Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

USA: NEL 2014 UNA NUOVA RECESSIONE ?

Sembra un tabù inaccettabile e nessuno osa parlarne. Il 2014 potrebbe essere , con forte probabilità, l’anno della prossima recessione Americana.
L’argomento è scomodo e sembra fuori moda, tanto più dopo il dato sul Pil del terzo trimestre rivisto in crescita del +4,1% a metà dicembre. Il dato è viziato da un incremento anomalo delle scorte ma da fiato alle trombe degli ottimisti che possono così giustificare l’incremento dell’indice azionario domestico del +29% nel 2013.
Tuttavia molti fanno finta di dimenticarsi che qualcosa è radicalmente cambiato nell’economia mondiale ed in quella a stelle e strisce dalla Grande Recessione del 2008. La domanda è la seguente: quando arriverà la prossima recessione Usa e potrebbe essere già nel 2014 ? Inoltre come si comporterebbe la FED, la quale ha già raddoppiato il suo stimolo monetario nell’ultimo biennio, qualora la crescita dovesse svanire visto che anche l’acquisto di 85mld mensili di titoli è ormai insufficiente a stimolare adeguatamente la crescita economica ?
Diamo uno sguardo alle statistiche e più precisamente alla lunghezza dei precedenti cicli economici. Alla fine del 2013 questo ciclo espansivo ha raggiunto i 54 mesi e si colloca già oltre la media dei 39 mesi da quando inizia la serie storica (1854). Negli ultimi 100 anni invece, da quando è stata costituita nel 1913 la Banca Centrale, è di 50 mesi. L’attuale ciclo economico espansivo è ora il settimo più lungo dei 34 registrati dal 1854.

Ma i numeri non significano molto; in economia i cicli economici non muoiono di anzianità ma per squilibri che si succedono e che potrebbero anche non essere ancora del tutto visibili. Tuttavia esistono oggi molti indicatori che consentono di prevedere con un certo anticipo la durata di un ciclo economico. Molti economisti avevano previsto una ricaduta dell’economia USA in recessione già nel triennio 2011-2013, dopo la ripresa del 2009-2010. La stima è stata stravolta dallo straordinario stimolo monetario messo in campo dalla FED che ha consentito di spostare in avanti il problema.
Lo stimolo monetario sembra ormai spuntato: la FED è stata costretta ad iniziare, assolutamente controvoglia, il TAPERING in presenza delle crescenti bolle speculative create da questa politica “non convenzionale” sul mercato azionario, obbligazionario ed immobiliare e dell’effetto marginale del “quantitative easing” sull’economia reale al quinto anno di applicazione con tre nuovi trilioni di dollari stampati di nuova carta moneta. Di conseguenza i tassi di interesse hanno ripreso a salire con il rendimento sul titolo decennale che ha sfondato la soglia del 3% mentre solo a maggio era all’1,65%. Le richieste di nuovi mutui si sono inabissate crollando del 65% nello stesso periodo ed impatteranno negativamente nei prossimi mesi sul settore immobiliare, già in debole ripresa e sostenuto in modo artificiale dai tassi bassi, politiche fiscali di aiuti ai sottoscrittori di mutui in difficoltà finanziarie ed infine dagli acquisti speculativi dei fondi di private equity.
Anche l’economia reale ha però il fiato corto. L’incremento della crescita delle vendite natalizie è stato il più modesto dal 2009. Con l’accordo sul budget sottoscritto a metà dicembre, gli Stati Uniti evitano un altro shutdown, vale a dire la chiusura parziale dell’apparato amministrativo pubblico. Tuttavia uno dei punti concordati, forse il più controverso per l’impatto economico, annulla l’estensione dei sussidi di disoccupazione inserita dal 2008 per coloro che superano le 26 settimane di non occupazione e fino alla 99esima settimana. Si tratta di 300$ in media al mese che non verranno erogati a 1,3mln di cittadini per un totale di 80mld che non rientreranno nel ciclo economico.
Se aggiungiamo poi i problemi di debito crescente e di deficit, il primo in crescita ed il secondo in calo ma con spesa per interessi in salita, in aggiunta alle bolle finanziarie che potrebbero esplodere nei prossimi mesi il quadro è fatto e la recessione è dietro l’angolo.
Manca infine lo spettro della deflazione che da ottobre incombe sulle principali economie sviluppate, dagli Stati Uniti all’Europa e malgrado i trilioni di dollari creati inutilmente dalle Banche Centrali nell’ultimo triennio per combatterla .
L’economia USA è ormai “addicted” (dipendente) alla droga dei bassi tassi e dello stimolo monetario infinito senza il quale il Paese sarebbe già di nuovo in recessione.
Ancora una volta, ed anche per il prossimo anno, il motore sarà la Fed e le sue mosse di politica monetaria ma le munizioni a sua disposizione sono ormai inefficaci e direi anche controproducenti.

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response