Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

SETTIMANA 16-20 DICEMBRE 2013

BCE (Draghi): “La Banca Centrale è piena di strumenti per combattere la deflazione”.  Nessuno ha mai visto la deflazione in Europa e sa pertanto come combatterla. Il fatto che ne continuino a parlare conferma che è un fenomeno ormai già permeato nelle nostre economie che modificherà significativamente le nostre abitudini di consumo nei prossimi anni. L’esperienza del Giappone, da oltre 20 anni impantanato nelle sabbie mobili di prezzi decrescenti, dovrebbe suggerire una maggiore prudenza nelle dichiarazioni da parte di coloro che hanno in mano i nostri destini economici.

MERCATI AZIONARI: E’ proseguita la discesa degli indici nella prima parte della settimana che hanno poi rimbalzato violentemente mercoledì, dopo la decisione della FED di iniziare il Tapering, la riduzione del “quantitative easing” di acquisto di titoli da 85mld a 75mld al mese.

Gli indici americani cancellano le perdite di una settimana e registrano nuovi massimi storici con un progresso settimanale di oltre il +2%. Anche l’Europa segue al traino, mentre più debole l’Asia per le nuove difficoltà evidenziate dal sistema finanziario cinese.

La decisione della Fed è stata interpretata positivamente dai mercati azionari, confortati dalla presenza dello stimolo monetario anche nel 2014, solo modestamente ridotto. Tutto questo è bastato a rasserenare gli animi ed il rialzo infinito degli indici prosegue con la complicità della Banca Centrale.

MACROECOMOMIA:

USA: PIL del terzo trimestre rivisto al +4,1%. il miglior risultato dal quarto trimestre 2011. C’è comunque qualcosa che non convince nel dato. La prima stima ha registrato un +2,8%, mentre la prima revisione un +3,6%. Tra il primo ed il terzo dato c’è una differenza del +45%, eccessiva e molto ambigua anche vedendo come le singole componenti sono state modificate: i consumi, vera colonna vertebrale dell’economia, sono passati dallo 0,96% al 2% del +4,1% finale. In passato avevo già sollevato dubbi sull’attendibilità dei dati americani, ma questa potrebbe essere un’altra ulteriore conferma.

Le richieste settimanali di nuovi disoccupati sono balzate la scorsa settimana a 379k, ben oltre le 336k previste, il peggior dato da marzo. Ovviamente l’Ufficio Statistico del Lavoro ha giustificato l’incremento con il periodo festivo.

Le nuove domande di mutui sono crollate del -60% rispetto ai massimi di metà anno, tornando al livello dell’anno 2000.

CINA: il tasso interbancario a 7 giorni vola al 7,6% nella seduta di venerdì, con un picco all’8,1%, per timori di “credit crunch” con un balzo di 328 basis points rispetto alla passata settimana. Non siamo ancora ai livelli del 12% raggiunto lo scorso giugno, ma con la scarsa liquidità di fine mese aumentano i timori di possibili fallimenti di alcune banche di piccole dimensioni.

La Borsa di Shanghai segna la peggior settimana dal maggio 2011 chiudendo la nona seduta consecutiva al ribasso, la peggior striscia dal 1994. I mercati europei ed americani hanno invece completamente ignorato questo potenziale focolaio di crisi.

-TASSI: ancora un rialzo settimanale per i tassi europei. L’indice euribor a 3 mesi (parametro di riferimento per il costo di mutui e finanziamenti) è salito a fine settimana allo 0,292%, rispetto allo 0,282% della scorsa settimana, ma in leggera flessione rispetto al massimo di 0,298%.

Anche il decennale USA, dopo la riunione della FED è arrivato fino al 2,95% per poi ritracciare nell’ultima seduta al 2,88%.

MATERIE PRIME: rimbalza sensibilmente il petrolio raggiungendo i 100$ al barile (quello americano) mentre il Brent supera i 110$. Crollo invece di oro e argento. Il metallo giallo scende fino a 1.200$ l’oncia  e mette in difficoltà diversi produttori che hanno già interrotto la produzione che per le società di minori dimensioni comincia a diventare antieconomica sotto la soglia dei 1.250$. Dall’inizio dell’anno diversi siti produttivi sono stati chiusi e oltre 14k lavoratori hanno perso l’occupazione in tutto il mondo, con forti malesseri nei Paesi più poveri come Perù e Sud Africa. Tutto questo malgrado alcune banche centrali stiano incrementando le loro riserve aurifere (Cina, Russia e Turchia).

-VALUTE: lira turca ai minimi storici contro dollaro USA e tensione anche sui tassi con il CDS (tasso di copertura contro il possibile default) che sale di 12bps a 222, massimo da tre anni e mezzo. Euro che ritorna in settimana a 1,38 contro dollaro per poi calare verso 1,365 dopo la riunione della FED. Si indebolisce il dollaro australiano verso quello americano, ai minimi da 3 anni, una svalutazione che è destinata a proseguire.

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