Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

TURCHIA – UN’ALTRA MINACCIA DAI MERCATI EMERGENTI

 

La forza del dollaro continua a creare problemi nelle finanze delle economie in via di sviluppo. Oltre al Messico, anche la Turchia continua ad essere sotto la pressione del biglietto verde, mentre la divisa locale continua a segnare nuovi minimi storici.

Sul Paese che si affaccia sul Bosforo pesano, altresì, le incertezze politiche già da oltre un triennio iniziate con le proteste di Piazza del 2013, alle quali sono seguite il tentativo di colpo di stato dello scorso luglio e le successive purghe da parte di Erdogan che ha destituito oltre centomila persone dalle posizioni sia pubbliche che private, in particolare insegnanti e funzionari statali.

Infine, la recente decisione di Bruxelles di congelare “sine die” i negoziati per l’acceso della Turchia nella Comunità Europea ha esasperato gli investitori che hanno di nuovo gettato la spugna vendendo ancora la lira turca scivolata ad inizio settimana ai nuovi minimi assoluti nei confronti del biglietto verde.

La valuta di Ankara è scivolata a 3,475 lasciando sul terreno il 16% da inizio anno, di cui il nove per cento solo a novembre, rispetto al dollaro.

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A poco è servito il successivo rialzo dei tassi di mezzo punto percentuale da parte della Banca Centrale, nella stessa giornata, al 8% che ha consentito un modesto rafforzamento della divisa fino a 3,42, già riscivolata oltre quota 3,45.

La debolezza della valuta turca, ormai inarrestabile, indebolisce non solo l’economia locale ma comporta sensibili ripercussioni anche per i Paesi che da sempre hanno corposi investimenti in Turchia. Le più esposte sono sicuramente le economie mediterranee con Italia e Spagna che hanno partecipazioni nelle principali banche del Paese, attraverso Unicredit e BBVA.

 

Commento

La Turchia potrebbe diventare una minaccia economica importante per l’Europa, al pari del Messico per gli Stati Uniti e le altre economie latino americane. Erdogan continua a spadroneggiare in casa propria esautorando gli avversari politici e qualsiasi forma di opposizione democratica. Bruxelles e Berlino si limitano, al momento per opportunità, alle dichiarazioni di condanna per evitare che il leader turco rompa l’accordo sull’immigrazione e consenta il passaggio di milioni di persone aprendo la frontiera turca verso l’Europa.

La continua svalutazione del cambio provocherà nei prossimi mesi la crescita del tasso di inflazione e la necessità di nuovi rialzi dei tassi di interesse che freneranno ulteriormente la crescita economica interna.

Non è pertanto nell’interesse né dell’Europa, né tantomeno della Turchia aumentare la tensione diplomatica reciproca tra i due blocchi, ma l’autoritarismo sempre più dittatoriale di Erdogan dovrà essere in qualche misura contenuto, anche a scapito di ripercussioni economiche sicuramente negative, il cui impatto è ancora da valutare.

La crisi è probabilmente solo agli inizi ed il peggio deve ancora arrivare.

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