Saturday 19th October 2019,
Pinguinoeconomico

TRUMP e LA FED – IL BRACCIO DI FERRO CONTINUA

Le sedute successive al rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale ed alla conferma di ulteriori manovre restrittive anche nel 2019 sono state tra le più volatili della storia di Wall Street, almeno dal 2011.

Dalla pubblicazione del comunicato lo scorso mercoledì, gli indici hanno perso oltre otto punti percentuali in quattro sedute, tra il finale di mercoledì e le tre successive, per poi recuperare la metà della caduta nella giornata di Santo Stefano, con un balzo di oltre cinque punti percentuali.

Attualmente gli indici americani rimangono in una situazione di correzione (-10% dai massimi) e sono tutti in territorio negativo da inizio anno, evento che non si verificava dal 2008.

 

IL CAMMINO DELLA FED

I tassi di interesse sono ora al 2,5%, allineati al tasso di inflazione pari al 2,2%; posizionati ad un livello ancora assai modesto, ma tali da aver avuto nell’ultimo semestre un impatto negativo sia sul mercato immobiliare che su quello azionario.

Le reiterate minacce di Trump al Chairman ad interrompere la politica restrittiva e la non ultima a “sentire il mercato” (to feel the market) non sono state sufficienti a far cambiare l’orientamento della Banca Centrale americana, che si trova sempre di più tra l’incudine di una economia che sta rallentando ed il martello del Presidente americano che vede nel rialzo dei tassi una minaccia per i suoi obiettivi di crescita economica e per la stabilità del mercato finanziario interno.

 

LA REAZIONE DI WALL STREET

Il mercato si aspettava probabilmente un atteggiamento più conservativo ed ha rotto senza indugio i minimi dello scorso marzo, tentando qualche timida reazione poco convinta anche nelle sedute successive, sempre fallita. Il rimbalzo si è concentrato poi solo nella seduta post natalizia, in scia alla conferma di un membro governativo che la poltrona di Powell è inamovibile.

I 10 membri del Fomc hanno votato l’ultimo aumento all’unanimità, ma i listini speravano invece in una pausa, non tanto a dicembre, ma per il prossimo anno, visto che i mercati sembrano già scontare un rallentamento economico.

 

L’ECONOMIA E’ ANCORA FORTE

 

Secondo alcuni economisti, la Fed sta commettendo un errore nel proseguire con la politica monetaria restrittiva, quando l’economia è  ancora forte, con il tasso di disoccupazione al 3,7%, ai minimi dal dopo guerra, ed i consumi ancora molto sostenuti, ma manifesta già segnali di deterioramento.

Per la stessa ragione i “falchi” sostengono che i tassi siano ancora troppo bassi e che la Banca Centrale debba avere munizioni sufficienti da sparare in caso di un reale rallentamento economico.

 

LA SFIDA A TRUMP 

L’ultimo rialzo dei tassi deciso dal Board all’unanimità è un segnale di forte indipendenza dalle volontà recenti del Presidente americano e quasi un guanto di sfida alla Casa Bianca. L’unica carota offerta a Wall Street riguarda la possibilità di una decelerazione del ritmo di crescita del rialzo dei tassi di interesse nel 2019, un evento che non è stato gradito dal mercato, che si aspettava forse addirittura una pausa.

Il tono del comunicato della Banca Centrale è stato interpretato come il desiderio della stessa di non intervenire in salvataggio del mercato, lasciando che quest’ultimo si sgonfi in autonomia dalle eccessive valutazioni.

Tuttavia, è opinione comune che la Fed possa scendere di nuovo in campo qualora le condizioni economiche si deteriorino significativamente o la discesa degli indici non si arresti e si trasformi in un crollo.

In aggiunta, la Banca Centrale continuerà a ridurre il QE di 50 miliardi di dollari al mese, come precedentemente pianificato.

 

IL PUNTO DI ARRIVO

Un anno fa le previsioni della Fed erano di tre rialzi dei tassi di interesse nel corrente anno, mentre hanno poi votato per quattro.

Attualmente, tra i 17 membri della Banca Centrale, alcuni dei quali non avranno diritto di voto il prossimo anno, la previsione è la seguente:

  • zero membri vedono un taglio dei tassi
  • 2 membri credono che non ci saranno rialzi
  • 4 membri ne stimano uno
  • 5 membri ne prevedono due
  • 6 membri credono, infine, che saranno tre.

L’ultima previsione è superiore alla stima attuale, pari a due, come avvenuto lo scorso anno che vedeva solo 4 membri stimare quattro rialzi come poi, invece, accaduto.

In forte imbarazzo, la Federal Reserve utilizzerà le doti comunicative dei suoi membri per evitare ulteriori discese del mercato. A tal proposito ha già cominciato venerdì Williams, il quale ha affermato che l’Autorità Monetaria vigilerà attentamente sull’andamento del mercato, innescando un immediato rimbalzo degli indici di un punto percentuale, che è poi prontamente evaporato.

Poco altro potrà fare al momento la Fed per evitare che tutti i listini entrino in Bear Market, come già avvenuto prima del rimbalzo di Santo Stefano, mentre il 60% dei titoli dello S&P500 già vi si trova.

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