestre.

Vendite al dettaglio di ottobre -1,2% sul mese precedente e -3,6% sul 2011.

Disoccupazione sale al 11,7% ad ottobre, ennesimo  nuovo record negativo.

 

GRECIA

PIL previsto ancora in calo nel 2013 a – 4,5%.

30mld di nuovi aiuti previsti per Atene per dilazionare di due anni il piano di rientro del deficit ai parametri convenuti (-3% deficit/PIL al 2016).

Il 27 novembre sono stati concessi al Paese finanziamenti per 43mld. Previsto anche un piano di riacquisto dei bond ristrutturati a marzo scorso e a mano dei creditori privati per ridurre il debito di nuovo fuori controllo. Il riacquisto dei bond ha consentito di ridurre il debito di altri 20 mld con l’obiettivo di raggiungere un rapporto di debito/PIl pari al 125% (quello attuale dell’Italia) nel 2020.

La Grecia per ora è salva ma il costo del salvataggio è sempre più oneroso e non sarà probabilmente terminato.

Tasso disoccupazione ad agosto sale al 25,4% dal 25,1% di luglio e 24,8% di giugno. Ci sono +352.000 disoccupati rispetto allo scorso anno quando il tasso era al 18,4%. Ulteriore deterioramento a settembre dove il tasso raggiunge il 26%. Nel Paese il 36% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e il 20% è in situazioni di indigenza e povertà assoluta.

Credito bancario in contrazione a settembre del -3,5% sull’anno precedente, stazionario rispetto ad agosto ma in recupero rispetto al -4,5% di luglio che ha registrato il dato peggiore dal 2001 quando il paese entrò nell’euro.

Crolla il redito della popolazione del -15% rispetto all’anno precedente e le vendite al dettaglio si contraggono del -12,9% a settembre sull’anno precedente dopo il -9,4% di agosto,  mentre le previsioni per dicembre stimano una caduta del -65% rispetto allo stesso mese del 2008.

 

ITALIA

Pil secondo trimestre -0,2% sul precedente e -2,4% sul 2011.

Prestiti alle imprese a settembre –3,2% da parte del sistema bancario. E’ il maggior calo dall’inizio della serie storica di Banca d’Italia nel luglio 2001. Discesa che prosegue anche ad ottobre con un -3,1%.

Vola la disoccupazione ad ottobre al 11,1% dal 10,8% del mese precedente, livello più elevato dal 1999. Nel mese sono stati creati 93.000 nuovi disoccupati e rispetto all’anno precedente la crescita percentuale sale del +2,3%.

Prosegue il calo della produzione industriale ad ottobre -6% sull’anno precedente e -1,1% sul mese precedente ben oltre ogni pessimistica previsione.

Dal 2006 la produzione industriale è crollata del -20% e gli ordini del -25%, un declino che sembra inarrestabile.

 

PORTOGALLO

PIL cala nel terzo trimestre per l’ottavo trimestre consecutivo e la disoccupazione vola al nuovo record del 15,8%.

Dopo l’accordo del 27 novembre tra la Grecia e i propri creditori anche il Portogallo pretende, giustamente, un ammorbidimento delle condizioni previste dal piano di salvataggio.

Il rendimento del decennale lusitano scende al 7%, dimezzato rispetto al record dello scorso febbraio (15,6%).

 

IRLANDA

Debito/PIl al 122,5% a fine 2013, malgrado la riduzione del deficit sembra essere rispettata. La crescita per il prossimo anno è stata rivista al ribasso per la sesta volta da inizio anno e si attesterà ad un +1,1%.

Secondo l’agenzia di rating Moody’s il Paese avrà bisogni di ulteriori fondi europei. Intanto sono stati comunicati altri licenziamenti nelle prime tre banche del Paese, il salvataggio delle quali è stata la causa della richiesta di aiuti all’Europa.

 

SPAGNA

Nel 2013 ci sarà una festività in meno: 8 invece di 9.

La Commissione Europea rivede le stime di crescita del PIL nel 2013 a -1,5%, il triplo di quanto previsto dal Governo (-0,5%). Deficit ancora a -6% sia nel 2013 che nel 2014 con negative ripercussioni sul debito pubblico.

Nuovo forte calo per le vendite del settore auto ad ottobre -21,7% rispetto all’anno precedente, nonostante l’avvio degli incentivi per 2.000 euro per le auto meno inquinanti da metà ottobre.

Il credito bancario scende del -4,2% rispetto all’anno precedente e torna al livello nominale di inizio 2007.

Produzione industriale -11,7% a settembre sull’anno precedente. La caduta dei primi nove mesi è pari a -6,2%.

L’inflazione sale ad ottobre al +3,5%, quasi raddoppiata rispetto al +1,9% di giugno, a causa dell’aumento dell’IVA di 3 punti a settembre.

IBERIA, la compagnia nazionale di bandiera, controllata da British Airways, ha comunicato licenziamenti per 4.500 persone pari ad un quarto del personale e riduzione degli stipendi del 15% per  i rimanenti.

Oltre 486.000 utenze di telefonia mobile sono state tagliate ad ottobre, un record rispetto al dato di aprile di -376.000.

47 milioni di persone vivono in Spagna di cui solo 16,5mln lavora e 8,2mln sono pensionati. I numeri parlano da soli sulla sostenibilità del sistema pensionistico nei prossimi anni.

Le sofferenze bancarie hanno raggiunto il 10,7% dei prestiti erogati a settembre dal 10,5% di agosto (9,8% a luglio). Si tratta del nuovo record assoluto. Ad ottobre il nuovo picco all’11,2%.

Intanto è stato avviato il processo di ricapitalizzazione delle Banche iberiche che ammonta per ora a 55mld.

La Spagna continua a rimandare la richiesta di aderire all’OMT, il programma di acquisti proposto dalla BCE per acquistare i bond governativi dei Paesi in difficoltà. Madrid teme che Francoforte pretenda in cambio una robusta riforma del sistema pensionistico, per ora solo marginalmente toccato con il blocco dei meccanismi di indicizzazione.

 

CIPRO

PIL previsto in netto calo nel 2013 -3,5% mentre la discesa nel 2012 dovrebbe attestarsi a -2,4%.

La cifra per il salvataggio del Paese ha raggiunto i 17mld, cioè l’85% del PIL ed è lievitata in modo esponenziale dai 5mld inizialmente preventivati. Il Paese paga le conseguenze della sue forte esposizione verso la Grecia, il cui default ha rovinato le proprie finanze.

Rischiamo di avere un altra nazione europea che per una decina di anni non avrà accesso ai mercati finanziari e che dovremo sostenere con i fondi europei. Alcuni Paesi si stanno chiedendo se abbia un senso procedere al salvataggio e ripetere gli errori fatti con la Grecia. Si pensa di procedere ad un default sul debito privato come già applicato in Grecia perché diversamente l’economia dell’isola, dopo il salvataggio, avrà un rapporto debito/PIl già al 140%, pertanto non sostenibile.

 

FRANCIA

Crescita 2013 prevista ad un +0,4% dalla EU contro il +0,8% precedente  e un deficit al -3,5% contro un obiettivo del -3%. Nel terzo trimestre la crescita è positiva +0,3% contro una previsione piatta. La Banca Centrale prevede che il Paese avrà crescita negativa del -0,1% nel quarto trimestre 2012.

Disoccupati salgono a 3,1mln di persone ad ottobre.

Il tasso di interesse sul titolo decennale è sceso per la prima volta nella storia sotto il 2% il 5 dicembre.

Produzione industriale scende ad ottobre del -0,7% rispetto a settembre e del -3,4% rispetto al precedente anno. La fiducia dei consumatori cala ancora ad ottobre confermando le previsioni di crescita negativa per l’ultimo trimestre dell’anno.

Il Governo ha annunciato che dovrà mettere mano alla riforma delle pensioni perché gli aggiustamenti definiti nel 2010 non saranno più sufficienti ad evitare manovre correttive nei conti pubblici dal 2014 in avanti.

 

GERMANIA

Ad ottobre l’attività del settore privato tedesco si è contratta per il sesto mese consecutivo, mettendo in evidenza come la crisi della zona euro stia facendo perdere vigore alla prima economia europea per la quale si prospetta una contrazione del PIL nel quarto trimestre.

L’indice composto PMI, che monitora il livello di attività del comparto manifatturiero e dei servizi, è sceso ad ottobre a 47,7 punti dai 49,2 del mese precedente, rimanendo sotto la soglia dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione.

L’attività del settore servizi è scivolata ad ottobre a 48,4 da 49,7 a settembre. I dati si aggiungono ad altri elementi poco confortanti come il calo della fiducia delle imprese e l’aumento della disoccupazione. Le stime di crescita per il prossimo anno sono state pertanto riviste al ribasso dal Governo dal +1,6% al +1%. Secondo la Confindustria tedesca invece la crescita si fermerà nel 2013 al +0,8%.

Ordini del settore manifatturiero a settembre -3,3% sul mese precedente contro una stima del -0,5%, poi rimbalzano ad ottobre con un +3,9% sul mese precedente.

Indice ZEW (misura l’attività economica) in calo a novembre a -15,7 da  -11,5 di ottobre. E’ il primo arretramento da agosto.

Pil +0,2% nel terzo trimestre.

Crollano le vendite al dettaglio ad ottobre del -2,8% sul mese precedente, peggior risultato in 4 anni.

 

FINLANDIA

Due trimestri di crescita negativa consecutivi portano l’economia lappone in recessione anche se modesta. Anche la Scandinavia inizia a soffrire per la crisi economica del Centro e Sud Europa.

 

EUROPA EXTRA EURO

GRAN BRETAGNA

Vendite al dettaglio in calo del -0,1% ad ottobre sull’anno precedente ma del -0,7% rispetto a settembre, dopo il brillante +1,5% di settembre post Olimpiade che aveva illuso sulle speranze di ripresa. Invariate a novembre rispetto ad ottobre. Calano di nuovo a dicembre.

PMI servizi scende a 50,6 ad ottobre da 52,2 a settembre. E’ il dato più basso da circa un biennio sopra la soglia di crescita ma inferiore alle aspettative (52). Prosegue il declino anche a novembre con un nuovo ribasso a 50,2.

Disoccupazione scende al 7,8% nel terzo trimestre dal 7,9% del precedente grazie alla creazione di 49.000 nuovi posti di lavoro.

Vendite auto a novembre +11,3% sull’anno precedente e +5,4% nei primi 11 mesi dell’anno rispetto al 2011. L’Inghilterra diventa il secondo Paese europeo per numero di auto vendute dopo la Germania superando la Francia, Paese nel quale il settore è in profonda crisi.

 

DANIMARCA

La crisi immobiliare (-25% il calo dei prezzi dal picco del 2007) e il credit crunch bancario mantengono l’economia in leggera recessione anche per il 2013. Malgrado le difficoltà il titolo decennale danese rende 25bps (1,10%…!!) meno del bund tedesco e quindi i rischi di un default non sono nemmeno presi in considerazioni dagli investitori.

 

SVEZIA

Anche la più solida economia scandinava comincia a perdere qualche colpo con la produzione industriale che ad ottobre scende del -4,4% sull’anno precedente. La Banca Centrale ha ridotto i tassi di interesse al 1% il 18 dicembre dal 1,25% precedente. E’ il quarto taglio da inizio anno.

 

EUROPA ORIENTALE

Rallentamento generalizzato per tutte le economie del blocco ed in particolare per Polonia, Cechia e Bulgaria.

 

POLONIA

La Banca Centrale taglia (7 novembre) il tasso ufficiale di sconto dello 0,25% al 4,5%, prima discesa in tre anni e ancora il 5 dicembre al 4,25%. La Polonia è stato l’unico Paese della UE a 27 ad alzare i tassi ad inizio 2012 ma ora rischia di entrare in recessione per la prima volta in 20 anni.

Pil cresce nel terzo trimestre  del +1,4% annualizzato, ben sotto la previsione del +1,8%, ed il peggior incremento dal secondo trimestre 2009. Il calo dei consumi privati ha contribuito al deludente risultato. Nel secondo trimestre la crescita era stata pari al +2,3%.

Anche la produzione industriale scende a novembre del -0,8% sull’anno precedente.

 

UNGHERIA

Alta tensione politica e rapporti tesi con il Fondo Monetario Internazionale proseguono con nessuna possibilità di sbloccare il finanziamento internazionale. In questa clima di tensione il fiorino riprende a svalutarsi verso l’euro dopo un trimestre di leggero recupero.

 

ROMANIA

A metà mese si sono svolte le elezioni politiche con una conferma plebiscitaria per la maggioranza di sinistra già al governo. Dopo un biennio di scandali che hanno minato la credibilità del Paese la stabilità politica è necessaria per applicare nuove riforme economiche.

 

MEDIO ORIENTE e NORD AFRICA

TURCHIA

PIL 2012 stimato ad un +3,3%, risultato abbastanza modesto per un Paese emergente abituato a tassi di crescita almeno doppi negli anni precedenti (+8,5% nel 2011). Nel terzo trimestre la crescita si è fermata al +1,6% ed al +2,4% da inizio anno.

Tagliato a novembre il tasso di sconto dal 9,5% al 9% per il terzo mese consecutivo nel tentativo di rilanciare una crescita modesta e per evitare il rafforzamento della lira turca.

 

ISRAELE

Dieci giorni di guerra vera con oltre 100 morti a fine novembre hanno tenuto il mondo con il fiato sospeso. La Regione è già scossa dal conflitto interno in Siria che rischia di coinvolgere anche Stati confinanti quali Turchia e Libano.

 

EGITTO

Caos politico con il Presidente che ha cercato di imporre la legge islamica attraverso un decreto prima e poi con un referendum. L’opposizione è scesa nelle strade e ci sono stati scontri con alcuni morti. Il Paese è profondamente spaccato ma il Governo islamico, malgrado la defezione di numerosi ministri, non cederà facilmente. Intanto l’economia soffre ed ha bisogno di aiuti internazionali. Le Riserve valutarie sono sempre più ridotte anche per il calo del turismo.

 

AMERICA LATINA

BRASILE

La stima della crescita di vendite auto per l’anno corrente prevede un modesto +4%, malgrado ad ottobre (+18,4%) siano state molto soddisfacenti.

Forte ed inaspettata caduta del PIL nel terzo trimestre a +0,9% rispetto allo stimato +1,9%. Le previsioni per il 2012 prevedono una crescita del +2,4% la metà dell’obiettivo del Governo al +4,7%. Si tratta del peggior dato tra le economie emergenti e alquanto preoccupante considerando gli stimoli monetari (i tassi di interesse sono ad un livello storicamente molto basso) e fiscali (agevolazioni a privati ed aziende) utilizzati dall’Esecutivo e dalla Banca centrale nel corso dell’anno.

 

ARGENTINA

Inflazione reale che raggiunge il 23% all’anno e che erode salari e potere di acquisto e spinge l’economia verso un percorso pericoloso visto i precedenti storici (iperinflazione negli anni 90 e default ad inizio secolo).

 

ASIA

Prosegue la forte crescita economica di Indonesia e Filippine con PIl in crescita di oltre il + 6%, Paesi che attraggono forti investimenti. Oltre la Cina, preoccupa invece il rallentamento dell’economia indiana la cui mancanza di vere riforme non consente di ottenere i risultati dei suoi maggiori concorrenti nella Regione (Cina e Sud Corea).

 

GIAPPONE

L’indice composito, somma di 11 diversi indicatori, scende a settembre del -2,3% a 91,2 rispetto al mese precedente per il sesto mese consecutivo di declino con chiari segnali recessivi per l’economia.

La conferma è arrivata dalla discesa del PIL nel terzo trimestre -3,3% annualizzato e -0,8% rispetto al precedente. Nello stesso periodo le esportazioni sono scese del -5%, il livello più elevato dal secondo trimestre 2011 che risentiva del crollo dell’attività post-tsunami.

Suzuki decide di abbandonare dopo trent’anni la vendita di auto negli USA con risultati molto deludenti, restando nel Paese solo nel settore moto. Chiuderà inoltre lo stabilimento di Gijon in Spagna alla fine del prossimo marzo lasciando senza lavoro 200 dipendenti.

Panasonic taglierà altri 10.000 posti di lavoro entro marzo 2013 per rilanciare l’azienda. Nei due anni precedenti altri 36.000 dipendenti avevano lasciato il Gruppo anche attraverso dismissioni di rami di attività.

Elezioni politiche anticipate il 16 dicembre con maggioranza assoluta per la destra abbastanza conservatrice. Il nuovo primo ministro cercherà di mettere fine alla deflazione ultra ventennale con accelerazione della politica monetaria ancora più espansiva. Si parla anche di nuovi stimoli fiscali, una follia per un Paese il cui debito/PIL ha il più alto rapporto al mondo: 230%.

Il primo risultato effettivo è stato il proseguimento della caduta dello YEN, già in corso da inizio mese. Nel breve periodo il deprezzamento della moneta potrebbe aiutare il settore export.

 

CINA

L’indice PMi cinese risale a 50,2 ad ottobre dopo 4 mesi consecutivi sotto il livello di 50. Un chiaro segnale di stabilizzazione dell’economia.

Le esportazioni cinesi salgono ad ottobre di un +11,6%, oltre il +9% previsto ed il tasso di crescita più elevato dallo scorso maggio. Secondo gli scettici l’aumento è legato a fenomeni congiunturali quali le vendite natalizie che rendono il recupero insostenibile nei prossimi mesi, mentre gli ottimisti leggono nel dato la conferma che il rallentamento cinese sia prossimo alla fine.

I prestiti del settore bancario ad ottobre scendono del -14% rispetto all’anno precedente.

 

INDIA

PIL terzo trimestre cresce solo del +5,3%, una delle peggiori performance dell’ultimo decennio.

L’economia soffre la mancanza di infrastrutture e il deflusso di investimenti verso altre economie del Far East che offrono migliori opportunità di business. Burocrazia e corruzione sono problemi irrisolti ed ormai strutturali che fanno scappare gli investitori esteri.

Queste debolezze croniche della Penisola indiana sembrano scomparire nei periodi di forte espansione economica ma ritornano di attualità quando la crescita e l’economia mondiale languono. I ritardi nell’attuazione delle riforme saranno un grosso freno per la crescita futura.

La rupia è stata una delle peggiori valute anche nel 2012 (-7% circa contro USD) dopo aver raggiunto il massimo storico nel 2010. La svalutazione darà però un contributo marginale alla crescita economica, visto che l’export incide sul PIL solo per il 16% contro il 28% in Cina.

 

AUSTRALIA

L’indice manifatturiero scende ad ottobre per l’ottavo mese consecutivo.

La Banca Centrale taglia il tasso di sconto al 3% il 4 dicembre. E’ il sesto taglio in 14 mesi che porta il costo del denaro al livello del 1960. Aumento della disoccupazione, calo dell’export ed eccessiva rivalutazione  della divisa locale (dollaro australiano + 62% rispetto al corrispettivo USA negli ultimi 4 anni!!) stanno rallentando la crescita dell’unica economia sviluppata che non cade in recessione dal 1991.

 

NUOVA ZELANDA

Disoccupazione sale a sorpresa a fine settembre dal 6,8% del secondo trimestre al 7,2%, il livello più elevato dal 1999.

 

MATERIE PRIME

Recupero del petrolio fino a 90$ sulle aspettative di un accordo sul precipizio fiscale (fiscal cliff) negli USA. Il prezzo del greggio è ormai compreso da sei mesi in un intervallo tra gli 80 e i 100 dollari al barile. Neanche la crisi medio orientale del mese scorso è riuscita a far rimbalzare le quotazioni in misura significativa. L’elevato stock di giacenze e i bassi consumi nelle economie occidentali rendono improbabili rivalutazioni improvvise dei prezzi.

Scendono invece rame e anche il prezzo dell’oro sempre per aspettative positive sulla ripresa economica globale. Grano e mais proseguono invece la rapida discesa che li riporta  ai livelli di giugno, prima del forte rimbalzo (+50%) per la siccità che ha colpito il MidWest degli Stati Uniti durante tutta l’estate.

 

 VALUTE

La guerra delle valute è meno silenziosa e sempre più evidente. Le aggressive politiche monetarie delle Banche Centrali hanno non solo l’obiettivo di rilanciare una asfittica crescita economica ma di svalutare la propria divisa nazionale per accelerare la crescita.

In questo mese di dicembre ci sono due vincitori: lo yen ed il dollaro e un perdente l’euro. La moneta unica è scesa ai livelli di marzo contro il dollaro avvicinandosi a 1,33. La determinazione di Draghi nel difendere, almeno a parole, la divisa europea penalizza le esportazioni dei Paesi già in forte difficoltà, quali Italia e Spagna.

Lo Yen ha accentuato la discesa grazie alle dichiarazioni aggressive del nuovo premier neo eletto arrivando contro dollaro USA ai livelli di aprile 2011.

Ci sono poi divise ancora troppo forti come franco svizzero e dollaro australiano che penalizzano le rispettive economie.

La battaglia è solo iniziata. Chi stampa più moneta spera di svalutare ed essere più competitivo. E’ un gioco pericoloso ma che nel breve periodo può portare qualche beneficio nei Paesi nei quali le Banche Centrali sono più aggressive. Nessun governo o Banca Centrale, vista la gravità della situazione economica mondiale, ha una visione di lungo periodo e quindi utilizza ogni arma disponibile.

 

MERCATI FINANZIARI

Le Borse europee sono in questi giorni ai massimi da 19 mesi (sostanzialmente pre-crisi spread), mentre quelle USA sono sempre molto vicine ai massimi storici (-7%). Alcuni listini asiatici invece hanno già ritoccato i massimi di sempre (Tailandia, Filippine e Indonesia).

Il rischio non viene percepito e i mercati azionari continuano a salire malgrado diversi Pesi siano nel mezzo di una pesante crisi economica. Il listino tedesco è salito quest’anno del 27%, nonostante la Germania stia per entrare in recessione. Il solito catalizzatore è il fiume di denaro stampato dalle banche centrali che però  non passa all’economia reale, se non negli Stati Uniti in qualche settore (immobiliare). Gli investitori lo riversano sugli investimenti a rischio, visto che il mercato obbligazionario offre rendimenti molto modesti o addirittura negativi sulle scadenze brevi.

Le società americane proseguono il buy back azionario a ritmi impressionanti. General Electric per 10mld nei prossimi 3 anni, IBM addirittura per 50mld nei prossimi 10 e si parla anche di una mega operazione nei prossimi mesi da parte di Apple. Continuo a pensare che sia un modo artificiale per sostenere la quotazione del titolo mentre preferirei vedere società che investono nei propri settori di appartenenza anche attraverso acquisizioni o che al limite restituiscano agli investitori gli utili attraverso il pagamento di extra-dividendi.

 

BANCHE

Alcune tra i principali istituti mondiali, UBS e HSBC, sono state sanzionate per qualche miliardo di dollari  per pratiche illecite tra cui la gestione dell’indice LIBOR. Deutsche Bank sembra aver occultato perdite su derivati per 12mld di euro nel 2009.

La maggior parte dei Paesi non aderisce o rimanda l’accettazione ai parametri di Basilea III che prevede criteri restrittivi nel rapporto prestiti erogati/patrimonio netto.

In questo contesto festeggiamo una Unione bancaria dove molti Istituti non sono inseriti nella lista di quelli messi sotto osservazione e la Germania si defila perché non vuole che una Commissione internazionale possa ispezionare le sue banche. E’ il solito topolino partorito dall’unione europea.

Le Banche spagnole stanno iniziando il processo di ricapitalizzazione con fusioni generalizzate e creazioni di “bad bank” specifiche. Il processo sarà doloroso con accorpamenti di Istituti, chiusure di filiali e licenziamento di migliaia di dipendenti.

Il Monte dei Paschi, terzo istituto di credito italiano, è stato di fatto nazionalizzato con il finanziamento ponte dello Stato di 3,9mld che costituisce un vero e proprio salvataggio.

Nell’Europa mediterranea il “credit crunch” non si attenua e sta diventando un elemento insostenibile che contribuisce allo strangolamento delle economie coinvolte. Neanche la riduzione degli spreads sui titoli di stato sembra aumentare la capacità di erogare credito e soprattutto di abbassare i tassi praticati.

Ma il motivo è strutturale. Le banche del Nord Europa si sono pesantemente disimpegnate dalla zona mediterranea riducendo l’esposizione da 2,6 a un trilione di euro dal 2008 al 2012. La differenza è stata solo in parte rimpiazzata dalla BCE che si è sostituita con circa un trilione, ma il denaro prestato alle banche europee è stato utilizzato per comprare titoli del debito sovrano nel tentativo di ridurre gli spreads. Difficile ipotizzare un’inversione di rotta nel breve periodo ed il sistema rimarrà in grande sofferenza penalizzando gli investimenti.

Gli impieghi ad imprese e famiglie continuano a diminuire per l’esigenza del Sistema finanziario di ridurre la propria esposizione (deleveraging), ma anche per il calo della domanda e per il costo molto elevato del denaro per l’utente finale.

Anche In Italia la situazione è molto ingessata. Gli istituti stanno incominciando silenziose o evidenti ristrutturazioni con riduzione del personale, contratti di mobilità e chiusura di filiali.

La FED (Banca Centrale USA) ha dichiarato che aggiungerà altri 45mld di dollari di acquisto di debito pubblico ogni mese ai 40mld già in essere con l’acquisto di obbligazioni garantite dai mutui immobiliari. 85mld per 12 mesi fanno un trilione e l’impegno della FED raggiungerà a fine 2013 i quattro trilioni che vanno aggiunti ai 16 di debito pubblico. Un numero impressionante.

La Fed inoltre acquisterà il 90% delle prossime emissioni del titolo decennale (treasury) del Tesoro USA e quindi il basso rendimento (yield ora all’1,75%) è drogato da questa dose massiccia di acquisti “interni”. Quando poi dovrà drenare liquidità e quindi vendere i titoli acquistati ci sarà il rischio di far schizzare i tassi di interesse.

 

SINTESI

Draghi ha spostato la lancetta della ripresa economica europea da fine 2012 a fine 2013. Se anche il rimbalzo ci fosse sarà effimero e non creerà posti di lavoro nel breve periodo. L’Europa ha ora 24ml di disoccupati, numeri impressionanti e difficili da assorbire. Le produzioni chiuse non si riapriranno e le aziende che riescono a lavorare continueranno a delocalizzare in Paesi con costi del lavoro più contenuti e con sistemi fiscali meno oppressivi.

In questo ultimo trimestre la Grecia è stata ancora salvata più di una volta ed anche la Spagna con il salvataggio delle Banche. Le condizioni di vita nei Paesi mediterranei si stanno deteriorando mese dopo mese con velocità e moltiplicatore preoccupanti. Grecia, Spagna e Portogallo sono lo specchio di un declino del tenore di vita molto evidente ed impensabile che sta contagiando anche aree geografiche di altre economie mediterranee quali l’Italia (soprattutto il Sud) ma anche la Francia. Gli Stati ed i Governi sono inermi davanti alla distruzione quotidiana di migliaia di posti lavoro che combattono imponendo tributi sempre più elevati per pagare i servizi e finanziare politiche assistenziali (welfare e cassa integrazione) per coloro che perdono il posto di lavoro.

Il credito non è più disponibile come nell’ultimo ventennio e questo accentua la caduta. Dobbiamo credere pertanto a coloro (politici ed economisti) che sostengono per convinzione o per necessità che l’Europa potrà sopravvivere come sistema economico unito e anche la sua divisa. Tuttavia non è sufficiente comprare titoli di Stato degli Stati agonizzanti per pensare di uscire dalla crisi. Il vecchio continente è in un tunnel perverso: deve diminuire la pressione fiscale ma non può farlo perché peggiorerebbe i conti pubblici già disastrati, dovrebbe svalutare per rendere le proprie esportazioni più competitive ma teme l’effetto contagio della decisione di uscire dall’euro. Prima di ritornare alle proprie valute basterebbe comunque almeno svalutare l’euro. Ma più Draghi conferma che l’euro è indissolubile e più la moneta unica si rafforza verso il dollaro e altre monete forti rendendo l’agonia europea ancora più evidente.

Gli Stati Uniti fanno l’esatto contrario: il mercato immobiliare è in ripresa ed il settore auto vende ai livelli del 2008. Ma la leva è sempre quella finanziaria. Le banche sono tornate a erogare credito ai livelli quasi simili a quelli pre-crisi. I cittadini ottengono credito a tassi molto convenienti per acquistare beni durevoli quali la casa e l’auto. E’ quello che gli americani hanno fatto negli ultimi trent’anni per alimentare la loro gigantesca macchina dei consumi. E’ un meccanismo perverso che forse sconteranno in un prossimo futuro come sta accadendo in Europa, ma loro non vogliono fermarsi perché sanno che se il motore si spegne poi l’economia non riparte e si avvita su se stessa.

Mancano poi tre giorni utili per un accordo sul “fiscal cliff”. Un accordo in extremis sembra impossibile e qualcosa sarà rimandato a gennaio. Inoltre gli Stati Uniti hanno raggiunto anche il “debt ceiling”, cioè non possono emettere altro debito pubblico se non dopo aver concordato nuove misure di contrasto alla crescita dello stesso, quindi il solito mix di aumenti di tasse e riduzioni di spesa. Vedremo come andrà a finire e quali saranno le conseguenze sull’economia e sui mercati finanziari.

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response