Wednesday 19th June 2019,
Pinguinoeconomico

PREZZO DEL PETROLIO – I POSSIBILI FUTURI SCENARI

La recente caduta del prezzo del petrolio appare quanto meno inopportuna in un momento di incertezza per l’economia americana, al bivio tra una crescita moderata ed una bassa probabilità di recessione futura.

Il movimento ribassista, iniziato nella seconda parte di maggio, si è realizzato contestualmente ad un rallentamento degli indicatori economici statunitensi, ed è stato molto repentino, nonchè piuttosto inaspettato.

In poco più di due settimane il prezzo del greggio ha ceduto quasi il 25%, passando da 66 a 52 dollari al barile, proprio agli inizi della “drive – season” americana, quando i consumi di carburante tendono a crescere verticalmente.

Sicuramente una panacea per i consumatori statunitensi, che ne beneficiano quando fanno rifornimento di carburante; ma  con un impatto  negativo sull’economia a stelle e strisce ed in particolare sulle aziende petrolifere, che hanno bassi margini e un’elevata quantità di debiti, che non riescono a sostenere con prezzi di mercato in marcata discesa.

Qualora lo scivolone del prezzo dovesse proseguire, anche la crescita americana potrebbe risentirne e questo tema rappresenta un motivo di ulteriore allarme per la Federal Reserve.

Negli ultimi anni, i mercati finanziari hanno sicuramente sottostimato l’impatto delle variazioni del prezzo del greggio sia sull’economia americana che su quella mondiale, offuscati dalla crescita della componente azionaria e dall’ombrello protettivo costruito dalle Banche Centrali a difesa degli stessi.

La discesa del petrolio appare inoltre ancora più inspiegabile in presenza di diversi eventi di natura fondamentale, che avrebbero giustificato invece un proseguimento del rialzo.

Nello specifico:

  • I rischi geopolitici in Medio Oriente con le tensioni tra Stati Uniti ed Iran
  • Il caos in Venezuela con la riduzione dell’output prodotto
  • L’Arabia Saudita che ha confermato i tagli OPEC anche nel secondo semestre dell’anno.
  • La produzione americana che inizia a flettere lievemente dopo aver raggiunto il picco negli ultimi due anni.

Per quanto sopra, il prezzo dovrebbe tranquillamente mantenersi al di sopra dei $60 dollari al barile, mentre la sua caduta al di sotto lascia presagire un forte calo della domanda mondiale della materia prima, sintomo di uno speculare rallentamento anche della crescita economica mondiale.

Tale possibilità è stata confermata anche dall’IEA, l’agenzia americana dell’energia, che ha tagliato le stime della domanda mondiale da 1,4 a 1,3 milioni di barili al giorno.

Il segnale di possibile resa del greggio si somma ad una recente serie di dati interni, che evidenziano un rallentamento della crescita interna americana, in particolare nel settore manifatturiero ma anche in quello dei servizi, il più esposto alle ripercussioni della guerra commerciale cinese.

Anche il livello dell’occupazione domestica, il più elevato degli ultimi cinquant’anni, sembra incominciare leggermente a flettere proprio in virtù dell’impatto della guerra commerciale sui settori produttivi ed in particolare su quello dell’auto.

 

LE MOSSE DELLA FED

La Banca Centrale statunitense dovrà gestire anche questo eventuale proseguimento del calo del prezzo del petrolio.

Per quanto il settore manifatturiero incida sul Pil solo per il 15%, la discesa dell’indice PMI manifatturiero ai livelli dell’estate 2016 conferma un probabile rallentamento nei prossimi mesi anche dell’economia americana.

Il settore petrolifero statunitense ha raggiunto la produzione di 12 milioni di barili al giorno, superando ormai da almeno un biennio l’Arabia Saudita, ferma a quota 10. Tale traguardo ha innalzato il peso percentuale del settore petrolifero nell’economia americana,

Per tale motivo, una ulteriore e profonda discesa o permanenza del prezzo del greggio al di sotto dei $60 potrebbe spingere la Fed verso un taglio precoce dei tassi di interesse già da settembre, agevolata anche dal probabile ribasso del tasso di inflazione in seguito al calo dei prezzi anche di molte altre commodities.

 

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