Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

SPAGNA – UN RECUPERO A META’

La Spagna recupera. Il Paese iberico ha fatto le giuste riforme e riparte. Sono mesi che in Europa suona questa canzone che risulta ancora più amara per i colori italiani, quotidianamente colpevolizzati di non attuare le riforme richieste dall’Europa. Il dato del Pil del primo trimestre 2015 sembra confermare questa affermazione: l’economia iberica sale del +0,9% sul trimestre precedente, rispetto ad un più modesto +0,3% di quella nostrana. Quest’ultima, peraltro, registra il primo trimestre positivo dopo ben 14 di decrescita consecutiva ed esce dalla recessione con un ritardo di oltre un anno rispetto alla Spagna.

Da mesi però sostengo, dati alla mano, quanto la ripresa iberica sia, invece, alquanto fittizia e costruita su pilastri di argilla. I consumi interni sono ancora molto deboli e la ripresa, così come è stata definita, è trainata solo dal turismo e dalle esportazioni. Mentre il settore turistico è in piena esplosione grazie al numero di arrivi che ha raggiunto nel 2014 il nuovo record assoluto di oltre 63 milioni di presenze, le esportazioni hanno smesso, invece, di crescere, dopa una salita di cinque anni consecutivi, malgrado l’aiuto della svalutazione dell’euro negli ultimi sei mesi.

La riforma del lavoro, che consiste in un abbassamento dei salari di ingresso nel settore manifatturiero, ha incanalato investimenti nel settore automobilistico da parte dei maggiori produttori europei. Tuttavia, malgrado questi interventi legislativi associati a politiche di incentivi, la disoccupazione è ancora troppo elevata ed è scesa a marzo, in un anno, dal 25,1% al 23%, mentre quella giovanile ancora supera il 50%, record non invidiabile e battuto solo dalla Grecia.

La credibilità del governo iberico si è bruciata lo scorso anno quando ha inserito arbitrariamente nel Pil il traffico di droga e la prostituzione. Ma andiamo oltre.

Il grafico seguente alza il sipario anche sulla realtà della disoccupazione spagnola, non molto dissimile da quella americana, che distrugge in misura impressionante posti di lavoro a tempo pieno e crea nuovi occupati part-time, con scarsa preparazione specifica e quindi mal remunerati.

 SPAGNA  - UN RECUPERO A META' - 1

La crescita del Pil per il 2015 è prevista dal governo al +3%, un obbiettivo difficilmente raggiungibile con un simile esorbitante tasso di disoccupazione. Gli stessi livelli di crescita sono realizzati da altre economie europee quali Polonia, Gran Bretagna ed Irlanda, ma con livelli di disoccupazione pari al 30-40% di quello iberico, pertanto inferiori al 10%.

Stupisce poi la notevole precarietà di questi nuovi posti di lavoro. A marzo solo il 10% dei nuovi assunti sono stati a tempo indeterminato, mentre i contratti a tempo determinato sono cresciuti il doppio rispetto a quelli permanenti, nel primo trimestre 2015 (+5,42% rispetto a +2,71%)

Sale, inoltre, anche il numero dei contratti a tempo pieno: +2,91%, rispetto a +3,83% dei lavori part-time. Almeno il 20% dei lavoratori spagnoli lavora meno di 35 ore settimanali. Quest’ultimo dato è purtroppo molto comune in Europa, dove l’Olanda ha il triste primato dei lavoratori part-time. Comunque la situazione spagnola, come quella statunitense, non è una scelta del lavoratore, ma una necessità da accettare.

L’ultima statistica del Ministero del Lavoro è ancora più disarmante e rivela che a marzo le tre occupazioni più ricercate sono state nel settore agricolo, baristi e camerieri e nel campo delle pulizie. Ad aprile, mese di inizio della stagione turistica, metà dei nuovi occupati sono stati assunti nelle strutture alberghiere che riaprono i battenti per l’attività stagionale con contratti di durata temporanea destinati ad estinguersi prima della fine dell’anno.

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