Sunday 18th August 2019,
Pinguinoeconomico

SECONDO SEMESTRE 2019 – LE ASSET CLASS DA PREFERIRE

La riunione della Federal Reserve di fine mese provocherà presumibilmente un aumento della volatilità sui mercati finanziari, indipendentemente dall’esito. Sia che la Banca Centrale abbassi i tassi di mezzo o di un quarto di punto percentuale o che invece li lasci inaspettatamente invariati, i mercati finanziari saranno soggetti ad un probabile periodo di instabilità più o meno marcata.

Mentre gli Stati Uniti festeggiano il più lungo periodo di espansione della loro storia economica, lo S&P500 ha superato sia il precedente record di aprile che la soglia impensabile dei 3.000 punti, grazie ad un rally del 20% da inizio anno.

Nello stesso periodo anche le obbligazioni hanno registrato una performance stellare,  tanto che il rendimento del Tbond  è crollato dal 2,7% di inizio  gennaio al 2,05% attuale.

Tutto questo in seguito al cambiamento, comunicato da Powell il 4 di gennaio, per ora solo a parole, della politica monetaria da restrittiva a più espansiva.

 

IL PROSSIMO SEMESTRE

Archiviati sei mesi eccezionali, si guarda al futuro, cercando di identificare le assets class che possano meglio performare in un contesto di rendimenti sempre più sacrificati.

Obiettivo non facile, in quanto l’economia, sia americana che mondiale, ha dato segnali di rallentamento nel primo semestre, penalizzata dal calo delle esportazioni e dal crescere delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Lo S&P500 ha surclassato sia gli indici europei ed asiatici che quelli dei mercati emergenti ed anche a luglio mantiene questa sovra performance.

Il livello di buybacks rimane molto sostenuto al ritmo di 200 miliardi di dollari a trimestre, malgrado la discesa dei profitti, e continuerà a sostenere le quotazioni sugli indici americani, eccetto che per il Russell 2000, che contiene il 30% di società con bilanci in perdita e quasi il 20% con EBITDA che non riesce a coprire gli oneri finanziari e poche aziende finanziariamente in grado di sostenere una politica di buy backs così aggressiva negli anni.

In aggiunta, l’indice delle small caps è composto dal 15% di azioni finanziarie ed industriali, settori particolarmente penalizzati sia dal calo dei tassi che dalla guerra commerciale tra USA e Cina, rispetto al 13% ed al 9% dei due stessi comparti nello S&P500.

 

IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Il rally dei primi sei mesi è stato impressionante ed altrettanto inatteso.

Diversi osservatori sostengono che il mercato dei bond stia anticipando, con la sua progressione, una recessione anche piuttosto marcata che arriverebbe nel 2020.

La forte rivalutazione dei bond è stata agevolata dall’atteggiamento sempre più accomodante delle due principali Banche Centrali al mondo, per dare sostegno ad economie che stentano a crescere in modo autonomo.

Visto il nuovo record negativo del rendimento del Bund, molti investitori si aspettano di vedere anche le obbligazioni governative americane a tassi inferiori allo zero nei prossimi sei mesi.

Altri, al contrario, pensano ad una nuova bolla e si aspettano un rialzo dei rendimenti ed una caduta delle quotazioni, in particolare nel comparto corporate ed high yield, che hanno guadagnato ben oltre il previsto.

Dopo l’ultimo rally delle quotazioni, quasi 13 trilioni di dollari di controvalore in obbligazioni hanno raggiunto rendimenti negativi, un livello che comincia a far tremare gli esperti del settore, che temono un improvviso sell-off, soprattutto nel settore corporate.

 

MATERIE PRIME

Due sono i comparti da analizzare: petrolio e metalli preziosi.

Il greggio quota da inizio anno tra i 50 ed i 65 dollari al barile, tra accelerazioni improvvise e cadute altrettanto clamorose.

La speculazione e le tensioni geopolitiche mantengono le quotazioni al rialzo, al pari dei tagli OPEC, che vengono rinnovati da quasi cinque anni.

A fare da zavorra, invece, è il calo della crescita della domanda mondiale di petrolio, prevista in moderata discesa almeno fino a fine 2020.

Più delineata invece la situazione dei due metalli preziosi – oro ed argento – che sono entrambi in decisa ascesa da inizio anno e che ha visto per l’oro registrare il nuovo massimo dal 2013.

Diverse sono le motivazioni alla base di questo rally. Innanzitutto i due metalli non hanno beneficiato del fiume di denaro che ha investito azioni ed obbligazioni, mentre tutta l’attenzione si è spostata sul boom delle cripto valute negli ultimi due anni.

Negli ultimi mesi, la speranza di politiche monetarie nuovamente ultra espansive, associate agli acquisiti di oro da parte delle stesse Banche Centrali, hanno spinto le quotazioni del principale metallo prezioso. L’argento era rimasto indietro, ma ha recuperato il gap nell’ultima settimana, mettendo a segno un guadagno di oltre il 6%.

 

I CAVALLI VINCENTI

 

In sintesi S&P500, bond e metalli preziosi sono stati i veri mattatori del primo semestre dell’anno e sembrano in lizza per ripetere lo stesso risultato, magari con performance un po’ meno eclatanti, anche nel secondo. L’unica incertezza riguarda il comparto obbligazionario, che potrebbe anche invertire la rotta in presenza di qualche tensione creditizia in Cina o su qualche importante corporate bond.

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